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‘For what it’s worth’, il viaggio di Ida Stamile nella Summer of Love

Tempo di lettura: 3 minuti

For what it’s worth.
Lo sguardo dell’Italia sui festival rock americani e inglesi degli anni Sessanta
Ida Stamile
(Arcana Edizioni)

Un viaggio nostalgico in un periodo indimenticato dei Sixties.

In ‘For what it’s worth’, pubblicato da Arcana, Ida Stamile traccia un percorso di grande interesse storico-musicale degli anni Sessanta, periodo in cui si era sviluppato un movimento di controcultura giovanile, che ha conosciuto il suo epilogo nel 1967 con la Summer of love. Una “esplosione” di ideali messi in atto dalla beat generation e, successivamente, ereditata dagli hippie i cui fiori rappresentavano il potere, da qui il movimento Flower power.

Tra il 1966 e il 1967 il rock subì un notevole cambiamento, che in Italia fu avvertito in ritardo. Internet era lontano anni luce e le novità musicali arrivavano attraverso le onde medie e corte delle radio estere, in particolare Radio Luxembourg.

Un ritardo a cui, nel tempo, sopperirono le prime testate giornalistiche musicali, in cui si parlava dei protagonisti e della musica che dominava le classifiche e l’AirPlay in America e in Inghilterra.

In Italia il rock, in particolare quello psichedelico, non trovava il giusto spazio perché veniva trascurato e, spesso, censurato dai canali televisivi e radio della RAI.

Come la stessa Stamile sottolinea,

le prime e più attendibili notizie si trovavano nelle pagine delle riviste musicali e underground uscite in Italia all’inizio degli anni Settanta.

Gong, Muzak e Re Nudo e, successivamente, Hi! Folks, L’Ultimo Buscadero e Mucchio Selvaggio sono stati un vero e proprio mezzo di diffusione di certa musica, “alternativa” a ciò che gli italiani erano abituati ad ascoltare.

Nel suo libro Ida Stamile approfondisce l’argomento con dovizia di particolari, parlando di una Italia che non rimase impassibile davanti al suono di artisti protagonisti dei grandi Festival, veri e propri raduni, svoltisi a Monterey, Woodstock, Altamont e all’Isola di Wight.

Nomi come Grateful Dead, Canned Heat, Creedence Clearwater Revival, Crosby, Stills, Nash & Young, Jefferson Airplane, The Jimi Hendrix Experience, Santana, Janis Joplin, Joe Cocker, The Who, Cream, per motivi diversi, hanno lasciato un segno tangibile nella memoria degli italiani.

Quella per il rock è una passione che ha ispirato il titolo all’autrice, ispiratasi a uno dei classici della musica rock. ‘For what it’s worth’ dei Buffalo Springfield, è considerato il manifesto delle rivolte avvenute il 12 novembre 1966 sulla Sunset Strip di Los Angeles tra i giovani hippie e la polizia.

Il Whisky a Go-Go, il Trip, il Gazzari’s e il Pandora’s Box furono il centro motore di un movimento musicale e culturale che si stava espandendo. A quel tumulto, contro il sindaco e le istituzioni cittadine, avverso alla decisione di limitare la frequentazione di quei luoghi con il coprifuoco, parteciparono anche personaggi celebri come Jack Nicholson e Peter Fonda, con quest’ultimo che fu addirittura fermato e ammanettato.

Alcuni mesi dopo il quartiere di Haight-Asbury a San Francisco divenne il simbolo della Summer of Love. Il flusso dei giovani sempre crescente preoccupò alla stessa maniera le autorità locali.

Fu un breve periodo in cui i numerosi concerti lasciarono le speranze di un rinnovamento alla criminalità e a una crescente diffusione della droga. Era la fine di un periodo di speranza, dissoltosi nel nulla.

In ‘For what it’s worth’ Ida Stamile, grazie ad una narrazione fluida e appassionata, non trascura di far rivivere le atmosfere dei grandi Festival rock di Monterey, Woodstock, Altamont e dell’Isola di Wight. Non una narrazione fredda e analitica dei fatti, ma un’attenta descrizione del contesto storico, dell’impegno socio-politico, delle scene musicali e dei luoghi passati alla storia nella fantastica Summer Of Love. Racconti che spingono il lettore, durante la lettura, a creare una propria playlist, lasciandosi cullare dai ritmi e dalle melodie indimenticabili dei protagonisti di quegli eventi.

(giuseppepanella.it)

Scritto da

Giuseppe Panella è giornalista e critico musicale. Da sempre non limita i suoi interessi alla musica, scrivendo anche di teatro e di libri. Da circa venti anni è addetto stampa di alcuni festival, artisti e radio. Tra le sue collaborazioni quella con MusicalNews, Classic Rock, Vinile, Gazzetta del Sud, Il popolo del blues, Tutto Sud News e Muzi Kult. Nel 2011 ha contribuito con una scheda al libro "Da Mameli a Vasco. 150 canzoni che hanno unito gli italiani", curato da Maurizio Becker e pubblicato da Coniglio Editore. Nel 2011 e 2012 è stato direttore responsabile di Onda Calabra. Ha un suo blog (www.giuseppepanella.it)

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