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Anec, Cinema

A confronto con Mario Lorini, confermato alla presidenza Anec

Tempo di lettura: 7 minuti

Noi esercenti dobbiamo lavorare come presidio e fare perno su una leva culturale e sociale: e cioè la necessità che le persone continuino a vedersi, a ritrovarsi, a uscire di casa e avere momenti di socializzazione. In questa prospettiva il film diventa un mezzo importante di aggregazione, oltre che di emozione.

LDL: Presidente Lorini, Lei è stato riconfermato alla guida di Anec, segno del riconoscimento della validità del suo operato in un momento estremamente difficile quale quello relativo all’ultimo biennio. La fase di emergenza pandemica, seppur drammatica, ha evidenziato l’urgenza di ripensare prassi che sembravano consolidate e immaginare nuovi scenari di relazione col pubblico. Cosa porta di quella esperienza nel suo nuovo mandato? E quali sono a suo parere i nodi cruciali del comparto esercenti e quali, dunque, le sfide principali da affrontare nel prossimo triennio?

ML: La riconferma alla guida dell’Associazione per i prossimi tre anni è un riconoscimento importante. Sicuramente è stato compreso che il precedente mandato è stato quasi interamente impiegato per affrontare l’emergenza dovuta alla situazione pandemica. Tutto quello che intendevamo mettere in campo nell’ambito delle azioni per la ripresa del rapporto col pubblico, di un nuovo rapporto con la filiera, della comunicazione, della stagionalità si è forzatamente in buona parte congelato. Ma questi temi hanno continuato a pulsare nel cuore dell’associazione. Questo ha portato a una condivisione nella scelta della prosecuzione. D’altro canto, se è difficile analizzare il valore dell’operato dei tre anni precedenti, è stato comunque riconosciuto quello che abbiamo fatto, a partire dallo scambio e dall’interlocuzione con le istituzioni, che ha portato il nostro settore ad essere supportato con risorse importanti, senza le quali si ritroverebbe oggi in una situazione molto più grave.

Guardiamo dunque al futuro con un programma che riprende quei punti essenziali che avevamo immaginato ma su cui non è stato possibile intervenire. C’è innanzitutto la necessità di continuare il confronto sia sulla nostra componente, e dunque sul nostro modo di lavorare e di misurarci con un modello nuovo di esercizio, pur nella consapevolezza delle differenze tra le nostre strutture in termini ad esempio di dimensioni e di territorio, sia sulle richieste dell’industria, che ci chiede un nuovo modello di sala, più dinamico nella offerta, e una nuova modalità di intendere il ruolo dell’esercente.

Occorre partire dall’analisi del nostro contesto per poter affrontare adeguatamente le sfide che si presentano, a partire dai prodotti cinematografici e dal rapporto col pubblico, senza considerare l’esigenza di continuare a interloquire con le istituzioni, anche sotto il profilo economico: ma per far questo bisogna partire da una chiara analisi del nostro contesto, propedeutica a poter assumere una funzione dinamica e rilevante nella filiera.

LDL: Si assiste talvolta, nell’informazione mainstream, a un certo catastrofismo relativo alla situazione dei cinema. Questo tipo di comunicazione rispecchia la situazione reale oppure si tratta di un allarmismo mediatico ingiustificato che rischia, peraltro, di danneggiare il comparto?

ML: È evidente che nella comunicazione dei media la verità non venga colta, forse a causa di una diffusa linea editoriale che mira principalmente a colpire con la notizia. Per quel che concerne il nostro settore, infatti, è sempre eccessivamente prevalente la narrazione negativa. È difficile, in tal senso, ristabilire un rapporto equilibrato con la stampa: non si tratta di negare le situazioni, ma di comunicarle in modo reale e documentato. Talvolta si vanno a recuperare problemi non attinenti alla situazione attuale, ad esempio nella questione della chiusura delle sale, che a volte chiudono per problematiche altre, radicate in questioni che possono essere di vario tipo, ad esempio urbanistiche, e che risalgono a diversi anni fa.

Il giornalismo tende a storicizzare il processo e a tratteggiare di conseguenza dimensioni di “lento declino”. In realtà non è così: se noi guardassimo al 2019, prima della pandemia, il mercato aveva registrato un rientro a 104 milioni di biglietti venduti, e dunque nel bene e nel male era in media con gli ultimi 20 anni. Eravamo tornati in una situazione di sostenibilità, che è la base per costruire un rilancio. Senza sostenibilità si resterebbe, infatti, in una situazione di perenne emergenza, come quella vissuta durante la pandemia, in cui non è possibile intraprendere un percorso di rilancio. Questa narrazione focalizzata esclusivamente sul dato negativo non fa bene al settore: forse occorrerebbe concentrarsi sulle modalità di ripresa.

È necessario, dopo il periodo che abbiamo vissuto, intercettare il ritorno alle abitudini, offrire tecnologia e comfort nella sala, gestire in modo equilibrato l’offerta. Lavorare sulla miglior distribuzione dei film tutto l’anno, tornando ai progetti sull’estate, riuscire a lavorare insieme su quali prodotti sono adatti e necessari alla sala, ristabilire una cronologia dei media che contribuisca a rimettere in ordine il sistema.

Se riusciamo a concentrarci su questi obiettivi possiamo dare una spinta propulsiva al pubblico, che ha bisogno di sentire positività nel ritorno all’esperienza cinematografica. Certamente per molti aspetti incidono le tante offerte streaming, la concorrenza edelle numerose piattaforme che spingono il pubblico –già abituato durante la pandemia a restare a casa –a rimanerci.

La comunicazione è un ambito delicato, da gestire con cautela, in cui talvolta la voglia di comunicare può trasformarsi in un boomerang. In tal senso, a fronte di notizie orientate al catastrofismo, non sempre è opportuno replicare e farsi così trascinare nell’arena mediatica, dove ogni risposta ne genera un’altra finendo per dare luogo a un dibattito pur sempre interno ad una narrazione negativa e da cui non possiamo pertanto che essere penalizzati, poiché finirebbe per scoraggiare ulteriormente il pubblico. Per questo noi dobbiamo “sterzare” da questo tipo di notizie e concentrarci sugli aspetti che possano sostenere un rilancio del comparto, come il buon risultato di un film o un’iniziativa riuscita. Purtroppo un contatto più positivo e dinamico con i media oggi non è per niente facile. Noi però continueremo a provarci lanciando messaggi di prospettiva pur in una situazione che è ancora delicata.

LDL: Il progresso tecnologico e la diffusione di piattaforme che offrono contenuti cinematografici rappresentano fattori di concorrenza alle sale. Immagino che restituire alle sale centralità rispetto all’evento cinematografico sia una sfida cruciale di questo momento storico. Quali strategia può mettere in campo Anec per valorizzare l’esperienza della fruizione nella sala e dunque per enfatizzare la “magia” e l’unicità del cinema come luogo fisico?

ML: C’è da considerare l’interlocuzione con le Istituzioni, in merito alla suddivisione delle risorse previste dal fondo per il cinema tra produzione, distribuzione, esercizio e industrie tecniche: se si riconosce che servono interventi sulla sala, anche dal punto di vista del comfort e della creazione di luoghi interni ai cinema destinati all’aggregazione e ad attività polifunzionali, dobbiamo condividerlo e decidere insieme di chiedere maggiori risorse. In questo senso, se c’è stato un ritardo nell’ammodernamento delle sale, probabilmente è perché c’è anche stata poca considerazione sulle risorse da destinare alla sala.

Se ci fosse stata più attenzione sotto questo aspetto, come quella che è stata riservata alla produzione, anche gli esercenti probabilmente avrebbero potuto affrontare investimenti con più sicurezza. Il discorso è analogo per tutti i settori dello spettacolo che usufruiscono di contributi pubblici: senza la certezza di avere accesso a determinate risorse non si può programmare in un certo modo. Poi personalmente sostengo che il nostro settore debba fare il possibile per tornare il più presto possibile sul mercato, soprattutto perché è l’unico modo per uscire dalla logica dell’emergenza. Certo le difficoltà ci sono: se lo stesso film viene proposto al cinema e su una piattaforma, io come esercente posso cercare di trasmettere che la visione in sala è un’esperienza bellissima, rendere la mia sala accogliente e confortevole etc., ma devo fare i conti con difficoltà legate agli stili di vita. È chiaro allora che noi esercenti dobbiamo lavorare come presidio e fare perno su una leva culturale e sociale: e cioè la necessità che le persone continuino a vedersi, a ritrovarsi, a uscire di casa e avere momenti di socializzazione. In questa prospettiva il film diventa un mezzo importante di aggregazione, oltre che di emozione. Senza questo plus non c’è partita, e gli esercenti lo sanno. Per far questo come abbiamo già detto serve adesso un programma condiviso con tutti i settori,  dobbiamo lavorare tutti insieme per dare l’idea che tutti puntiamo sul valore del cinema al cinema  come esperienza primaria, e quindi trovare i giusti  tempi di passaggio esclusivo dei film in sala per dare allo spettatore chiarezza e possibilità di godere prima di tutto della visione in sala, portare sullo schermo film che nel loro genere e contesto siano adatti alla sale e soprattutto comunicarlo bene.

D’alto canto, noi esercenti dobbiamo fare la nostra parte. Entrare nella concezione dell’esercente come operatore culturale è importante: ma le istituzioni devono accompagnare questo processo. Non tutti gli esercenti hanno questo tipo di formazione, ed è giusto che se le istituzioni sostengono un cambiamento in questa direzione debbano guidarlo, destinando risorse che consentano agli esercenti di avvalersi di professionalità dotate delle competenze necessarie.

Nondimeno, i fatti dimostrano che le campagne, se preparate bene con adeguati investimenti e lanciate col giusto risalto, funzionano, come nel caso di “Cinema in festa”. Ma prima bisogna concentrarsi sugli elementi fondamentali, e per farlo è necessario affrontare insieme i temi più spinosi e scomodi con realismo, e avere una visione chiara e condivisa che ci porti a proporre prodotti di qualità e lanciarli bene, a intraprendere azioni comuni, a fidelizzare il pubblico comprendendone le esigenze.

Oggi major e multinazionali hanno scelto di investire molto nelle piattaforme, ma i fatti stanno dimostrando che senza la sala questo modello non regge.

Il ruolo e la valorizzazione della sala oggi non possono essere messi in dubbio: non c’è cinema senza sala, ed è stato ribadito in ogni sede. Noi esercenti siamo pronti a rimetterci in gioco, e vogliamo la massima condivisione sull’oggettività della situazione.

LDL: Ai blocchi di partenza le Giornate Professionali di Cinema di Sorrento (dal 28 novembre al Primo dicembre) che costituiranno, tra le altre cose, un’occasione di incontro, di dialogo e di confronto interno all’industria cinematografica. Quali sono le sue aspettative rispetto all’evento?

ML: Ci apprestiamo a un’edizione delle Giornate professionali ricchissima, che prevede molti momenti di scambio sul futuro dell’esercizio per una ripresa stabile, ma che soprattutto lancia con forza un messaggio: la grande voglia di come affrontare le nuove sfide.

Ci tengo particolarmente a citare uno dei panel che abbiamo predisposto: “Il Theatrical cuore della redditività economica dell’audiovisivo: siamo ancora in tempo?” in cui insieme a tutti i rappresentanti del settore, discuteremo di questioni centrali per la ripresa del comparto.

Il programma delle Giornate dimostra chiaramente: che il mondo dell’esercizio è pronto a intraprendere ogni azione per lavorare tutti insieme con iniziative, progetti, idee, proposte. Quello che serve è uno spiraglio che ci permetta di ripartire. Anche le due edizioni di quest’anno dei laboratori di Anec Lab, una a maggio e una conclusasi pochi giorni fa a Bologna, sono andate in questa direzione. Attraverso momenti di confronto esercenti, distributori e uffici marketing hanno lavorato insieme per implementare la loro relazione e condividere azioni di co-marketing tra sala, territorio e distribuzione. Condividere queste esperienze è fondamentale per stimolare la nascita di nuove idee e aiutare tutto il settore a ripartire. L’esercizio non resta a piangersi addosso: i nostri sforzi sono concentrati a rilanciare il settore nel migliore dei modi.

Scritto da

Direttrice editoriale. Musicologa, project manager, consulente editoriale per Istituzioni culturali.

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