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TEMPO RITROVATO E “LA LIRICA NELLA RETE: NOVITÀ, DÉJÀ-VU E PROSPETTIVE”

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Si è svolto ieri, sabato 23 gennaio il talk virtuale “La lirica nella rete: novità, déjà-vu e prospettive” sul futuro della Fondazione Rete Lirica delle Marche e generalmente della lirica. Il dibattito, moderato dal giornalista Angelo Foletto – presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali – ha fatto emergere la necessità di adattarsi ai nuovi network per riuscire da un lato a mantenere la relazione con il pubblico teatrale, e dall’altro avvicinare nuovi spettatori, ad affascinare i giovani, facendogli scoprire la bellezza del teatro. Dal dibattito è emersa la necessità di fare investimenti promozionali mirati e provare nella maniera più consona a far coesistere il prodotto dal vivo e l’audiovisivo in streaming.

Prima del talk è stato proiettato il cortometraggio “Tempo ritrovato”, una produzione video con parole, musica e cinema sulla distanza dagli affetti e sul ruolo civile del teatro. Un breve film in cui il titolo richiama a un pensiero che tormenta abbastanza il mondo del teatro: da troppo tempo il pubblico teatrale si trova davanti a una vera e propria sospensione del proprio tempo. Tempo ritrovato è cortometraggio in cui la Fondazione Rete Lirica delle Marche dimostra di voler collaborare, guardare avanti e dire al pubblico che c’è voglia di continuare e moltiplicare la suggestione grazie a delle produzioni originali. Il dibattito, al termine del video è stata un’occasione per la fondazione di confrontarsi con personalità di spicco del mondo accademico e dello spettacolo italiano.

IL RESOCONTO DEL TALK

Igor Giostra

“La Fondazione – ha detto Igor Giostra, presidente della Fondazione Rete Lirica delle Marche  è un organismo complesso e articolato che riunisce enti pubblici e privati che hanno deciso di consorziarsi e unire le forze con le altre realtà culturali di tutta Italia. A seguito della pandemia abbiamo capito che dovevamo utilizzare le risorse che la rete ci offre. Un diverso linguaggio dove potersi confrontare con la modernità, grazie a questa serie di esperienze possiamo cambiare la modalità di produzione.

Mutano i valori e i modi con cui percepiamo un prodotto di spettacolo; dal vivo ho un’acustica dieci volte superiore a quella dello streaming, ma non ho la possibilità di zoomare per osservare meglio un dettaglio. Apriamoci agli stimoli ed ai nuovi orizzonti, la crisi ha dato questa opportunità e chi riuscirà a coglierla potrà veramente confrontarsi col futuro.”

Cecilia Ligorio

“Tempo ritrovato – ha spiegato Cecilia Ligorio, drammaturga e regista del filmha posto davanti a noi una nuova sfida linguistica. Nel nostro caso è stata tornare al senso del perché si fa teatro, un modo per affrontare le vicissitudini senza un’esperienza catartica. Abbiamo affrontato la dimensione del tempo, della cura verso gli altri, la dimensione e funzione centrale dell’arte intesa come musica, la costruzione di immagine senza astrazione ma attraverso l’assunzione di immagine che diventa irrazionale. Alla lirica serve la produzione di nuovo contenuto e questa è sicuramente una grande occasione per riformulare una scrittura dei contenuti con uno sguardo all’attualità.”

Benedetto Sicca

“Mi piace partire dall’idea che nell’arte ogni opera inaugura un linguaggio. Quando abbiamo pensato a Tempo ritrovato – ha spiegato Benedetto Sicca, coautore del filmda un lato è stato importante speculare sul tempo in cui questo prodotto ha visto la sua nascita, dal momento in cui normalmente non sarebbe stato sufficiente. Il tempo è stato un tempo ritrovato soprattutto per noi, essendoci ritrovati a fare teatro insieme quando normalmente non era possibile. Questo aspetto trasversale per noi è stato importante al punto che abbiamo tentato di farlo emergere nel protagonista del film.”

Fabio Vittorini

“Un prodotto come Tempo ritrovato è difficile da classificare, in quanto primo tentativo di andare oltre e sperimentare. Il film – ha detto Fabio Vittorini, docente di musica e immagine all’università IULM Milano – poteva chiamarsi tranquillamente “Alla ricerca del tempo perduto”, visto anche l’inizio con una citazione di C’era una volta in America di Sergio Leone. Il titolo fa capire che si tratta di un progetto che guarda al futuro e vuole elaborare un’assenza, quella dello spettacolo. Tempo ritrovato è uno spartiacque per far pensare che i lirici, quando tutto sarà passato, sono stati in grado di dare un’accezione positiva alla virtualità e a produrre opere anche senza il pubblico in sala. Con prodotti come questo i teatri e le fondazioni potranno stare vicino al loro pubblico.

Il pubblico affamato di ritualità e socialità tornerà a teatro senza nessun problema; il pubblico del futuro si ha il problema di come portarlo a teatro, e in questo momento cruciale lo strumento digitale, la rete, lo streaming, sono fondamentali.”

Carlo Fontana

“Per quanto ci riguardaha ribadito Carlo Fontana, il presidente dell’AGIS abbiamo chiesto al governo una strategia per la ripartenza dei luoghi di spettacolo. Serve un grande investimento promozionale, questa pandemia avrà effetti strutturali sullo stile di vita dei consumatori. Serve inoltre un forte investimento sul tema ritorno ai luoghi di spettacolo. Per tutta la vita ho sempre pensato all’intreccio di comunicazione e linguaggi differenti e credo, viste le condizioni, che lo streaming e la visione dal vivo dovranno convivere in un’ottica double face. Nel mondo dell’opera in questi anni abbiamo sentito parlare poco del prodotto e un risvolto positivo della pandemia è stata al riscoperta e la necessità di ripartire dal “prodotto”.

Ci avviamo verso una compresenza dello strumento streaming con un tradizionale spettacolo dal vivo, la loro coesistenza deve avere però regole differenti, avendo diverse funzioni. Serve spirito di innovazione e creatività vendendo lo streaming come un prodotto di carattere promozionale e autonomo, mai sostitutivo della socialità che offre lo spettacolo dal vivo.”

Luciano Messi

“Tempo ritrovato nasce da un’urgenza incontenibile di tornare noi stessi a teatro, quindi questo prodotto è uno slancio verso ciò che faremo – ha detto Luciano Messi, direttore della Fondazione Rete Lirica delle Marche e presidente di ATIT – Con questo film abbiamo inseguito due obiettivi, entrambi con una propensione totale al futuro. Il primo è produrre per la rete, con tutti i risvolti nuovi che si creano per gli organizzatori, pensiamo ad esempio alle coproduzioni che non possono godere di repliche. Il secondo è stato lo sperimentare su frontiere nuove, complementari ma non sostitutive del palcoscenico.

Abbiamo dimostrato che è possibile creare produzioni teatrali anche in questo periodo, grazie ad un monitoraggio sanitario costante. Come diceva giustamente il Presidente Fontana, Il pubblico tornerà nei teatri se giustamente sostenuto. Per questo la compresenza tra visione dal vivo e il mezzo multimediale sarà inevitabile, la sfida consiste nel far coesistere questi due mezzi nel modo migliore. Con lo streaming ci apriamo a un pubblico più vasto e possiamo mostrare contenuti speciali, da un lato perdiamo emozioni e sensazioni, dall’altro saremo grado di approfondire.

La necessità di rinnovare il linguaggio della lirica è una mission con cui ci confrontiamo da anni e che dobbiamo vincere. L’opera deve necessariamente essere attuale non solo nei temi, ma nella lirica stessa.”

mario ferrari
Pisano di nascita e romano d'adozione. Da diversi anni ho sviluppato una grande passione per i film, il cinema e tutto ciò che si lega a esso, dalle origini con Méliès, all'Espressionismo tedesco, fino alla contemporaneità.

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