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Foto di Tima Miroshnichenko via Pexels

Musica

L’industria musicale italiana: dati in crescita e prospettive sull’IA

In un panorama musicale globale sempre più influenzato dalla tecnologia, per il settimo anno consecutivo il mercato discografico italiano cresce, posizionandosi al terzo posto a livello europeo. Ma il rapporto tra la musica e l’intelligenza artificiale e le prossime sfide del comparto rimangono uno dei temi più dibattuti nel settore.

Tempo di lettura: 3 minuti

Il 2024 segna un traguardo importante per la discografia italiana: per il settimo anno consecutivo, il mercato cresce, registrando un solido +8,5% e confermandosi il terzo più grande in Europa, dopo Germania e Francia. A rivelarlo è il rapporto “Il mercato discografico italiano” della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

In un panorama musicale globale sempre più influenzato dalla tecnologia, lo streaming si conferma il motore principale di questa crescita. Con un aumento del 13,5%, lo streaming genera il 67% dei ricavi complessivi, attestandosi a 308,1 milioni di euro.

Non sorprende, quindi, che gli abbonamenti ai servizi di streaming siano il segmento più dinamico, con un balzo del 17,1% e ben 95 miliardi di stream nel 2024. Anche il video streaming cresce significativamente (+14,1%), dimostrando l’importanza dei contenuti audiovisivi per l’ascolto musicale. Complessivamente, il mercato digitale raggiunge i 312,2 milioni di euro, con un incremento del 13,1% rispetto all’anno precedente.

Un altro dato positivo riguarda i diritti connessi, in aumento del 2,6% a 74,8 milioni di euro, rappresentando il 16% dei ricavi totali e la seconda fonte di guadagno per il settore, dopo lo streaming. Questo sottolinea la crescente importanza delle royalty derivanti dall’utilizzo pubblico della musica, una risorsa vitale per artisti e produttori. In controtendenza, il settore delle sincronizzazioni registra un calo del 4,8%, attestandosi al 3% dei ricavi totali, a causa della maggiore concorrenza e di una leggera riduzione degli investimenti.

In questo scenario in evoluzione, ci si interroga su quale ruolo potrà giocare l’intelligenza artificiale nella discografia. Proprio questo è stato il tema del convegno “Musica e Intelligenza Artificiale: Opportunità, rischi e la sfida nella regolamentazione”, organizzato dal Ministero della Cultura su iniziativa di SIAE e FIMI, tenutosi il 25 marzo.

“L’intelligenza artificiale è una risorsa importantissima con un potenziale rivoluzionario. Ma la priorità è la tutela del diritto d’autore”, ha affermato il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi in apertura, sottolineando la complessità dello scenario e i rischi di un’opportunità per pochi a discapito di molti, invocando una riflessione comune per la sua regolamentazione “Siamo di fronte a uno scenario che è difficile decodificare e capire. L’IA può diventare un’opportunità eccezionale per pochissimi a danno di tutti gli altri. Questo ci impone una riflessione comune per capire come regolamentarla”.

Salvatore Sica, Presidente del Comitato per il Diritto d’Autore, ha chiarito: “Non c’è alcuna opposizione ideologica all’evoluzione tecnologica. L’AI non può significare la morte del diritto d’autore. Le nuove opportunità offerte dalle tecnologie devono rispettare l’irrinunciabile apporto creativo dell’essere umano”.

Nonostante i dati confortanti sul mercato discografico e i diritti connessi, il rapporto tra musica e intelligenza artificiale rimane uno dei temi più dibattuti nel settore.

“Quella dell’Intelligenza Artificiale è la terza rivoluzione per il settore musicale, dopo il download e lo streaming. Innovazioni dove la regolamentazione è e deve rimanere l’elemento chiave, oltre al modello di business”, ha dichiarato Enzo Mazza, CEO FIMI. “In un contesto in cui le piattaforme di AI generativa si sono allenate utilizzando contenuti protetti, l’obiettivo è stabilire regole che tutelino e valorizzino la crescita economica dell’intera filiera, confermando il quadro normativo europeo che garantisca una giusta remunerazione ai titolari dei diritti e permetta alle piattaforme di svilupparsi”.

“Entro il 2028, autori ed editori a livello globale perderanno quasi 22 miliardi di euro di diritto d’autore, un danno enorme”, ha evidenziato Salvatore Nastasi, presidente SIAE. “C’è un disegno di legge che va nella direzione giusta, tutelando la creatività umana. Tuttavia, è necessario un ulteriore sforzo per chiedere maggiore trasparenza ai motori di AI e garantire l’opt-out, ovvero l’obbligo di espressa autorizzazione per l’utilizzo dei suoi contenuti da parte dell’intelligenza artificiale. Come SIAE, a tutela di oltre 120mila autori ed editori italiani, manterremo alta l’attenzione sulla situazione”.

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