Chi l’avrebbe mai detto che Georges Bizet, componendo 150 anni fa quel capolavoro sempre attuale che è Carmen, avrebbe contribuito significativamente alla discussione sulla condizione delle donne nelle società moderne? L’opera messa in scena per la prima volta il 3 marzo del 1875 all’Opéra-Comique a Parigi, infatti, descrive quella condizione, socialmente e storicamente determinata, che pervade la dimensione esistenziale delle donne, combattute tra aspirazione all’emancipazione e radicamenti nella tradizione. Quasi come il segnale anticipatore di una discussione fortemente controversa che ancor’oggi mostra un universo femminile fragile e lacerato da criticità e ipocrisie, l’opera non ebbe un riscontro favorevole presso il pubblico, come se non fosse stata compresa nel suo spirito più profondo. Lo stesso Bizet, come accade spesso a molti artisti e intellettuali visionari, morendo qualche mese dopo, il 3 giugno, non riuscì a vivere il successo della sua più fortunata composizione che è forse una delle più amate opere di tutti i tempi.
Un’opera che è un manifesto
Eppure le vicende di Carmen sono sempre state contrassegnate da una grande fortuna nella letteratura, nella poesia, nell’opera, nella danza, perfino nel cinema. L’epopea di Carmen inizia con il poema Zingari scritto nel 1824 dal russo Alexander Sergeevič Puškin. Ma è la novella Carmen scritta dal poeta francese Prosper Mérimée nel 1845 che ispira Georges Bizet e che insieme ai librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy, compone l’opera 30 anni dopo, nel 1875. Molto probabilmente tra le opere più rappresentate e certamente più ascoltate al mondo, la Carmen di Bizet, gitana irriverente e volitiva, divenuta modello femminile di emancipazione, portata sul grande schermo da Carlos Saura nel 1983 (premiato al Festival di Cannes) e da Francesco Rosi nel 1984 (premiato con i Nastri d’argento, i David di Donatello e il Golden Globe) si può comprendere solo se si pensa al fascino magico e misterioso del “duende”. Del resto, Carmen è un personaggio dalla natura indefinibile e al tempo stesso straordinario, potente, inquieto e controverso, la cui esistenza, da un lato, è contrassegnata da un profondo desiderio di libertà e, dall’altro, da un destino irremissibile che la imprigiona in un futuro impietoso che ne segnerà tragicamente la vita. Proprio per questo Carmen diviene presto, in un tempo segnato da grandi inquietudini nonché da mutamenti culturali e rivendicazioni sociali, uno dei miti più fascinosi di una cultura occidentale ancora fortemente segnata dal patriarcato, ma che comincia a disvelare crepe e incrinature. Inevitabilmente il pensiero va alla drammatica condizione delle donne nelle società contemporanee che, dalla disparità di genere nelle opportunità educative, professionali e retributive, fino alle violenze di cui sono vittime, sembra essere irrisolvibile.
Il destino di Carmen
I dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità – secondo cui “nel mondo circa 1 donna su 3 è stata vittima di violenza fisica e/o sessuale nel corso della propria vita, non dissimili da quelli forniti da Commissione europea e Nazioni unite, da governi e ministeri, istituti di statistica e associazioni – descrivono un dramma globale reso ancora più doloroso da una certa tendenza giustificazionista e assolutoria che qualche volta chiama in causa anche le donne. Mi tornano in mente due film: Bombshell. La voce dello scandalo del 2019 diretto da Jay Roach, che racconta dello scandalo che ha investito la Fox di cui ai tempi era amministratore delegato Roger Ailes, e Anche io del 2022 diretto da Maria Schrader sul caso Harvey Weistein fondatore della casa di produzione cinematografica Miramax. Ma ci sono anche casi in giurisprudenza che mi colpiscono e disorientano. Ricordo il caso di qualche anno fa dell’assoluzione di un imputato per molestie sessuali in ambito lavorativo, proprio da parte di un giudice donna nonostante la fondatezza e la dimostrabilità della denuncia. Una fattispecie per molti versi inquietante, che ci riporta ancora una volta a Carmen. Atto terzo, duetto finale tra Carmen e don José: “A che serve tutto questo? Quante parole inutili! … Mai Carmen cederà! Libera è nata e libera ella morrà!”. Con tutta l’amara consapevolezza che quel futuro di riscatto ed emancipazione è solo vana speranza.






























