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ALLA SALA UMBERTO IL 27 E 28 NOVEMBRE “EZRA IN GABBIA”

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Al centro del palcoscenico una gabbia. Quella dove fu rinchiuso Ezra Pound, sessantenne, nel campo di prigionia dell’esercito americano di Metàto, presso Pisa (Disciplinary Training Center of the Mediterranean Theater of Operations). Pound rimase per 25 giorni, nell’estate del 1945, giorno e notte, in una gabbia di rete metallica, un tetto di lamiera ed il pavimento in cemento, esposta alle intemperie e illuminata costantemente durante la notte.

Con quella gabbia iniziarono 12 anni e 11 mesi di reclusione in manicomio criminale ai quali il governo americano costrinse quello che è stato non solo il poeta più influente del ventesimo secolo, ma un maestro di pensiero, un ecologista, che ha proposto una sorta di bioeconomia, per un progresso rispettoso dei ritmi vitali e biologici, e un economista che ha criticato la nozione quantitativa, anticipando il pensiero d’una decrescita felice.

La sua ossessione fu l’usura, contro la quale si scagliò, come Dante, che ispirò a Pound idea e titolo dei Cantos (la Divina commedia del nostro tempo). Infiniti sono i parallelismi che emergono nello spettacolo tra i due: eretici, esiliati, messi all’indice dai loro contemporanei. Pound fu liberato nel 1958.

Da allora il silenzio ha accompagnato i suoi ultimi anni di vita. Ora è “tornato”, per chiedere agli spettatori di giudicarlo, per avere quel processo che non ha avuto … è finito il tempus tacendi…

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