“In un mondo che sembra diventare sempre più divisivo, autoritario e violento, la nostra sfida come creatori teatrali è quella di evitare la corruzione del teatro in una mera impresa commerciale, dedita all’intrattenimento attraverso la distrazione, o in un arido custode istituzionale delle tradizioni, ma piuttosto la nostra sfida è di promuoverne la forza di connettere popoli, comunità, culture e soprattutto di interrogarci su dove stiamo andando“. È un invito a riflettere sull’importanza sociale e politica del teatro il messaggio di Willem Dafoe, direttore Artistico Settore Teatro della Biennale di Venezia, scelto dall’International Theatre Institute (ITI – UNESCO) per redigere il messaggio internazionale della Giornata Mondiale del Teatro 2026.
Il cuore della riflessione di Dafoe è un corpo a corpo con la contemporaneità e la trasformazione digitale, denunciano un’alienazione sempre più profonda. “Sebbene internet possa sollevare interrogativi, raramente cattura quel senso di meraviglia che il teatro crea. Una meraviglia basata sull’attenzione, sul coinvolgimento e su una comunità spontanea di quanti sono presenti in un cerchio di azione e risposta“.
E così il teatro“mette in discussione il nostro modo di pensare e ci incoraggia a immaginare ciò a cui aspiriamo.” continua il messaggio di Dafoe. “Siamo animali sociali e biologicamente progettati per interagire con il mondo. Attraverso la narrazione, l’estetica, il linguaggio, il movimento, la scenografia, il teatro come forma d’arte totale può farci vedere cos’è stato, cos’è e cosa potrà essere il nostro mondo”.
Un messaggio che trova eco nelle parole di Fabio Tolledi, presidente dell’ITI Italia, che sottolinea come la Giornata Mondiale del teatro sia un momento di riflessione e condivisione per la comunità. “Il teatro non appartiene solo agli attori, ai registi, ai tecnici ma è un bisogno di tutti; del resto la parola teatro definisce uno spazio in cui si incontrano persone che guardano e persone che fanno qualcosa, che propongono qualcosa. Non esiste teatro senza questa dimensione dell’incontro”.





























