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IN ATTESA DELLA RIAPERTURA: IL DOTTOR STRANAMORE

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In piena Guerra Fredda nei cinema italiani arrivò il 17 marzo 1964 un film geniale, dotato di una satira pungente e amara, ma non per questo meno efficace. Ricordato come una delle migliori commedie mai create nella storia del cinema, il film racconta la guerra e la fine dell’umanità come solo un maestro poteva fare: Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick.

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba è un film del 1964 diretto da Stanley Kubrick e scritto da Terry Southern, Peter George e dallo stesso regista. Ispirato al romanzo fantapolitico Red Alert del 1958 scritto da Peter George, il film rappresenta la tappa comica dell’itinerario di Kubrick attraverso i generi cinematografici e anche in questo caso è una delle pellicole più apprezzate e riuscite di sempre.

Benché non abbia mai diretto commedie, il regista riesce a creare un film brillante e amaro, una satira politica grottesca e dai tempi comici azzeccatissimi che analizza la terribile situazione di deterrenza tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Nella realizzazione della sua fatica, Kubrick è stato affiancato da uno degli attori feticcio che preferiva, il geniale Peter Sellers, qui in ben tre ruoli distinti oltre a un fantastico George C. Scott.

«io mi sono fatto per lo meno quattro campagne elettorali, ma questa è la fesseria più grossa che abbia mai sentito!»

Stati Uniti, 1964. Il generale Jack D. Ripper (Sterling Hayden), comandante della base aerea statunitense di Burpelson, con la scusa di un attacco sovietico, ha deciso di far eseguire ai suoi 34 aerei da bombardamento atomico B-52 il famigerato piano “R” contro l’Unione Sovietica, un piano di reazione nucleare a un attacco nemico. Una volta ricevuta conferma dalla base aerea, gli increduli equipaggiamenti dei bombardieri, in special modo quello comandato dal maggiore texano T.J. “King” Kong (Slim Pickens), si preparano all’attacco che avverrà entro due ore. Tagliate le comunicazioni alla base di Burpelson, il generale Ripper istruisce i suoi soldati a sparare a vista a chiunque si avvicinerà alla struttura, anche se con divisa statunitense. Il colonnello Lionel Mandrake (Peter Sellers),ufficiale britannico della Royal Air Force e coadiutore del generale Ripper, scopre che non è avvenuto nessun attacco contro gli Stati Uniti e che l’esecuzione del piano “R” è frutto della mente folle del generale, che punta a bombardare la Russia con testate nucleari per porre fine alla guerra fredda.

La notizia dell’imminente bombardamento alla Russia si diffonde tra i capi di stato maggiore americani che, incapaci di contattare Ripper per interrompere l’attacco, si riuniscono al Pentagono per decidere il da farsi insieme al Presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley (Peter Sellers). In centrale operativa il generale Buck Turgidson (George C. Scott), in realtà entusiasta dell’idea di bombardare i nemici, riferisce al presidente che non è possibile contattare o fermare i B-52 senza il codice di trasmissione che conosce solo Ripper. Muffley, uomo dal carattere pacifico, decide di mandare una divisione di fanteria ad attaccare la base di Burpelson per farsi dire dal folle generale il codice per richiamare gli aerei e allo stesso tempo fa accomodare al Pentagono l’ambasciatore russo Aleksei De Sadeski (Peter Bull) per mettere al corrente il primo ministro sovietico della situazione. Al telefono col suo omologo, il presidente Muffley scopre che i russi, tanto inferiori in ambito nucleare, per risparmiare sui costi hanno creato il cosiddetto Ordigno “Fine del mondo”, un dispositivo automatico che, in caso di attacco, farebbe scoppiare una serie di bombe atomiche con conseguente pioggia radioattiva che cancellerebbe la vita sulla Terra per 93 anni.

Durante l’assedio della base di Burpelson, il generale Ripper spiega al colonnello Mandrake il motivo del suo gesto, ossia una vendetta per la “fluorocontaminazione dell’acqua”, un sabotaggio dell’acqua potabile da parte dei comunisti – in realtà una scusa per giustificare la sua impotenza. Caduta la base, il colonnello inglese tenta in tutti i modi di farsi rivelare il codice per richiamare gli aerei, ma il generale si suicida per non dire nulla. Alla centrale operativa, intanto, il presidente Muffley decide a malincuore di far abbattere dalla contraerea russa i B-52 che altrimenti farebbero attivare l’Ordigno Fine del mondo. L’aereo del maggiore T.J. Kong viene raggiunto da un missile, ma riesce a essere colpito di striscio e, nonostante i danni, continua la sua missione costretto a volare a bassa quota così da non essere intercettato dai radar sovietici. Nel mentre il colonnello Mandrake, controllando gli appunti del defunto Ripper, scopre le combinazioni di lettere del codice segreto e riesce ad avvisare il Pentagono che richiama tutti gli aerei superstiti, eccetto quello del maggiore Kong la cui radio è stata distrutta dal missile.

Scoperto che un B-52 è ancora in volo e non è possibile richiamarlo o individuarlo, nella centrale operativa il presidente chiede consiglio al dottor Stranamore (Peter Sellers), un ex scienziato nazista direttore dello sviluppo nucleare dell’Esercito, circa l’eventuale sopravvivenza della specie umana qualora detonasse l’Ordigno Fine del mondo, tra tutti i problemi morali del caso e la necessità di preparare una nuova guerra quando, tra 93 anni, la pioggia radioattiva sarà cessata.

«signori, non potete fare a botte nella stanza della guerra!»

Il Dottor Stranamore è una delle commedie nere più riuscite di sempre. Kubrick, nella sua genialità, riesce a trattare il tema spaventoso (negli anni ’60 più di oggi) della guerra atomica in modo beffardo e grottesco. Ogni aspetto del film critica l’attualità, quel 1964 vissuto nella paura della Guerra Fredda e dell’assurda Mutua Distruzione Assicurata (in inglese, ironicamente, MAD), ossia il sistema di deterrenza che impediva alle potenze nucleari di bombardarsi a vicenda in quanto entrambe sarebbero state reciprocamente distrutte – insieme al resto del pianeta. Basta la semplice inquadratura del cartellone “Peace is our profession” in mezzo alla battaglia alla base di Burpelson per capire la tagliente satira del film. La burocrazia militare è alla base della critica del regista: attraverso un complesso sistema di gerarchie, l’ordine di attacco del piano “R” non può essere scongiurato da nessuno che non sia il generale impazzito, e grazie a un cavillo della legge da poco approvata neanche il presidente degli Stati Uniti ha la possibilità di rimediare al danno. Anche la politica non viene risparmiata dalla satira di Kubrick, democratici e repubblicani americani sono visti gli uni come incapaci di gestire la crisi per la troppa paura, gli altri come entusiasti per la crisi innestata ed estasiati all’idea di far scoppiare qualche atomica.

Lo strumento della critica del regista è però la tragicomica stupidità umana: i personaggi, per quanto caricaturali o macchiettistici, sono ispirati a persone realmente esistite con i loro problemi e le loro nevrosi. Tutti i protagonisti vengono rappresentati come infantili, folli, insicuri o assolutamente incapaci di gestire le situazioni che si trovano ad affrontare. Ne sono un esempio i due capi di stato, gli incapaci “buoni”: Muffley è impacciato nella sua umana paura della guerra e il primo ministro sovietico, ubriaco e puttaniere, vista l’enorme spesa della guerra e del popolo che chiede lavatrici e calze di nylon per risparmiare ha creato un ordigno impossibile da disattivare in grado di distruggere il mondo in caso di attacco atomico, aspettando settimane prima di annunciarlo al mondo perché “adora fare sorprese”. Kubrick descrive però anche gli incapaci “cattivi”, ossia tutti i membri dell’esercito che vedono nella guerra e nella distruzione uno sfogo delle loro frustrazioni, soprattutto quelle sessuali. Nel film ci sono infatti molteplici riferimenti sessuali, il tutto perché nella visione del regista, la voglia di fare la guerra e la sete di violenza sono a tutti gli effetti dei surrogati della sessualità. A partire dal generale Jack D. Ripper (il nome fa riferimento a Jack “lo squartatore”, in originale Jack “the ripper”), che crede che la sua impotenza sia frutto di un complotto dei comunisti che vogliono avvelenare l’acqua – tanto loro “bevono solo vodka” – e che quindi decide di far bombardare la Russia per sterminarli. O ancora il generale Turgidson (il cui nome fa intuire la sua attitudine), un idiota esaltato amante della guerra incapace di controllare i suoi istinti sessuali che, estremamente contento delle azioni del generale Ripper, tenta di convincere con qualsiasi stratagemma possibile il presidente Muffley a terminare l’opera sganciando al più presto altre bombe sulla Russia. Il risultato di tutti questi personaggi e critiche è un film che riesce a far ridere a denti stretti a causa del realismo portato all’estremo dei protagonisti, che sembra così assurdo ma che, a pensarci bene, è stato più volte riscontrato nella storia contemporanea. Kubrick, infatti, mette in scena le persone sbagliate nella situazione più difficile da gestire, suscitando il divertimento dello spettatore mostrando i punti deboli dell’essere umano e la sua inestinguibile follia.

Fondamentale per la riuscita del film è stato il grande Peter Sellers, che interpreta ben tre ruoli: il presidente Muffley, il colonnello inglese Mandrake e lo scienziato nazista Stranamore, tre personaggi estremamente diversi tra loro ed esilaranti nella loro critica. L’attore britannico – l’unico insieme a Jack Nicholson al quale Kubrick abbia mai permesso di improvvisare – si esibisce in tutto il suo campionario di mimica, voci, smorfie e tempismo comico, dando vita a una serie di memorabili gag perfettamente spalleggiate dagli altri membri del cast, primo su tutti George C. Scott che attraverso i suoi sguardi allucinati, i tic nervosi e le facce buffe accresce il grottesco della pellicola. I siparietti comici tra il bonario presidente americano Muffley e il costantemente ubriaco primo ministro sovietico sono indimenticabili per la loro assurdità e per il modo di far vedere, in quel periodo, i capi delle due più grandi nazioni in guerra fra loro come due amiconi che fanno a gara a chi sia più dispiaciuto per l’incidente dei B-52. Esilaranti sono anche i tentativi coi quali Mandrake – visto come il classico britannico gentiluomo in mezzo a degli esaltati statunitensi guerrafondai – tenta inutilmente di ragionare prima col folle generale Ripper per cercare di salvare la situazione e, una volta trovati i codici, col colonnello “Bat” Guano (anche in questo caso il nome dice tutto) per convincerlo a chiamare da un telefono pubblico il presidente. Il personaggio più riuscito è però il dottor Stranamore, col quale Peter Sellers sfodera tutte le sue abilità di improvvisazione e che, nonostante appaia per pochi minuti, resta un personaggio indimenticabile. La mimica facciale e soprattutto oculare di Sellers riesce a caratterizzare alla perfezione lo scienziato nazista che si eccita all’idea della fine dell’umanità, così da poterla ricreare secondo standard di bellezza ariani, teorie della razza e principi gerarchici e nazionalistici; il tutto mentre il suo braccio destro senziente fatica a trattenere il saluto nazista.

Girato con un budget molto basso per Kubrick, che infatti mantenne un elegantissimo bianco e nero per poter spendere la maggior parte dei soldi nelle magnifiche scenografie della Centrale operativa e della cabina del B-52, il film guadagnò circa 10 milioni di dollari avendo un costo di meno di 2 milioni. Elogiato da buona parte della critica, venne nominato a quattro premi Oscar ma, come era convenzione per il geniale Kubrick, non ne vinse neanche uno. Va detto però che, come era convenzione per il geniale Kubrick, la tappa comica del suo itinerario attraverso i generi cinematografici è riconosciuta come una delle migliori commedie mai realizzate nella storia del cinema.

mario ferrari
Pisano di nascita e romano d'adozione. Da diversi anni ho sviluppato una grande passione per i film, il cinema e tutto ciò che si lega a esso, dalle origini con Méliès, all'Espressionismo tedesco, fino alla contemporaneità.

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