All’avvio della stagione estiva, uno dei momenti più importanti dell’anno per il settore turistico e dell’intrattenimento, i parchi divertimento italiani si trovano a dover fare i conti con un ostacolo normativo legato alla vendita dei biglietti per l’accesso alle proprie strutture.
Mentre i grandi competitor europei distribuiscono i propri ingressi in modo fluido sui principali portali di prenotazione internazionali, le strutture del nostro Paese si scontrano con un serio impedimento digitale. La disciplina italiana impone alle piattaforme online estere di ottenere una preventiva omologazione da parte dell’Agenzia delle Entrate per poter vendere i titoli d’accesso sul territorio nazionale. Di fatto, gli operatori europei, pur essendo già autorizzati nei rispettivi Stati membri, sono costretti a farsi carico di una procedura aggiuntiva e complessa, che finisce per scoraggiare l’integrazione con i sistemi italiani.
Una misura originariamente introdotta per contrastare il fenomeno del bagarinaggio digitale (secondary ticketing) nel settore dei grandi concerti e degli eventi sportivi dal vivo, dove i biglietti si esauriscono in poche ore, generando speculazioni sulle rivendite a discapito dei consumatori.
Secondo Assoparchi, l’Associazione nazionale di categoria dei parchi divertimento e tematici, oltre che delle attrazioni turistiche ed esperienziali, l’applicazione dei medesimi controlli comporta un irrigidimento delle procedure di acquisto dei biglietti presso queste strutture che non sono soggette al fenomeno di bagarinaggio e secondary ticketing come altri comparti.
Secondo quanto evidenziato, queste regole rendono di fatto impossibile l’integrazione digitale con le principali piattaforme internazionali di distribuzione turistica, con possibili effetti sulla visibilità dei parchi italiani sui mercati esteri.
L’impatto economico di questa misura è tutt’altro che irrilevante. Secondo le previsioni dell’Associazione, una maggiore apertura ai principali canali digitali internazionali di vendita online resisterebbe un incremento immediato stimato compreso tra il 3% e il 5% delle presenze complessive, con ricadute per l’indotto turistico e il gettito fiscale dei territori.
“L’industria dei parchi divertimento è costretta a competere con il freno a mano tirato a causa di una disciplina antiquata e non automatizzata” spiega Maurizio Crisanti, direttore dell’Associazione. “In un momento in cui si parla di commercio agentico, il settore non può neanche avvalersi, liberamente e digitalmente, del commercio elettronico di biglietti, introdotto in Italia 28 anni fa“.
Per fare chiarezza su questo quadro normativo, la questione è approdata a Bruxelles. Gli eurodeputati Georgia Tramacere, Sandro Ruotolo, Pina Picierno e Brando Benifei hanno, infatti, presentato alla Commissione Europea un’interrogazione parlamentare per verificare la compatibilità della legge italiana con le regole del mercato unico digitale e del commercio elettronico.
Nel dettaglio, l’iniziativa chiede alla Commissione di valutare se le disposizioni italiane siano coerenti con il principio del “Paese d’origine” previsto dalla normativa UE, che dovrebbe regolare l’attività delle piattaforme estere operanti in Italia.
“L’interrogazione rappresenta un passaggio rilevante perché consente di riportare a livello europeo una riflessione sull’impatto delle norme esistenti in settori ingiustamente soggetti a tale disciplina“, conclude Luciano Pareschi, Presidente di AssoParchi. “L’obiettivo è garantire un equilibrio che consenta ai parchi italiani di competere in condizioni paritarie sui mercati internazionali e di valorizzare pienamente la propria attrattività turistica“.





























