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L’atmosfera culturale dell’Italia secondo Ipsos Flair 2022

Tempo di lettura: 5 minuti

Una visione completa dell’Italia di oggi

Viviamo in una fase complessa, fluida, ricca di fenomeni, di aperture e chiusure. Una fase che possiamo descrivere come un flusso continuo tra avanzamenti e arretramenti.

Ipsos Flair è la pubblicazione annuale di Ipsos che decodifica i valori, i comportamenti, le trasformazioni dei singoli individui e della nostra società nel suo complesso. L’istituto di sondaggi, tra le più grandi società al mondo nel settore delle ricerche di mercato, ha titolato l’edizione di quest’anno:

“Nella spirale dell’interregno. Un Paese tra non più e non ancora”

Dall’immobilismo dello stesso report 2021, titolato “La danza immobile di un Paese al bivio“, che sintetizzava un Paese ambiguo sul da farsi, incompleto nella sua capacità di agire, in cui le persone avvertono l’incertezza di un futuro che non riescono ancora né a padroneggiare, né a tracciare, il Flair 2022 disegna un Paese immerso in una transizione incerta nel quale il passato, il portato che abbiamo alle spalle, è in disfacimento senza essere stato superato o accantonato e il nuovo ha difficoltà a emergere.

Flair analizza da sempre le persone-consumatori-cittadini, i loro valori, gli atteggiamenti e le opinioni relative alla società in cui vivono e a cui aspirano.

Analizzando il report 2022, NdS ha catturato l’atmosfera del nostro Paese in ambito culturale.

Danni collaterali del Covid

Tra gli emotional effect e i mutamenti nelle dimensioni di vita indotti dal Covid, il report di Ipsos ha ridisegnato parzialmente il quadro dei valori aspirazionali delle persone facendo fare un giro di giostra ai vettori dell’affermazione di sé, ai fattori per sentirsi “in”.

Secondo Flair 2022, l’essere acculturati ha marcato il proprio ruolo di driver di distanziamento sociale, di elevazione. Nelle pulsioni delle persone restano saldi, in questo gioco di dare e avere generato dai mutamenti in corso, alcuni must classici dell’essere “in”. Metà degli italiani usano come un vettore di posizionamento sociale

  • fare vacanze paradisiache (21%)
  • avere un corpo impeccabile (15%)
  • ricercare l’elisir di giovinezza (14%).

L’altra metà del Paese presta maggiore attenzione all’informazione, mentre è cresciuta e si è insediata, almeno nel 49% delle persone, l’abitudine di invaghirsi e appassionarsi alle serie TV.

Le sfide che arrivano dal Mezzogiorno

Tra i 10 snodi che marcano la società in transizione, la percentuale di persone che al Sud avverte delle carenze nel proprio bagaglio culturale e di conoscenze a disposizione per affrontare la contemporaneità, è di 5 punti sopra la media nazionale.

In queste regioni non mancano energie o idee, né fanno difetto le qualità delle persone. Un altro futuro è possibile per il Sud (Anche in ambito culturale e artistico, c’è un pezzo d’Italia che non ce la fa”, l’intervento di Settimio Pisano sulla promozione dello spettacolo dal vivo di Stato e Regioni) ma gli indispensabili piani d’investimento strutturale devono essere incorniciati all’interno di una vision complessiva di futuro:

  • entro un modello capace di rendere egemonica la cultura della legalità;
  • di coniugare sviluppo economico e crescita sociale;
  • di stimolare ricadute concrete sulla qualità della vita;
  • di investire sui talenti e sulla rigenerazione della classe dirigente.

Un paese in cronico deficit di fiducia

La fiducia è uno dei beni collettivi più alti e indispensabile per una società. Essa è essenziale per affrontare i momenti difficili, le crisi, le fasi di caduta e di pressione come quelli attuali indotti dalla pandemia.

Bassi tassi di fiducia sono un costo, un tarlo negativo e pernicioso, per qualunque società, ancor di più per quella modernità liquida (in permanente stato trasformativo e contrassegnata dalla fluidificazione di valori e strutture) in cui viviamo e di cui ci ha parlato il sociologo polacco Zygmunt Bauman (Z. Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2011).

La mancanza di fiducia porta con sé, anzi alimenta, una mentalità “win-lose”, io vinco-tu perdi.

I livelli di diffidenza verso le élite culturali ed economiche sono al calor bianco
nel ceto popolare (87%) e nel ceto medio-basso (83%); tra gli over 50 anni (80%) e tra
i residenti al Sud (79%).

Le dinamiche individuali: inclusione ed esclusione all’opera

Il report evidenzia che i fattori di maggior disagio non sono solo il portato della pandemia.

  • Il 27% del Paese denuncia la difficoltà di comprendere i cambiamenti in corso,
  • il 24% avverte l’insufficienza del proprio bagaglio culturale per far fronte alle dinamiche della contemporaneità,
  • il 21% denuncia la insufficiente capacità di stare al passo con le innovazioni.

La limitatezza del proprio bagaglio culturale (tema centrale in una società della conoscenza, dello sviluppo delle nuove tecnologie, dell’intelligenza artificiale, della competitività serrata e della multiculturalità) è avvertito, soprattutto,

  • dai giovani (28%),
  • dalle donne (29%),
  • dal ceto medio basso (28%),
  • da chi vive al Sud (29%) o nelle Isole (28%).

La fruizione dei luoghi

Il ritorno alla libertà nel fuori ha portato a comportamenti talvolta più irrazionali o contraddittori: se da un lato vediamo ancora presente il disagio di stare in ambienti piccoli o chiusi, come sui mezzi di trasporto (88% degli italiani predilige lo spostamento in auto – Ricerca Legambiente Ipsos), dall’altro si riaccende il bisogno di rivivere i luoghi elettivi della socialità e della cultura (50% degli italiani prevede di tornare alla fruizione degli eventi culturali dal vivo – Ipsos Intesa San Paolo Primavera 2021), così come una rinnovata voglia di tornare a viaggiare, seppur con orizzonti più prossimi e meno scontati, per un turismo sicuramente più slow, ma anche più autentico, più a misura d’uomo, fruibile e capace di riattivare un senso di appartenenza.

Media evolution – ItsART

In occasione della ASI Conference 2021, Frédéric Vaulpré, Vice-Presidente di Glance-Médiamétrie ha mostrato come le piattaforme globali di streaming, prima fra tutte Netflix, stiano puntando sulla “glocalisation” cioè a rafforzare la presa sulle audience globali facendo leva (anche) su un maggiore radicamento nelle produzioni locali.

Finora il numero di produzioni originali Netflix, sia serie che film, in Italia è stato
inferiore rispetto ad altri Paesi europei come Francia e Spagna, ma il colosso dello streaming si è impegnato a raddoppiare la produzione di serie originali italiane entro il 2022.

La ricerca “Be-Italy 2020: indagine sull’attrattività del Paese” di Ipsos mostra che, se Internet e Social Network sono i canali più utilizzati per conoscere l’Italia, la TV è il secondo canale più rilevante, i cui contenuti influenzano conoscenza e percezione dell’Italia.

Del resto, proprio l’intento di rispondere alla domanda di produzioni culturali italiane ha ispirato la nascita, a maggio 2021, di ITsART la piattaforma digitale voluta dal Ministero della Cultura e realizzata da Cassa Depositi e Prestiti.

ITsART punta a diffondere la cultura italiana, offrendo contenuti live e on demand, gratis e a pagamento, provenienti dai principali teatri, fondazioni lirico sinfoniche, musei, aree archeologiche, istituzioni pubbliche e private rappresentative del meglio del patrimonio artistico culturale italiano.

Ipsos Flair 2022

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