Dietro le Quinte

PIETRE DI SUONO, LA POESIA UCCIDE. INTERVISTA AD ALBERTO MICELOTTA

0
Tempo di lettura: 4 minuti

Pietre di Suono, la Poesia Uccide (di Alberto Micelotta pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo nel 2020) è una raccolta di testi poetici sulla condizione umana dell’artista e su quella artistica di ogni essere umano. 


Alberto Micelotta è uomo di spettacolo. Attore, autore e regista teatrale, ci racconti le diverse declinazioni di te?

Fin dal 1992, quando sono approdato al mondo dello spettacolo, nell’universo artistico, non sono mai stato capace di accettare un solo campo d’azione – un difetto dal punto di vista del “successo” ma un pregio nella formazione di chi sono oggi: a Torino sono stato attore e voce di una band, editor video, producer di cortometraggi e video musicali, paroliere; in Emilia Romagna, al fianco di Franco Brambilla, Nanni Balestrini e Edoardo Sanguineti, collaboratore ai testi e alla regia; speaker e doppiatore a Milano; ho scritto “parole da dipingere” a Napoli, con Pasquale Manzo; in Calabria sono stato conduttore radiofonico, voce ufficiale per le prime tre edizioni del Festival Leggere&Scrivere, organizzatore di spettacoli, attore, autore di teatro sociale con una performance sulla violenza domestica, rappresentata davanti a oltre 10.000 spettatori delle scuole superiori di tutta Italia, insegnante di dizione e lettura interpretativa e, appunto, regista: il mio ultimo spettacolo, un progetto multidisciplinare dal titolo “Canto, alla Durata – libero omaggio a Peter Handke” è andato in scena a Scolacium, con la mia partecipazione e quella di Patrizia Laquidara, Elena Mandolito, Alessandra Rombolà, Filippo Stabile e IngarZach, nell’agosto 2018; ma sono stato pure reporter sul campo, per 4 anni, realizzando interviste ai boss della ‘ndrangheta. Insomma non mi sono fatto mancare nulla, finché la pandemia non mi ha costretto a “tirare le somme” e a chiedermi “chi” fosse il risultato di tante esperienze. Al contrario di molti, non ho dovuto affrontare chissà quale percorso iniziatico, sono stato più fortunato: è bastato raccogliere i miei scritti – che negli anni non erano mai mancati come “appunti sul miocardio” a commento di ogni evento vissuto – e organizzarli in tre volumi, le “Pietre di Suono” appunto, di cui “La Poesia Uccide” è la prima estensione, quella più puramente poetica.


In questo particolare periodo in cui lo spettacolo è costretto a manifestarsi al suo pubblico esclusivamente in streaming con le comodità casalinghe, la lettura è certamente tornata in auge, complice l’intimità che ognuno di noi cerca, immergendosi in un libro, per vivere altre vite.
“La Poesia uccide. E riporta a nuova vita …” scrivi. Più di un romanzo, più di un’opera teatrale, la poesia uccide? Sarà quella musica non scritta nel linguaggio, il segreto? 

Pensa ai Tarocchi. L’Arcano maggiore della Morte non simboleggia la fine ma la trasformazione. In questo senso la Poesia Uccide, effettivamente, poiché trasforma profondamente, portando a una rinascita, ridefinendo il senso di tutte le nostre esperienze, da quelle più quotidiane a quelle più profondamente traumatiche. Quante volte è stata una semplice frase a cambiare il corso della nostra vita, nel bene o nel male? Una promessa mancata o mantenuta, una battuta che ha mostrato una verità, per esempio. È senza dubbio una funzione dell’arte tutta, ma restando nella metafora, l’arte figurativa, la musica e la poesia sono quelle che uccidono più in fretta, perché puntano dritte al cuore. Il romanzo, lo spettacolo, il film, anche loro trasformano ma passando dal sistema nervoso centrale, tentando di generare una crisi che inviti lo spettatore a mettere fine alqualcosa che gli impedisce una verità: sono forme d’arte, queste ultime, che cercano complicità intellettuale, complicità mentale. La poesia, invece, è come una pallottola e chi la scrive è un tiratore. Solo che non distrugge appunto, trasforma; e se il tiratore è buono, basta veramente un attimo.

Quali sono i suoni delle tue pietre?

Le mie Pietre hanno suoni diversi, che credo si compongano armoniosamente tutti insieme, pur conservando una propria luce singolare. Nelle 258 pagine del libro s’incontrano ricette impossibili, aneddoti d’amore e di ribellione; narrazioni quasi fantascientifiche si accompagnano a odi della quotidianità, a parole allo specchio e a specchi di parole, senza i quali non potremmo essere in grado di vedere le nostre stesse ciglia, metafora – se mi è permesso usarne un’altra – dei nostri atti, che altro non sono se non la misura del nostro valore personale, molto più delle nostre intenzioni  e delle nostre dichiarazioni.


Solitudine, necessità di superamento delle dualità occidentali, ridefinizione del valore dei legami, questi alcuni dei temi che attraversano il tuo recente “Pietre di suono”. Puoi sintetizzare ai lettori di NDS come la tua poesia riesca a sviscerare l’aspetto positivo dei sentimenti umani?

Più che di “aspetto positivo”, preferisco parlare di “spettro produttivo”, nell’accezione migliore e meno consumistica del termine. Spesso, infatti,perdiamo (noi stessi e tempo) nel giudicare un evento e non ne cogliamo l’opportunità che esso diventa se lo affrontiamo con responsabilità. E con responsabilità intendo che dipende esclusivamente da noi il decidere“cosa facciamo dopo che qualcosa ci accade” o dopo “che facciamo avvenire qualcosa nella vita degli altri”. Non parlo, ovviamente, del concetto di colpa giuridica, quello non mi compete e non riguardaneppure l’arte, sempre che non si tratti d’ingiustizie (quelle riguardano ciascuno di noi). Come gestiamo gli eventi, però, quello sì, dipende esclusivamente da noi e compete tutti. Penso, per esempio, al compianto Ezio Bosso, cui dedico una poesia nel libro, alla sua capacità di rinascere come una fenice dalle ceneri di una malattia che poteva distruggere con larghissimo anticipo la sua creatività: Ezio ha testardamente combattuto, regalandoci pagine musicali che non avremmo potuto incontrare se si fosse abbandonato allo sconforto della “sfortuna”, se non avesse deciso, letteralmente, di ricominciare da zero. E come Ezio, ogni giorno, tutti ricominciamo, spesso senza neppure accorgercene, forse perché gli ostacoli sono meno eclatanti. In questo senso, ogni sentimento produce: sta a noi decidere se investire, portando benessere a tutti; sta a ciascuno di noi decidere se essere fino in fondo arte del mondo.“Pietre di Suono, la Poesia Uccide”, in questo senso vuole mettersi a disposizione anchecome piccolo manuale poetico per aspiranti fenici.

Restando in tema, acquistando il libro si compie anche un atto di solidarietà sociale, vuoi parlarcene?

Ti ringrazio. Con Albatros, la casa editrice, si è deciso che ogni copia venduta contribuisca al sostegno dei laboratori di scrittura creativa LetterariaMente, destinati agli ospiti dei centri si salute mentale italiani. Laboratori nei quali ho intenzione di prendere parte attiva, non appena la pandemia finirà.È un’iniziativa che mi rende orgoglioso del mio partner editoriale e che trasforma in concretezza il pensiero sulla produttività di cui parlavamo prima.

L’intervista sul nostro canale youtube
Luigi Colella
Dal 2014 collaboro con Italiafestival, l'associazione dei festival italiani. Ho collaborato per diverse testate giornalistiche scrivendo di attualità, sport e cultura.

ADEP: LA DANZA È POSSIBILE, IL LIBRO

Articolo precedente

OZZ IN LIVE STREAMING SULLA PIATTAFORMA IL SONAR

Articolo seguente

Ti potrebbero interessare

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *