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IN ATTESA DELLA RIAPERTURA: VIALE DEL TRAMONTO di BILLY WILDER

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Dopo circa 20 anni dalla fine del cinema muto, il 6 marzo 1951 nelle sale italiane uscì un film che analizzava la situazione delle stelle del muto ormai decadute o dimenticate. Grazie a diverse innovazioni registiche e a un cast perfettamente in parte, il risultato è stato un film lungimirante e moderno ancora oggi: Viale del tramonto di Billy Wilder.

Viale del tramonto è un film del 1950 diretto da Billy Wilder e scritto da Charles Brackett e dallo stesso regista. La pellicola è uno dei noir più intriganti e geniali mai creati, che riesce ad analizzare in modo cinico e drammatico la depressione di quelle celebrità del cinema muto che sono tramontate con l’avvento del sonoro.

Grazie a un cast di attori che rispecchiavano perfettamente i personaggi da loro interpretati in quanto stelle del cinema muto ormai dimenticate, Billy Wilder dirige un film crepuscolare, permeato da un senso di malinconia costante ma che pone lo spettatore davanti alla peggiore faccia del cinema, raccontata nel migliore dei modi.

«NON SI LASCIANO SOLE LE GRANDI STELLE, È PER QUESTO CHE SONO STELLE»

Joe Gillis (William Holden) è un giovane soggettista di Hollywood squattrinato e senza idee. Mentre fugge da degli strozzini inviati per sequestrargli la macchina che non aveva pagato, il giovane buca una gomma e si nasconde nel garage di una vecchia villa sul Sunset Boulevard, il Viale del tramonto di Los Angeles, famoso per ospitare molte ville delle star di Hollywood. Credendo la villa abbandonata, Joe esplora i dintorni e viene avvicinato da un rude maggiordomo che lo invita a entrare nella magione. Scambiato per un becchino incaricato di espletare le esequie della scimmia della proprietaria della villa, Joe fa la conoscenza di Norma Desmond (Gloria Swanson), una cinquantenne ex-diva del cinema muto che vive isolata dal mondo. Fin da subito il giovane si rende conto della bizzarra situazione in cui vive la donna: una casa enorme e fatiscente, senza maniglie nelle porte e con centinaia di foto di Norma durante il suo periodo di attrice, ormai tramontato da almeno venti anni. La donna vive ormai dei ricordi del suo glorioso passato, considerandosi la più grande attrice mai esistita e nutrendo un enorme disprezzo per il cinema moderno, morto secondo lei in seguito all’avvento del sonoro e del Technicolor, che hanno snaturato la recitazione.

Scoperto che Joe è uno scrittore di soggetti cinematografici, Norma gli presenta il suo capolavoro: un copione enorme – e orrendo – incentrato sulla figura di Salomè che segnerà il suo glorioso ritorno sul grande schermo, incaricando il giovane di visionarlo e darle consigli per poterlo proporre alla Paramount Pictures. Fiutata la possibilità di un guadagno, Joe accetta la proposta e si trasferisce nella sfarzosa villa della Desmond, dovendo accettare – con molto risentimento – i costosi regali della ricca attrice. Joe decide di accettare anche su consiglio del maggiordomo Max (Eric Von Stroheim), che nutre per la donna una venerazione maniacale e che spiega al giovane come Norma soffra di depressione, avendo già tentato il suicidio più volte tentando di impiccarsi con la maniglia delle porte. Col passare del tempo l’attrice si innamora del soggettista, e durante la festa di Capodanno gli esprime i suoi sentimenti, venendo però rifiutata dal giovane che fugge dalla villa per tornare alla normalità. Durante la notte di Capodanno Joe va a casa di amici e incontra Betty Schaefer (Nancy Olsen), soggettista esordiente che aveva già conosciuto agli Studios di Hollywood. I due iniziano a parlare del soggetto di un film, quando Joe viene informato da Max che Norma si è tagliata le vene col rasoio del giovane. Al suo capezzale, Joe promette alla donna che non la lascerà più e torna a vivere con lei.

La svolta nella vita della diva avviene quando la Paramount Pictures la contatta telefonicamente diverse volte, spronandola a recarsi agli Studios, dove viene riconosciuta e ammirata da tutti. Joe intanto, non volendo rinunciare al soggetto cinematografico insieme a Betty, inizia a uscire di soppiatto la notte per lavorare con la ragazza, provocando la gelosia di Norma, occupata a prepararsi per il suo grande ritorno in scena. In realtà l’attrice era stata contattata dalla Paramount per noleggiare agli Studios la sua auto d’epoca, nessuno voleva produrre la sua orribile sceneggiatura della Salomè. Grazie a Max, Norma continua a vivere nella sua bolla di illusioni, totalmente ignara di come stiano veramente le cose, sempre più stressata dalle uscite segrete di Joe. Una notte, stanca del “tradimento” dell’uomo, la Desmond telefona a Betty, confessandole che Joe è un gigolò, e mettendo fine all’amicizia tra i due. Joe, stanco della bassezza morale della sua vita, rivela a Norma la verità sul suo mondo finto per poi andarsene dalla villa, venendo però ucciso dall’attrice, che gli spara alle spalle, disperata. Perso l’ultimo contatto col mondo, la grande diva Norma Desmond si estranea totalmente dalla realtà, dichiarandosi pronta per il suo primo piano.

«IO SONO SEMPRE GRANDE, É IL CINEMA CHE È DIVENTATO PICCOLO!»

Viale del tramonto è un film molto particolare, continuamente alternato tra la verità storica e la finzione della scena. I protagonisti del film per la maggior parte non sono attori che interpretano dei personaggi, ma persone che interpretano loro stesse. La protagonista Norma Desmond, grande diva del muto anni Venti dimenticata dopo l’avvento del sonoro è interpretata magnificamente da Gloria Swanson, che era effettivamente una celebre attrice del cinema muto che aveva smesso di lavorare dopo gli anni Trenta. Il personaggio che però si avvicina più di tutti alla realtà è Max, un tempo un grande regista, ridotto a lavorare come maggiordomo della donna che ha reso famosa e con cui era sposato. Eric von Stroheim era infatti uno dei più grandi registi del cinema americano anni Venti, ha diretto la Swanson in un film e dopo l’introduzione del sonoro ha interpretato ruoli da attore in produzioni a basso costo. La realtà di questi personaggi contribuisce a creare quel senso di ambiguità che permea la pellicola, in una continua contrapposizione tra ciò che è vero e la finzione cinematografica, che avrà il suo apice nelle battute finali del film dove i due aspetti si fonderanno insieme.

Gloria Swanson con Norma Desmond interpreta il ruolo della vita, ed è grazie alle sue movenze teatrali e pompose e ai suoi sguardi altezzosi e istrionici che si è creato il personaggio della “diva consumata”, del quale Norma Desmond oggi sembra quasi la parodia, quando invece ne è la creatrice. L’attrice per tutto il film risulta un personaggio assurdo e fuori dal mondo: la sua ritualità, il suo disprezzo nei confronti del presente, i suoi modi di fare così teatrali e parodistici; tutti elementi che possono essere visti dallo spettatore come inconcepibili persino per un’opera di fantasia come un film. Eppure grazie al maggiordomo Max e alla sua reale devozione per la sua padrona si riesce a credere alla finzione scenica, abituandoci al mondo in cui vive la donna. L’amore di Max per Norma ci convince che deve esserci qualcosa di amabile in lei, e per questo risulta comprensibile allo spettatore che Joe riesca ad accettarla. Anche se probabilmente è solo la pena che permette al giovane scrittore di starle vicino.

La pena è infatti il sentimento più forte che il regista vuole far provare durante la visione di Viale del tramonto. La trama in generale è permeata da un senso di pena: una donna non riesce ad accettare di essere decaduta, preferendo vivere in un passato ormai finito circondata da persone che alimentano le sue credenze, finché il suo castello di carte crolla ma lei ottiene in ogni caso il suo agognato primo piano. Wilder è uno dei primi che porta sul grande schermo la depressione e in particolare quella legata al ricambio generazionale del cinema all’avvento del sonoro, quando molti attori andarono a sparire perché non in grado di recitare con la voce. La drammatica condizione dei personaggi viene riassunta dalla fotografia, volutamente in bianco e nero per richiamare il genere del noir, barocca e spettrale, con un senso di malinconia riaffermato da scene come il funerale della scimmia di Norma, la spinta suicida della donna, la sequenza dell’abbandono della diva da parte di Joe e le inquietanti sequenze con cui viene introdotto il maggiordomo. La villa dell’attrice è in rovina: il giardino non curato, la piscina vuota e il campo da tennis dismesso. L’interno della casa è lugubre, con ragnatele e polvere in molti punti della casa, le maniglie delle porte rimosse per evitare che Norma si suicidi. La sala principale è piena di vecchie fotografie della diva da giovane, e tirando su un quadro spunta uno schermo sul quale vengono proiettati i film muti dell’attrice, come se la villa stessa fosse rimasta ancorata al passato insieme alla sua proprietaria. Il regista Billy Wilder durante la realizzazione delle scene in interni fece soffiare sull’obiettivo della macchina da presa della polvere di pietra pomice per dare una patinatura ancora più decadente. Il risultato è un mausoleo dove la mummia Norma Desmond può nascondersi dimenticata dal mondo insieme a tutti coloro che condividono la sua sorte. Nel film infatti sono presenti diversi camei di attori del periodo muto come H.B. Warner, Hedda Hopper o il grande Buster Keaton, che si ritrovano, invecchiati, a casa della diva per giocare a bridge. Sequenze volutamente penose e tristi.

Nonostante la tematica possa risultare non più attuale, il film anche per i canoni moderni risulta estremamente fresco (al punto che Sunset Boulevard è diventato dagli anni ’90 in poi un apprezzato musical di Broadway). Wilder, che in poco tempo diventerà il regista di celeberrime commedie come A qualcuno piace caldo, riesce a creare un noir innovativo e a tratti divertente. Viene inserita costantemente la voce fuoricampo del defunto Joe Gillis che riassume tutta la storia narrata a flashback, il voice over del giovane è cinico e amaro, in modo da far trasparire i pensieri in modo chiaro e spietato e rendere al meglio il conflitto interno del personaggio. Per la prima volta viene inserito un personaggio defunto che spiega a flashback il film, innovazione che verrà omaggiata da Brian De Palma nel 1993 con Carlito’s Way. Wilder utilizza tutte queste novità per confrontarle con il tema del film, ovvero il cinema muto. Parlando della morte dei grandi divi anni Venti, il regista vuole far riflettere sulla macchina di Hollywood che fagocita le persone rendendole stelle, per poi farle inesorabilmente tramontare; per una volta dal cinema arriva un film che vuole scuotere il cinema e non lo spettatore, regalando a quest’ultimo una pellicola indimenticabile recitata in maniera divina e senza pecche. Viale del tramonto è stato girato con un budget di circa 1,5 milioni di dollari, incassandone al botteghino oltre i 5 milioni, venendo subito classificato sia come un grande successo economico sia come il capolavoro cinematografico che è. Candidato a ben 11 premi Oscar, vinse 4 statuette nel 1951

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