Il settore dello spettacolo in Puglia attraversa una fase di stallo. Un momento in cui le trasformazioni in atto nel tessuto culturale e produttivo del territorio faticano a trovare un adeguato riscontro negli strumenti di governo del comparto.
Dopo oltre due decenni, il processo di riforma del quadro normativo che regola il settore sembra aver preso un primo avvio, senza però tradursi ancora in un assetto normativo compiuto e pienamente operativo.
Nel frattempo, gli operatori e gli organizzatori delle attività di spettacolo sono cresciuti, ma non il perimetro di disponibilità in cui essi si muovono né gli strumenti a loro disposizione. A questo si aggiungono criticità strutturali nei tempi di sostegno al settore, che incidono direttamente sulla capacità di programmazione artistica e sulla sostenibilità economica delle realtà operative sul territorio.
All’indomani dell’insediamento della nuova Giunta regionale guidata da Antonio Decaro, l’Unione territoriale dell’AGIS è pronta a rilanciare il dialogo con le forze politiche con l’obiettivo di ridare slancio al processo di riforma del comparto.
Ne parliamo con Giulio Dilonardo, presidente dell’Unione interregionale di Puglia e Basilicata, di recente nominato anche presidente della Conferenza delle Unioni territoriali dell’Associazione e vicepresidente dell’AGIS.
Qual è oggi la norma che regola il settore dello spettacolo in Puglia?
Lo spettacolo è ancora disciplinato dalla legge regionale 6/2004. Dopo un confronto durato cinque anni con il partenariato per la cultura, eravamo giunti a un nuovo testo di riforma, atteso da oltre vent’anni, che però non è stato approvato nella scorsa legislatura. Con l’insediamento della nuova Giunta Decaro, auspichiamo che il percorso riparta immediatamente da dove si è interrotto. Ma non è solo una questione di “legge quadro”: serve riattivare subito l’Osservatorio dello Spettacolo, uno strumento fondamentale di analisi e monitoraggio che è ormai scaduto e non più operativo e dotarsi di un nuovo regolamento triennale relativo alla L.R. 8/2008 sulle sale cinematografiche, anch’esso fermo al periodo pre-Covid e mai più aggiornato.
Quali sono i punti principali del documento?
Grande attenzione si è posta alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi di spettacolo, con interventi strutturali mediante l’utilizzo di fondi che nel tempo hanno consentito il recupero e a volte la riapertura di molte sale teatrali e cinematografiche quali veri e propri attivatori culturali sul territorio. A questo si aggiungono le operazioni di destagionalizzazione e di promozione dello spettacolo in tutta la Regione, che puntano a consolidare questa crescita anche dal profilo del turismo culturale.
Che ne sarà del percorso riformativo?
All’inizio di febbraio si è insediata la nuova Giunta regionale guidata dal presidente Decaro. Ci auguriamo che il percorso possa riprendere esattamente da dove si era interrotto e che il nuovo Consiglio possa dotare il settore di uno strumento normativo aggiornato. Un nuovo quadro regolatorio consentirebbe allo spettacolo e all’intera filiera culturale di disporre di un codice capace di tenere conto anche dei cambiamenti intervenuti, nel frattempo, a livello nazionale.
Com’è cambiato il mondo dello spettacolo in Puglia?
Il comparto è cresciuto in maniera significativa, soprattutto nell’ultimo decennio, sia in termini di capacità di spesa sia di investimento, anche grazie alle risorse del Fondo di Coesione. È aumentato in modo sensibile il numero degli operatori sostenuti dalla Regione Puglia, ampliando l’offerta culturale sul territorio.
Parliamo di un tasso di crescita pari al 55% tra i soggetti riconosciuti dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, anche grazie al cofinanziamento regionale.
Si parlava della tutela degli spazi dedicati allo spettacolo. Quali sono i rischi?
Ogni settore dello spettacolo presenta specifiche criticità. La misura Radici e Ali, che auspichiamo venga confermata e sviluppata nel nuovo percorso di riforma, ha consentito negli scorsi anni il sostegno e l’ammodernamento di numerose infrastrutture, garantendo la continuità nella crescita delle attività cinematografiche e teatrali.
Per quanto riguarda lo spettacolo viaggiante, l’elemento critico resta legato alla disponibilità di aree attrezzate e idonee allo svolgimento delle attività. Esiste una norma che impone ai Comuni di individuare spazi predisposti all’ospitalità, ma non tutte le amministrazioni riescono a darvi piena attuazione. È fondamentale garantire la sicurezza di questi luoghi, conciliandola con le esigenze dello spettacolo viaggiante, che in Puglia rappresenta una forma di intrattenimento profondamente radicata nel territorio, in particolare in occasione delle feste patronali.
Quali altre azioni andrebbero intraprese per rafforzare questo sistema?
Siamo in dialogo con l’assessora alla Cultura della nuova amministrazione, Silvia Miglietta. Sarebbe auspicabile rafforzare le politiche strutturali di formazione del pubblico, rivolte in particolare alle scuole, per costruire una domanda culturale più consapevole e stabile.
Quante e quali sono queste realtà?
L’Unione AGIS Puglia e Basilicata rappresenta circa 300 imprese culturali sul territorio. Al suo interno convivono diverse anime: le associazioni dello Spettacolo dal Vivo (con i comparti musica, prosa e danza), che includono imprese sia FNSV che extra FNSV di produzione e organizzazione, oltre ai gestori di teatri privati; il comparto cinema, con circa 200 schermi rappresentati dalle associazioni ANEC e Fice; e infine lo spettacolo viaggiante rappresentato dall’ANESV.
Accanto a queste imprese esiste però un tessuto più ampio di realtà che non rientra nella rete associativa.
All’incremento dei soggetti riconosciuti e sostenuti dal Ministero della Cultura si è affiancata una crescita significativa di realtà non finanziate dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo. La pandemia e la fase di ripartenza successiva hanno rappresentato, paradossalmente, un’occasione di emersione per molte micro e piccole imprese, che hanno saputo strutturarsi e crescere.
Parliamo quindi di un comparto cresciuto nei numeri e nell’offerta, ma ancora privo di un riassetto strutturale. Quali sono le criticità future se il quadro non dovesse cambiare?
Il settore è cresciuto nel suo complesso, seppur con ritmi differenti. I grandi live e i concerti di musica hanno recuperato terreno, così come lo spettacolo dal vivo, mentre più graduale è stata la ripresa delle sale cinematografiche.
La criticità principale non riguarda tanto l’entità o la tipologia dei sostegni, quanto l’incertezza dei tempi di erogazione. I ritardi nelle approvazioni e nelle comunicazioni delle misure di sostegno hanno spesso costretto le imprese ad anticipare i costi di programmazione, generando tensioni finanziarie che incidono sulla stabilità e sulla pianificazione delle attività.





























