Le associazioni di categoria del cinema e dell’audiovisivo lanciano l’allarme sui tagli al Fondo cinema nella Legge di Bilancio, che – secondo le stime del settore – mettono a rischio la tenuta dell’intero comparto
“Quello del comparto cinema e audiovisivo è un mercato stabile, in buona salute, ma fragile. Le norme previste dalla legge di Bilancio 2026 hanno messo tutto il settore in una serissima preoccupazione per il taglio al Fondo cinema e audiovisivo”.
Lo dice Mario Lorini, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema (ANEC) nel corso dell’audizione delle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato sulla Manovra.
Il taglio al Fondo per il cinema e l’audiovisivo, previsto nella Legge di Bilancio 2026, riduce la dotazione complessiva dagli attuali 696 milioni di euro a 550 milioni per il 2025 e 500 milioni per il 2026.
Una riduzione di quasi 200 milioni di euro rispetto ai livelli attuali che, secondo le associazioni di categoria, rischia di compromettere gli equilibri raggiunti dal settore dopo gli anni più difficili della pandemia.
Il Fondo rappresenta uno strumento centrale per il sostegno alla produzione, distribuzione ed esercizio cinematografico. Un taglio di questa entità, spiegano le organizzazioni del comparto, avrebbe effetti a catena su tutta la filiera.
Tra le principali conseguenze stimate: il rischio di chiusura per molte sale cinematografiche, soprattutto nei centri minori, con la conseguente perdita di presidi culturali e sociali; la diminuzione delle produzioni audiovisive, con meno film e serie finanziate in Italia e quindi meno lavoro per autori, produttori e maestranze; un possibile aumento della disoccupazione nel settore e una riduzione della capacità di attrarre investimenti privati e turismo culturale.
Lorini, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha parlato di “danni forse irreparabili” per l’industria cinematografica italiana, chiedendo “l’integrale ripristino delle dotazioni del Fondo durante i lavori parlamentari”.
Il presidente ANEC ha inoltre espresso preoccupazione per la norma sul contrasto alle indebite compensazioni, spiegando che nel settore oltre il 60% delle compensazioni avviene per tributi Inps e Inail e che si tratta di un sistema “chiuso, dove ogni investimento è certificato dalle spese e le domande di credito d’imposta vengono fatte a consuntivo, quando l’impresa ha già sostenuto tutti i costi”.
Il presidente Lorini ha concluso ricordando l’importanza del ruolo sociale delle sale cinematografiche: “Le abitudini del pubblico, la socializzazione, il ritorno alla frequentazione dei luoghi è un bene per tutto il Paese, per le periferie, per i centri, per la vita commerciale. Se si detrae anche di una minima cifra il Fondo cinema e audiovisivo, rischiamo di mettere un po’ tutto a rischio”.





























