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BORGATE DAL VIVO, RIPARTIRE IN GRANDE PARTENDO DAI BORGHI

Tempo di lettura: 5 minuti

Viaggiare, riscoprire grazie allo spettacolo ed alla cultura i luoghi del cuore di un’Italia che, giorno dopo giorno, ha sempre più sete di quella normalità perduta non solo a causa della pandemia, ma anche di una vita frenetica che ci ha costantemente privato delle nostre radici.

Giunto, in questo 2021, alla sua VI edizione, “Borgate dal Vivo” è più di un festival estivo. È un progetto che racchiude al suo interno più azioni volte allo scopo di riqualificare ed innovare socialmente le zone periferiche rispetto ai classici circuiti culturali.

Alberto Milesi

Organizzato dall’Associazione Revejo, con sede in Val di Susa, di Borgate dal Vivo e dell’importanza dei festival nello sviluppo economico e sociale – anche in tempi post covid – ne abbiamo parlato con Alberto Milesi, Direttore Artistico e Presidente di Revejo.

Com’è nato questo progetto e come si è sviluppato nel tempo?

Il festival è nato nel 2016 solo in Val di Susa dove ha sede la nostra Associazione che, quest’anno, compie 10 anni di attività. Borgate dal Vivo nasce come piccolo festival letterario itinerante in 14 piccole borgate. Siamo andati nei vari paesi della Valle ed abbiamo riaperto le vecchie scuole frequentate dai nostri nonni, recuperate dal punto di vista architettonico e che aspettavano di essere riempite di contenuti. Grazie al successo della prima edizione, l’anno successivo abbiamo esteso le attività a tre regioni. Nel frattempo il festival si è evoluto diventando multidisciplinare toccando anche musica, teatro e formazione. Ad oggi il nostro è un progetto che praticamente dura tutto l’anno anche grazie alle stagioni teatrali che organizziamo in vari comuni. Siamo cresciuti tantissimo. Per estensione e durata siamo oggi uno dei festival più grandi d’Europa, e quest’anno toccheremo le 86 giornate di eventi in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia.

Niccolò Fabi

Portare lo spettacolo dal vivo nei piccoli borghi quanto li aiuta a farli riscoprire e a farli rivivere?

È la nostra filosofia: i grandi eventi di cultura e di spettacolo possono vivere anche in piccoli luoghi. Anche in borghi, spesso, ormai praticamente disabitati o dove ci sono soltanto 3 o 4 famiglie che vanno in vacanza d’estate. Vedere in quelle occasioni arrivare centinaia di persone, vedere quei luoghi riprendere vita letteralmente e fisicamente è qualcosa di assolutamente unico. Borgate dal Vivo vuole riequilibrare quell’offerta culturale che, nel corso del tempo, si è sbilanciata verso i grandi centri. In questo senso la pandemia – possiamo dire – ci ha dato in parte ragione: c’è una grande voglia di tornare nei paesi d’origine e di rivivere i borghi dei nostri nonni.

La ricaduta, in termini economici, immagino sia enorme.

Lo scorso anno siamo stati contingentati a causa del covid, ma in linea generale abbiamo portato una media di 20mila persone ad edizione alla riscoperta di questi luoghi, con delle ricadute economiche e di immagine enormi per il territorio. Lo abbiamo appurato grazie al feedback di commercianti, addetti all’ospitalità e ristoratori locali e quest’anno lo andremo a misurare statisticamente con uno studio ad hoc.

Come può, l’amministrazione pubblica, essere d’aiuto nei confronti di chi crea cultura?

Il loro sostegno è importantissimo, non solo in termini economici. È assolutamente indispensabile dal punto di vista logistico non solo perché la nostra è una rete che nasce dal basso ma anche per i contenuti che il nostro festival vuole offrire. Una cosa su cui ci piace molto lavorare è quello di proporre un’offerta culturale specifica, che sia figlia del territorio e che sia frutto del suo desiderio, non calando contenuti dall’alto in maniera estemporanea. Ad esempio, due anni fa abbiamo realizzato alla Sacra di San Michele a Sant’Ambrogio di Torino il reading de “Il Nome della Rosa” con Tommaso Ragno. Fare quell’evento lì, proprio nel luogo dove Umberto Eco si è ispirato per descrivere nel suo romanzo l’abbazia di Adso de Melk, ha assunto un significato completamente diverso. È stato qualcosa di unico, di non replicabile da nessun’altra parte nel mondo.

Elio Germano e Theo Teardo

Quanto è importante la formazione legata ai festival ed allo spettacolo dal vivo?

Tra i bisogni dei territori abbiamo potuto sperimentare anche questo, come volano di sviluppo legato specialmente ai più giovani. La nostra associazione è nata 10 anni fa proprio per questo scopo. Quest’anno faremo nuovamente dei workshop tematici legati al teatro, alla scrittura, allo spettacolo dal vivo e molto altro, rivolti principalmente agli under 35, il che assume un valore aggiunto. È un lavoro duplice: stimolare e valorizzare i giovani del territorio ma anche selezionare artisti che vengono da fuori per ospitarli e far vivere – a loro ed a noi – una nuova esperienza, anche di contaminazione culturale, nei nostri borghi. In ogni caso, quello che per noi è importante, è che alla fine di tutto questo processo ci sia una restituzione sia per il territorio e sia per i ragazzi che partecipano. 

Bandakadabra

Cosa significa, oggi, investire nel teatro e nella cultura, e quindi gestire un proprio spazio teatrale o un festival?

Sicuramente sappiamo benissimo com’è visto il mondo della cultura in generale, sia dal pubblico che non lo frequenta che dalla classe dirigente. Io credo che il mondo dello spettacolo dal vivo e della cultura siano un ottimo volano economico. Faccio mio quello studio famosissimo che dice che per ogni euro investito in cultura ce ne sono 5 di ritorno nell’economia circolare. In questo momento c’è una difficoltà molto forte e che aumenta a causa della pandemia, anche se comunque il sostegno non è mancato da parte anche delle istituzioni pubbliche, come ad esempio con i contributi Extra Fus. Prima dell’era covid stavamo anche crescendo molto in termini di partner e sponsor tecnici, i quali fornivano un grossissimo contributo e che investivano nel settore cultura con un ritorno importante. Ad oggi questo è molto difficile, anche se – va detto – alcune categorie economiche in questo periodo hanno lavorato molto più di altre, guadagnato sicuramente più di quanto facessero prima. Sarebbe un dovere etico e morale che queste categorie, quest’anno, investissero qualcosa in più nella cultura e nel welfare, facendo tornare qualcosa del loro guadagno al territorio.

Isabella Ragonese

Qual è stato il ruolo dei festival nel rilancio dello spettacolo dal vivo dopo il primo lockdown e cosa si prevede per questo 2021?

Se non ci fossero stati i festival la scorsa estate, ad oggi, tutto il comparto sarebbe completamente fermo da oltre un anno. I festival sono l’unica cosa che ha smosso qualcosa durante il periodo estivo. Mi auguro, e a tal proposito rivolgo proprio un invito alle istituzioni, che la prossima estate ci siano almeno le stesse condizioni di quella del 2020, che sono quelle minime per poterci fare lavorare. La realtà dei festival ha tenuto in piedi, a mio avviso, tutto un intero sistema. In Italia sono tantissimi, forse prima della pandemia avremmo detto che sono anche troppi, ma adesso ci rendiamo conto di quanto siano stati anche un po’ necessari. Ci sono molti festival di qualità, e personalmente sono contento di far parte della rete di Italia Festival perché mi permette di confrontarmi con delle realtà di altissimo profilo e di altissima qualità. Fare rete per i festival sarà sempre più importante. Come Borgate dal Vivo stiamo lavorando in queste settimane alla calendarizzazione delle attività di questa edizione, cercando di fare un match tra le cose che vogliamo portare dal punto di vista artistico e le esigenze dei comuni e dei territori. Penso che il ruolo dei festival sarà, quest’anno più che mai, importante per una ripartenza in sicurezza della macchina dello spettacolo dal vivo.

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Lavoro nel campo della comunicazione e mi occupo di teatro come regista e attore e di radio come speaker e conduttore. Ho scritto e scrivo su numerose testate.

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