L’industria della musica dal vivo trova nei festival di piccola e media dimensione una solida direttrice di sviluppo economico e territoriale. I numeri del primo rapporto dell’Osservatorio sull’Industria e gli Eventi Musicali, promosso dal Dipartimento CORIS della Sapienza di Roma in collaborazione con Assomusica e presentato al Senato, delineano i contorni di un comparto capace di generare, nel solo periodo maggio-agosto 2025, 1.245 eventi, registrando oltre 1,88 milioni di spettatori e incasso complessivo superiore agli 80 milioni di euro.
Lo studio, presentato insieme al volume “I festival musicali di piccole e medie dimensioni. Modelli organizzativi, filiera e ricadute territoriali”, realizzato in collaborazione con Assomusica e con il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy sui dati ufficiali Siae, evidenzia il consolidamento di queste manifestazioni in veri e propri sistemi integrati di offerta culturale, capaci di generare un forte impatto sul territorio.
«I dati presentati confermano quanto i festival di piccole e medie dimensioni siano fondamentali non solo per la diffusione della cultura musicale, ma anche per l’economia dei territori» spiega il presidente di Assomusica Carlo Parodi, evidenziando la necessità di continuare a investire nelle industrie culturali e creative e quella di adeguare gli strumenti di analisi e di ricerca del settore.
Dalla ricerca emerge che ogni festival attiva in media 135 lavoratori e imprese locali, di cui 108 tra personale e collaboratori e 29 fornitori. La forte capacità attrattiva dei festival è testimoniata anche sui dati della composizione del pubblico e dei ricavi. Il 40% del pubblico proviene da fuori la provincia di riferimento e il 10% circa da fuori regione. Pubblico che contribuisce non solo alla crescita della manifestazione, con oltre il 53% delle entrate proveniente dalla biglietteria, ma anche attraverso la filiera della ristorazione, del turismo e dei trasporti locali.
L’analisi restituisce inoltre una fotografia eterogenea del settore, segmentata in tre macro-modelli organizzativi. La quota maggioritaria (44,9%) è rappresentata da realtà consolidate e territoriali, caratterizzate da una solida stabilità economica e da un’offerta tradizionale ben radicata nelle piazze locali. Seguono le configurazioni ‘lineari’ (30,6%), strutture più agili e focalizzate sulla programmazione artistica essenziale, spesso gestite attraverso governance informali. Infine, emerge una nicchia in crescita (16,3%) di modelli innovativi e altamente professionalizzati, capaci di coniugare la sperimentazione artistica in spazi non convenzionali con un’ampia gamma di servizi al pubblico, dai trasporti dedicati ai servizi per le famiglie.
«I festival si sono evoluti e oggi si configurano come sistemi integrati di offerta culturale, con una propria identità e una filiera di attori che genera valore economico, identitario e territoriale ben oltre la durata della manifestazione» sottolinea Fabiola Sfodera, Professoressa di Economia e gestione delle imprese presso la Sapienza Università di Roma, membro del comitato direttivo dell’Osservatorio e responsabile scientifica della ricerca presentata.





























