Il sostegno pubblico alla musica dal vivo non è una spesa, ma un investimento strategico con un potente effetto moltiplicatore, capace di generare ricchezza economica e coesione sociale. È questo il quadro che emerge dalla quarta edizione del Rapporto AIAM 2025, intitolato “Il valore dell’investimento pubblico“, presentato alla Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma.
I dati elaborati dall’Associazione Italiana Attività Musicali (AIAM) fotografano un comparto vitale e capillare. Nel corso dell’anno, i 253 soci dell’associazione hanno realizzato 12.632 concerti diffusi in 1.157 comuni italiani, richiamando 2,5 milioni di spettatori. Numeri che coprono il 44% dei live di musica classica e jazz censiti dalla SIAE nel nostro Paese.
Il moltiplicatore delle risorse
A fronte di un’assegnazione da parte del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) di circa 23,5 milioni di euro, la rete AIAM ha saputo attrarre risorse pubbliche e private portando le entrate complessive a oltre 135 milioni di euro.
Di fatto, le istituzioni musicali hanno restituito allo Stato circa 23,8 milioni di euro sotto forma di imposte e contributi previdenziali, una cifra superiore al contributo ministeriale originario. Il settore, inoltre, arruola oltre 54mila lavoratori, generando circa 80,7 milioni di euro in retribuzioni, di cui quasi il 70% destinato direttamente agli artisti.
La geografia della musica: territori e accessibilità
Guardando alla cartina geografica del nostro Paese, la rete dei soci AIAM garantisce una distribuzione capillare (105 al Nord, 56 al Centro, 60 al Sud e 32 nelle Isole) che contrasta attivamente le disuguaglianze culturali, offrendo un prezzo medio del biglietto estremamente accessibile, pari a 10,80 euro.
Le Regioni si confermano il primo partner istituzionale, coprendo il 41,56% dei finanziamenti pubblici, seguite dal FNSV (29,31%). Sul fronte privato, il pubblico dimostra un’enorme fiducia: la spesa diretta dei cittadini per biglietti e abbonamenti supera i 20,8 milioni di euro, confermandosi la prima voce delle entrate private (15,41% del totale),supportata a sua volta da sponsorizzazioni, Art Bonus ed erogazioni delle Fondazioni bancarie.
Le richieste del comparto: rischio culturale e spazi adeguati
Francescantonio Pollice, presidente di AIAM, ha delineato con chiarezza le richieste del comparto: «Chiediamo allo Stato di rendere omogenea l’intera filiera musicale sul territorio, risolvendo la grave sproporzione tra l’investimento in formazione e quello destinato a produzione e programmazione. È fondamentale che l’intervento statale abbia sempre più una natura di investimento, capace di sostenere il rischio culturale, la pluralità dei linguaggi e la circolazione di nuove opere, premiando la qualità e la stabilità dei soggetti».
Tra le priorità individuate da AIAM c’è anche la questione delle infrastrutture: «Serve un piano nazionale per la costruzione di nuove sale da concerto e la riqualificazione di quelle esistenti, affinché ogni città abbia un luogo idoneo e attrezzato per la musica», ha aggiunto Pollice, sottolineando infine la necessità di riconoscere formalmente chi promuove l’educazione all’ascolto nelle scuole per creare il pubblico di domani. Su questi temi, il comparto attende ora con fiducia che tali principi possano trovare sponda nell’imminente varo del nuovo Codice dello Spettacolo.
A tutela delle imprese di spettacolo dal vivo è intervenuto anche il presidente di Federvivo e vicepresidente di Agis Marco Parri, che ha elogiato il grande lavoro della rete associativa, lanciando un appello diretto alle istituzioni: «I dati mostrano un incremento dell’attività e una forte domanda da parte del pubblico e dei territori, ma tutto questo ha bisogno di un maggiore sostegno. Negli ultimi due anni, a fronte di un aumento delle imprese supportate dal Fondo Nazionale, non c’è stato un corrispondente incremento delle risorse. Abbiamo urgente bisogno di un maggior sostegno economico da parte del FNSV».
Parri ha poi posto l’accento sulla sostenibilità del lavoro dietro le quinte: «Al netto delle Fondazioni Liriche, gran parte del mondo dello spettacolo dal vivo ha pochissimo personale stabile e si regge su una grandissima passione e talvolta sul volontariato. Il sistema va ripensato: abbiamo bisogno di una decisa sburocratizzazione che permetta la stabilizzazione delle imprese e, di conseguenza, garantisca maggiore stabilità ai lavoratori stessi. L’auspicio è che il nuovo Codice dello Spettacolo possa recepire in pieno queste necessità, semplificando la vita di chi produce cultura».





























