La cultura continua a rappresentare uno dei principali motori di sviluppo del Paese. Alimenta il turismo, sostiene la rigenerazione urbana, crea occupazione e torna ad attirare pubblico nei luoghi dello spettacolo e della fruizione culturale. Resta però un sistema ancora segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da fragilità strutturali che frenano una crescita più equilibrata.
È il quadro che emerge dal 22° Rapporto Annuale Federculture Impresa Cultura, presentato al Ministero della Cultura e dedicato quest’anno al ruolo della cultura nella trasformazione dei territori. Uno strumento fondamentale “per le decisioni delle istituzioni” ha sottolineato in un messaggio il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ricordando che “il denaro investito in cultura non è mai a fondo perduto”.
Uno dei dati più significativi riguarda il turismo. Nel 2025 le presenze raggiungono quota 476,4 milioni, in aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente. A trainare la crescita è soprattutto la componente internazionale, che supera il 55% del totale e trova nel patrimonio culturale uno dei principali fattori di attrazione. La concentrazione dei flussi è evidente: appena 13% dei Comuni italiani, quelli a vocazione culturale e paesaggistica, concentra il 63% delle presenze turistiche nazionali.
Segnali positivi arrivano anche dalla partecipazione culturale. Crescono gli spettatori nei teatri e nei concerti, aumenta la frequentazione dei cinema e tornano a salire le visite a musei e mostre, mentre nuovi mercati e nuove tecnologie stanno cambiando profondamente le modalità di consumo dei prodotti culturali. Il recupero post-pandemia può dirsi ormai consolidato, soprattutto tra i più giovani, che continuano a rappresentare la fascia più dinamica del pubblico culturale.
La ripresa, tuttavia, non è uniforme. Il rapporto evidenzia un divario ancora marcato tra Nord e Sud. Nel Nord-Ovest oltre il 40% della popolazione visita musei e mostre almeno una volta l’anno, mentre nel Mezzogiorno la quota si ferma intorno al 26%. Analoghe differenze emergono nella lettura e nella spesa delle famiglie per cultura, che rimane inoltre inferiore, in termini reali, ai livelli precedenti all’inflazione, di circa il 5%.
l rapporto analizza anche l’impatto dei fondi pubblici sulla trasformazione dei territori. Attraverso la misura del Pnrr destinata al contrasto della marginalizzazione e del degrado sociale, circa 800 milioni di euro sono stati assorbiti da 342 interventi di rigenerazione urbana a carattere culturale, pari al 17% dei progetti complessivi e a quasi il 20% dell’ammontare delle risorse disponibili.
Anche sul fronte delle risorse private emerge un’Italia a due velocità. L’Art Bonus ha generato quasi 150 milioni di euro di erogazioni liberali, superando la soglia del 1,2 miliardi di euro donati complessivamente dal suo avvio.
In crescita anche l’occupazione culturale, salita nel 2025 a 851 mila addetti, pari al 3,5% dell’occupazione complessiva. Una tendenza di costante aumento dopo la crisi pandemica, sebbene a ritmi diversificati, ma il mercato del lavoro continua a mostrare elementi di fragilità, con una forte incidenza del lavoro autonomo e delle forme contrattuali più vulnerabili.
Per il presidente di Federculture Andrea Cancellato la crescita della domanda deve ora essere accompagnata da nuovi strumenti capaci di ampliarla ulteriormente. Da qui l’invito a estendere ad altri settori culturali interventi sul modello di Cinema Revolution, rafforzare l’Art Bonus e gli altri meccanismi che mobilitano investimenti pubblici e privati e accelerare l’attuazione delle norme dedicate alle imprese culturali e creative, rilanciando anche un grande bando nazionale per la produzione culturale contemporanea.





























