«Già dalla prima impressione si capiva che era unica. Arrivava in sala di registrazione e al primo colpo forniva un cantato che non lasciava nulla a desiderare». La prefazione appassionata di Pete Bellotte del libro “Donna Summer, la voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop”, di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, pubblicato da Coniglio Editore, dà una immagine perfetta di una cantante che non ha faticato per imporsi nel mondo della musica.
E’ un magico tuffo nel passato quello che i due autori hanno intrapreso. Leggere la storia della regina della disco music crea una nuova dipendenza dalla musica che, già negli anni Settanta aveva stregato il popolo delle discoteche con la sua voce e la sua sensualità. Donna Summer fu un’autentica rivelazione negli anni in cui i dancefloor furono pressi d’assalto dai giovani.
La coppia Angeli Bufalini e Savastano, non nuova a calarsi nel mondo della disco, riesce a raccontare una storia ricca di sfumature, supportata da numerosi contributi fotografici dei vari momenti della sua carriera. Come è evidente nel film “Thank God it’s Friday”, da lei interpretato la Summer è tra le figure che maggiormente hanno rappresentato un decennio dorato, mantenendo anche successivamente il suo status di superstar.
Sin dagli inizi difficili avuti nell’imporre «la troppo erotica “Love to love you baby», così giudicata dalla voce autorevole del Time Magazine, le due carriere di Donna Summer vengono narrate con grande attenzione dei particolari. Dal 1975 al 1979, grazie al lavoro svolto da Giorgio Moroder e Pete Bellotte, suoi produttori, la cantante di Boston ha saputo imporsi in tutto il mondo con brani che ancora oggi possono essere considerati l’autentica colonna sonora degli anni Settanta.
Dai 17 minuti della sensuale “Love To Love You Baby” alla innovativa e rivoluzionaria “I Feel Love”, Donna Summer ha lasciato in eredità brani intramontabili come la lunga suite “Try me, i know, we can make it”, “Could it be magic”, “Spring affair”, “Last dance”, “Mac Arthur Park”, “Hot stuff”, “Bad girls”, “On the radio”, e il duetto con Barbra Streisand “No More Tears (Enough Is Enough)”. Non di minor successo il periodo che dal 1980 la vide coinvolta con Quincy Jones, suo nuovo produttore.
Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, sullo sfondo del periodo d’oro della disco music, non hanno trascurato la vita privata della cantante, facendo luce su un momento della sua carriera offuscato da una dichiarazione offensiva ai danni della comunità gay. Un piccolo intoppo, da lei smentito, che non ha offuscato la sua grandezza e la sua capacità di saper reggere al confronto con artiste del calibro di Gloria Gaynor e Diana Ross.
In un libro imperdibile Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano non trascurano la vera essenza della Summer, che amava esplorare nuove soluzioni musicali, come nel caso di “I feel love”, e non disdegnava dal lasciarsi contaminare dal mondo del rock, come accaduto con l’assolo di Jeff Baxter dei Doobie Brothers in “Hot stuff”. Un evidente segnale di quanta fosse significativa la creatività che circondava la sua musica.
Interessanti le dichiarazioni che sono messe in evidenza con dei virgolettati. Tra questi quelli di Jimmy Sommervilledei Bronski Beat, Quincy Jones, Bruce Roberts, Pete Waterman, August Darnel, conosciuto con lo pseudonimo di Kid Creole, Barbra Streisand, e Bruce Springsteen, il quale ebbe modo di apprezzarla dichiarando «Donna Summer sa davvero cantare. Non mi è mai piaciuto il velato razzismo del movimento anti disco music». Un’affermazione che fa ben capire quanto Donna Summer fosse considerata ben oltre il suo ruolo di disco queen.
“Donna Summer, la voce arcobaleno. Da disco queen a icona pop”, è sicuramente un’opera completa, che aprirà la strada al ricordo di una cantante dalla grande voce, ma soprattutto secondo Pete Bellotte «una donna speciale». Una lettura che solleciterà anche l’ascolto di canzoni appartenenti ad un passato indimenticato da ognuno di noi. Una nostalgia che rivivrà anche attraverso le copertine dei suoi album riportate nella sezione riguardante la sua discografia.
Recensione a cura di Giuseppe Panella





























