La riforma della disciplina del cinema e dell’audiovisivo, che interviene sull’assetto definito dalla legge 220 del 2016, è stata approvata in prima lettura dalla Camera con 218 voti favorevoli e 6 contrari. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato e interviene sull’assetto delle politiche pubbliche per il settore, dalla gestione degli strumenti di sostegno alla governance, fino alle tutele per i lavoratori dello spettacolo.
Dal 2028 è prevista la creazione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, ente dotato di autonomia organizzativa al quale saranno trasferite le funzioni operative oggi esercitate dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura: sviluppo del settore cinematografico e audiovisivo e degli interventi pubblici e delle risorse destinate alla crescita e all’ampliamento dell’intera filiera. Al dicastero resteranno invece le competenze di indirizzo politico, vigilanza e attività ispettive.
Presso l’Agenzia sarà inoltre istituita una Commissione per la valutazione delle opere e dei progetti cinematografici, che subentrerà nelle funzioni delle commissioni previste dalla precedente normativa.
Il nuovo assetto comprendo anche un nuovo Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo di consultazione e monitoraggio delle politiche pubbliche chiamato a rappresentare le diverse componenti della filiera.
Al Governo è affidata una delega da esercitare entro due anni dall’entrata in vigore della legge, attraverso uno o più decreti legislativi per la riforma, il coordinamento e il riordino della disciplina del cinema e dell’audiovisivo. Tra i criteri indicati figurano una programmazione triennale del settore, almeno due finestre temporali annuali per l’erogazione dei contributi, la gestione della tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo attraverso un intermediario bancario e l’introduzione della figura del responsabile dei crediti d’imposta.
La delega comprende la revisione del tax credit e degli altri strumenti di sostegno economico, con criteri di maggiore selettività e una differenziazione degli interventi in relazione alle caratteristiche delle opere, dei beneficiari e alle dimensioni delle imprese. Sono previsti sostegni alle opere prime e seconde, ai giovani autori e alle micro, piccole e medie imprese, insieme a interventi sulle coproduzioni internazionali e sull’attrazione in Italia di investimenti e produzioni.
La delega interviene inoltre sull’esercizio cinematografico. Per le sale cinematografiche la riforma prevede contributi diretti destinati all’attività e allo sviluppo delle strutture, alla realizzazione di nuove sale e schermi, al ripristino di quelle inattive e agli interventi di ristrutturazione e adeguamento strutturale e tecnologico. Sono previste inoltre misure sulla distribuzione e sulla fruizione delle opere nelle sale.
A livello di struttura del sistema, il provvedimento prevede infine la costituzione di un Polo nazionale del cinema e dell’audiovisivo, con il coinvolgimento delle amministrazioni competenti, di Cinecittà e della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia.





























