Ripensare il ruolo della cultura, destrutturando la narrazione che la riduce a semplice spesa e riconoscendone il valore culturale, sociale e strategico per il Paese. Sono questi alcuni dei temi emersi dal panel “Il mondo della Cultura a confronto”, tenutosi nell’ambito delle Giornate dello Spettacolo promosse da AGIS. Il confronto ha messo al centro la necessità di fare massa critica, superare le tradizionali divisioni tra comparti e costruire una visione condivisa capace di parlare tanto alla società civile quanto ai decisori pubblici, riconoscendo sempre l’eterogeneità e la ricchezza delle diverse filiere culturali italiane.
A dare forma al dibattito sono stati i contributi delle principali associazioni della filiera culturale, in un dialogo aperto che ha coinvolto editoria, cinema, audiovisivo, imprese culturali e mondo dello spettacolo. Al tavolo, moderato da Lucio Argano, docente di Gestione della Cultura all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, sono intervenuti il presidente ALI (Associazione Librai Italiani) Paolo Ambrosini, il direttore di AIE (Associazione Italiana Editori) Fabio Del Giudice, il presidente di ANICA Alessandro Usai, Andrea Cancellato alla guida di Federculture, la presidente di APA Chiara Sbarigia, insieme al presidente di Impresa Cultura Italia – Confcommercio Carlo Fontana e al presidente di AICC – Associazione Imprese Culturali e Creative di Confindustria Cultura Italia Giuseppe Roma, oltre al presidente AGIS Francesco Giambrone.
Dai diversi interventi è emersa con chiarezza l’esigenza di imparare a rappresentarsi come sistema. Non un insieme indistinto di comparti, ma una filiera capace di dialogare al proprio interno e di interloquire con le istituzioni, favorendo un approccio intersettoriale alla costruzione delle politiche pubbliche.
La discussione ha richiamato con forza la cultura come uno dei principali vantaggi competitivi del Paese, indicandola come una risorsa cruciale capace di sostenere crescita, attrattività e occupazione. È stato evidenziato come gli investimenti nel settore possano generare effetti moltiplicatori sull’indotto socioeconomico, se orientati da una visione strategica. Questo si scontra con il divario attuale rispetto agli standard europei: l’Italia, infatti, registra un investimento medio in cultura inferiore a quello europeo (intorno allo 0,3% contro una media comunitaria dello 0,5%), con l’auspicio e l’impegno di innalzare progressivamente tale indice. Da qui l’attenzione verso strumenti capaci di sostenere la domanda e di attivare dinamiche virtuose tra pubblico e privato.

Uno dei nodi più critici riguarda l’accesso ai consumi culturali. Una parte rilevante della popolazione resta ancora distante dalla fruizione, con forti squilibri territoriali che restituiscono l’immagine di un Paese a “macchia di leopardo”. Il riequilibrio dei consumi, soprattutto nelle aree e nelle fasce sociali più fragili, è stato indicato come una priorità, insieme al rafforzamento del legame tra cultura e formazione. La scuola, in questo quadro, è emersa come uno snodo decisivo per costruire nel tempo un pubblico consapevole e per riconoscere il consumo culturale come parte integrante dei percorsi educativi.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle trasformazioni in atto nei modelli di distribuzione e fruizione. Accanto alle opportunità offerte dal digitale, è stata ribadita l’importanza della dimensione fisica e relazionale dell’esperienza culturale, fondamentale per il presidio dei territori, la socialità e lo sviluppo delle comunità locali.
Un ulteriore asse di riflessione ha riguardato il rapporto tra cultura e impresa. È stata ribadita la necessità di riconoscere pienamente le imprese culturali come soggetti economici, chiamati a operare secondo regole di efficienza, competenza e mercato, ma anche a essere interlocutori autorevoli delle istituzioni. In questa direzione, è emersa l’importanza di rafforzare il dialogo pubblico-privato, superando approcci frammentari e valorizzando il contributo delle professionalità che operano nei diversi comparti.
A conclusione dei lavori, è stata avanzata la proposta di tradurre il percorso condiviso in pochi punti chiari e comuni, capaci di rappresentare l’intera filiera culturale in modo unitario. L’obiettivo è portare queste istanze ai livelli più alti del decisore pubblico, a partire dalla Presidenza del Consiglio, aprendo un confronto su temi strutturali come il sostegno alla domanda, il rapporto con il sistema educativo e l’incremento progressivo degli investimenti in cultura, oggi inferiori alla media europea. Un passaggio che segna la volontà di trasformare quanto emerso durante le Giornate dello Spettacolo in una piattaforma di lavoro condivisa e in una nuova narrazione del ruolo della cultura nel Paese.





























