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Andrea Cerri, presidente Agis Liguria - Foto via Agis Liguria

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Una nuova politica culturale per la Liguria: le proposte dell’Unione Regionale AGIS

Andrea Cerri, presidente di AGIS Liguria, illustra le strategie di riorganizzazione dell’unione, il dialogo con la Regione attraverso gli Stati Generali e le proposte di riforma, con un focus sul piano pluriennale e la revisione della legge regionale.

Tempo di lettura: 3 minuti

A cinque mesi dalla sua elezione, Andrea Cerri, presidente dell’Unione regionale AGIS Liguria, traccia un bilancio dei primi obiettivi raggiunti e delle sfide future per rafforzare la voce dello spettacolo con le amministrazioni locali e sul territorio.

Presidente, quali sono stati i primi punti affrontanti dal nuovo ufficio di presidenza?

Ci siamo concentrati sostanzialmente su due linee di azione. La prima è quella di rafforzamento del tessuto associativo, cercando di coinvolgere sempre più realtà presenti sul nostro territorio, partendo soprattutto dalle realtà più giovani e da quelle dislocate nelle aree più difficile della Regione. Un obiettivo che stiamo portando avanti con diverse strategie, tra cui anche l’ideazione di formule di adesione agevolate, di rafforzamento della comunicazione e dei servizi che la nostra Unione può e deve offrire ai propri iscritti.

La seconda?

Fin dall’insediamento del nuovo consiglio direttivo, ci siamo concentrati sulla costruzione di un rapporto solido con l’Amministrazione regionale, anch’essa di recente nomina. Abbiamo pensato a un duplice approccio. Da un lato, un tavolo di consultazione ristretto con le associazioni di categoria AGIS e l’Assessorato alla Cultura. Un confronto costante e diretto. Dall’altro, un’assemblea plenaria, che potremmo chiamare gli ‘Stati Generali della Cultura ligure’. Un momento di incontro per tutte le realtà del settore. L’obiettivo è quello di instaurare un’interlocuzione allargata con la Regione, trovando uno spazio dove discutere insieme le questioni urgenti per il nostro comparto a livello territoriale.

Tra gli obiettivi prioritari c’era anche quello di definire un Piano pluriennale dedicato alla cultura e allo spettacolo. Come procede in questa direzione?

C’è stato un primo incontro con l’Amministrazione proprio sull’organizzazione di questo percorso. Questi passaggi intermedi sono pensati per essere propedeutici alla redazione di un Piano pluriennale, che tra l’altro è previsto dalla legge regionale 34/2006 in materia di «interventi regionali di promozione dello spettacolo dal vivo».

Una legge di cui avevate già espresso la disponibilità a considerare una eventuale revisione con il fine di promuoverne una piena attuazione. Quali sono i punti critici della legge? 

Si tratta di una norma di quasi vent’anni fa e che oggi presenta dei punti che risultano non più attuali, specie se si tengono conto di alcuni passaggi più recenti contenuti nel Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV). A queste lacune si aggiunge la necessità di rivedere il meccanismo attraverso cui la Regione finanzia le attività e le manifestazioni di spettacolo dal vivo sul nostro territorio.

Attualmente, la Regione eroga i contributi al nostro comparto attraverso due strumenti: il primo è proprio la legge 34/2006 che stabilisce le modalità di cofinanziamento da parte dell’Amministrazione regionale ai contributi statali previsti dal FNSV. Il secondo fa riferimento a un’altra legge, la 10/2006 che «disciplina della diffusione dell’esercizio cinematografico, istituzione della Film Commission regionale e istituzione della mediateca regionale» e attraverso cui vengono sostenute tutte le altre iniziative di spettacolo dal vivo, come festival, rassegne e iniziative specifiche.

Cosa comporta questa distinzione?

Il problema deriva dal fatto che la legge n.10 comprende tutta una serie di progettualità che spesso non riguardano il nostro settore. Questo porta a un problema di riconoscimento formale delle attività di spettacolo e a delle difficoltà in sede valutativa dei progetti presentati.

Quale soluzione proponete?

Revisionare la legge regionale sullo spettacolo dal vivo, aggiornando i termini e i meccanismi di finanziamento al suo interno, con l’obiettivo di rendere il testo più armonico. Una maggiore organicità significa anche una maggiore trasparenza nella procedura di assegnazione dei fondi, con conseguenze importanti anche per tutte le realtà che operano nel nostro settore.

Quali sono gli altri temi che sono emersi dal confronto con gli operatori del settore in questi tre mesi?

Uno dei temi centrali è il decentramento delle attività culturali. La Liguria, con la sua conformazione territoriale, vede una forte concentrazione di risorse e attività nel capoluogo. È fondamentale, tuttavia, rivolgere maggiore attenzione ai territori periferici, spesso fragili. In particolare, le zone costiere affrontano la sfida del sovraffollamento turistico, che potrebbe essere mitigata da una programmazione culturale più strutturata. Le aree interne, invece, sono quelle più colpite dallo spopolamento e il sostegno a presidi culturali locali potrebbe rappresentare un importante fattore di contrasto.

Una soluzione a doppio binario potrebbe essere estesa anche a livello nazionale?

In un’ottica, la creazione di maggiori spazi per la programmazione culturale potrebbe contribuire a riequilibrare il divario tra produzione e ospitalità. Attualmente, il sistema di finanziamenti pubblici tende a concentrare l’offerta culturale, generando una potenziale “sovrapproduzione” in alcuni ambiti. Distribuire le risorse su più presidi territoriali favorirebbe una programmazione più capillare e un’offerta culturale più diversificata, avvicinando così l’offerta alla domanda e garantendo una fruizione più equilibrata sul territorio.

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