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Eurovision Song Contest 2022

Gigliola Cinquetti: diva europea

Tempo di lettura: 4 minuti

Prima storica vincitrice italiana dell’Eurovision Song Contest, è l’attesa superospite della gran finale di stasera. Ha scelto di raccontarsi in esclusiva a NdS.

Copenaghen, 1964: una giovanissima Gigliola Cinquetti vince l’Eurovision Song Contest, allora conosciuto come Gran Premio Eurovisione della canzone o Eurofestival. Da quel momento, diventerà una vera diva internazionale.

Lo storico brano “Non ho l’età” aveva vinto il festival di Sanremo di quell’anno. Tradotto in otto lingue, arriverà a vendere 4 milioni di copie in tutta Europa, portando la Cinquetti ad entrare in classifica anche nel Regno Unito.

Dieci anni dopo, nel 1974, sarà sempre lei a rappresentare l’Italia a Brighton, dopo la vittoria a Canzonissima con il brano “Alle porte del sole”.

Per il concorso europeo, verrà tuttavia scelta un’altra canzone, dal titolo “Sì”, legata al referendum sul divorzio che c’era stato in Italia quell’anno. Per non turbare gli elettori, la Rai decise di non trasmettere quell’edizione dell’Eurofestival, di fatto censurando il brano. La Cinquetti arriverà seconda, battuta solo dagli ABBA, una vera istituzione eurovisiva, con l’immortale “Waterloo”.

Stasera, dopo quasi 50 anni, Gigliola Cinquetti ritornerà sul palco di Eurovisionin veste di ospite e canterà il successoche l’ha consacrata alla storia eurovisiva.

Abbiamo incontrato Gigliola Cinquetti lo scorso 11 maggio all’interno dell’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, in occasione di una lezione-concerto.

L’evento faceva parte di un calendario di appuntamenti organizzato dall’Università di Torino, con il progetto Uni-Verso, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici, in concomitanza con l’Eurovision Song Contest.

Fra gli altri incontri previsti, quello con Duccio Forzano, regista di questa edizione italiana del concorso, il prossimo 18 maggio.

Accolta da una standing ovation, la Cinquetti ha dialogato con Jacopo Tomatis, docente di Popular Music presso l’Università di Torino. Nel ricostruire le tappe salienti della sua carriera, fatta di collaborazioni con grandi autori e importanti nomi della musica internazionale, si è parlato anche della tanto discussa edizione dell’Eurovision tenutasi a Roma nel 1991, da lei condotta insieme a Toto Cutugno, dopo la vittoria di quest’ultimo a Zagabria l’anno precedente.

“È un mito e come tale va sfatato.

Noi conduttori avevamo ottemperato a una struttura burocratica complessa.

Condurla non è un divertimento ma un lavoro piuttosto straniante, un compito rigoroso”.

È stato dunque il momento di un intermezzo musicale con alcuni brani storici del suo repertorio, reinterpretati in chiave intima e acustica, accompagnata da Alessandro D’Alessandro all’organetto diatonico e Antonio Ragosta alle chitarre.

Successivamente Gigliola ha risposto alle nostre domande.

L’intervista

Pierpaolo Polcaro intervista Gigliola Cinquetti

Con l’incontro di oggi la cultura eurovisiva entra all’università. Si può parlare di cultura eurovisiva?

Si può parlare di Europa. La pace in Europa è stata all’origine della mia stessa esistenza.

L’Eurovisione ha dimostrato che l’Europa esiste, fin da quando è stata istituita negli anni ’50. Pertanto, da questo punto di vista ha una grande importanza.

Il format dell’Eurovision è andato sempre più evolvendosi nel tempo. Ha avuto modo di assistere alle trasformazioni del concorso negli anni?

Sì. L’evoluzione è stata enorme e ha permesso a questa manifestazione di esistere ancora e non scomparire. Negli ultimi anni è anzi diventata sempre più importante.

Per me oggi è quasi irriconoscibile, soprattutto rispetto ai ricordi legati alla mia prima volta. Fino agli anni ‘90 eravamo ancora in una dimensione semplicemente televisiva, mentre oggi si può dire che sia addirittura meta-televisiva.

C’è un desiderio di stupire, di intrattenere, di scatenare un’allegria, una gioia di vivere che proviene da questo immenso palco palpitante. A volte fin troppo, in quanto si tratta di una cornice che non è perfetta per tutti gli artisti allo stesso modo e alcuni di loro avrebbero forse bisogno di altro. Ma non importa, perché comunque lo sforzo di accomunare, di unire così tante realtà è meritevole di una grande solidarietà e complicità. È un valore importante e dobbiamo assolutamente difenderlo.

Lei ha vinto dueFestival di Sanremo: il primo nel 1964 con “Non ho l’età” e il secondo nel 1966 con “Dio come ti amo”, in coppia con Domenico Modugno (curiosità: il brano rappresenta una vera disfatta per la storia eurovisiva italiana. Portato quell’anno al concorso, totalizzò zero punti, classificandosi all’ultimo posto).
Trova che ci siano affinità tra il Festival di Sanremo e l’Eurovision Song Contest?

Anche Sanremo ha fatto negli anni ‘60 il salto di qualità, diventando una manifestazione internazionale e invitando a partecipare artisti da tutto il mondo e addirittura a cantare in Italiano, cosa che poi non si è più ripetuta ma è stata una trovata straordinaria. Dimostrava la centralità della musica italiana nel mondo che poi si è un pochino quasi persa.

Ci sono stati degli arretramenti, poi delle riconquiste. Ci sono stati degli artisti che sono riusciti a sfondare, come quelli che abbiamo visto sul palco di Eurovision: dalla Pausini ai Måneskin, allo stesso Mahmood, che credo già sia un trionfo europeo a prescindere da come andrà la serata finale.

Io trovo che Sanremo sia la festa della famiglia italiana mentre l’Eurovision Song Contest è la festa della sprovincializzazione italiana.

Infine, riguardo alla sua partecipazione come ospite nell’Interval Act della finale dell’Eurovision Song Contest ci confessa che

è una festa, un sogno, un regalo. Chi lo avrebbe immaginato dopo un’intera vita, di rivivere tutte queste emozioni… Ma non sarò da sola, ho deciso di farmi aiutare. Con me ci sarà la signorina Giglioli

spiega, facendo riferimento al modo in cui veniva chiamata quando, nella spensieratezza di inizio carriera, si esibiva nei locali durante le sue prime serate, accompagnata dal padre.

E noi siamo certi, che quella signorina, ancora una volta arriverà dritta al cuore dell’Europa.

Scritto da

Editor e giornalista, si occupa di comunicazione istituzionale, pianificazione di eventi culturali e marketing librario. È stato vice direttore editoriale di una casa editrice scientifica, redattore e ufficio stampa per diverse realtà del settore. Appassionato di Eurovision Song Contest, ne è stato corrispondente a Vienna nel 2015. Gli piace esaltare la teatralità nei gesti del vissuto quotidiano e in quello che fa ci mette sempre la faccia.

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