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Festival Donizetti Opera 2023: “un piccolo expo culturale” per Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura

Francesco Micheli, direttore artistico del Donizetti Opera, racconta la sinergia tra il programma del Festival di quest’anno e quello di “Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023”.

Tempo di lettura: 3 minuti

Giunge alla nona edizione il Festival Donizetti Opera – manifestazione internazionale dedicata al compositore bergamasco, organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti, che si svolgerà a Bergamo dal 16 novembre al 3 dicembre 2023.

Un’edizione speciale che quest’anno si rispecchia all’interno del progetto “Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023”, come spiegato dal direttore artistico Francesco Micheli.

“Il progetto Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 è un percorso culturale che le due città stanno portando avanti insieme. È stato imperativo per noi cercare di far corrispondere l’edizione del Donizetti Opera di quest’anno con gli obiettivi di questa importante nomina.
Due sono le idee portanti di quest’anno: la prima è quella di essere una città in cui  i valori di tolleranza, di accoglienza e di cultura guidano la comunità e sono frutto dell’evoluzione della civiltà occidentale; la seconda è evidenziare la dialettica molto forte tra il mondo della cultura e quello della ricerca e dell’innovazione.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal Donizetti OperaQual è il filo rosso che lega il programma di quest’anno?

“Sarà un’edizione ampia e variegata. Il Festival, che si svolge attorno alla data di nascita di Donizetti (29 novembre 1797), è un po’ come una lunga festa di compleanno: al festeggiato regaliamo le sue stesse opere, che quest’anno saranno cinque nuove produzioni.
È un appuntamento in cui si costruisce una comunità che si stringe intorno a un grande artista, lo commemora, lo sente vivo e ne tramanda l’eredità. Possiamo dire in più che il Festival quest’anno è un piccolo expo culturale per le città di Bergamo e di Brescia.
Tanto è vero che uno dei principi cardini non solo del Donizetti Opera ma anche di Bergamo-Brescia Capitale è la riscoperta dei tesori nascosti.

Il Donizetti Opera cresce e si riscopre insieme alla propria città e alla figura del compositore. In che modo?

“È l’idea che guida il progetto “Donizetti200”. Nel 2017 abbiamo avuto la fortuna che  il nostro Festival coincideva con l’inizio dell’attività creativa operistica di Donizetti. Questo, oltre ad averci regalato l’occasione di mettere ogni anno in scena almeno un’opera a duecento anni dalla sua stesura, ci consente di costruire una vera biografia artistica di un compositore che è tra i più eseguiti al mondo, e che nella sua vita ha scritto più di 70 opere. Ci permette di vedere un Donizetti che cresce nel presente, come se lo stesse facendo adesso, insieme a noi”.

Un’edizione che attinge dal passato ma che guarda al futuro: tra i partecipanti di quest’anno ci saranno anche David Blank e Miss Keta.

“Uno dei concetti più importanti del progetto “Capitale della Cultura” di quest’anno è quello di “città, cultura e tecnologia”. Questo ci stimola a dialogare apertamente con le nuove forme di intrattenimento culturale e ci costringe a misurare il melodramma con quella che potremmo definire la musica operistica di oggi, cioè senza alcuna provocazione la musica elettronica: due generi che in realtà si assomigliano tantissimo.
La missione, l’eredità di un festival monografico come il nostro è anche misurare la vitalità di un compositore e chiedersi “cosa farebbe Donizetti se fosse vivo oggi?”. 
La nostra risposta è stata quella di mettere la partitura donizettiana nelle mani di un gruppo di artisti che sono la traduzione contemporanea del compositore bergamasco. Se Donizetti fosse vivo oggi lavorerebbe in questo modo e con queste persone. Da qui è nata la commissione di LU OpeRave”.

Come si è costruito negli anni il legame tra il Donizetti Festival e il suo territorio?

“Per prima cosa creando un forte legame tra l’eredità culturale del compositore e il tessuto imprenditoriale e industriale fondamentale in questa terra. Il restauro del Teatro Donizetti e il programma di mecenatismo per il festival denominato ‘Ambasciatori di Donizetti’ sono fondamentali per la realizzazione del nostro programma.
Poi in maniera così improvvisa l’esperienza pandemica ha ricordato duramente a Bergamo e Brescia quanto sia importante dare spazio ai valori invisibili ma essenziali delle città.
Questo valore simbolico è stato sviluppato in modo tale che queste due città,oggi un’unica capitale,  mostrassero che ci si può rialzare, apprendere dal dolore che ci ha affiancato e ripartire con una nuova consapevolezza.
Bergamo ha un suo modo unico di vivere l’italianità, che arricchisce la varietà culturale del nostro paese. E non è un caso che il Donizetti Opera è uno dei pochissimi festival esistenti che si svolge in una stagione invernale, perché forse è proprio il momento in cui Bergamo dà il suo meglio.
Il teatro, l’opera e la cultura donizettiana non sono solo dei bellissimi monili eruditi che impreziosiscono l’ornamento di una città, ma sono un servizio culturale a disposizione dei cittadini che ha il compito di far star bene la gente. La cultura come cura per le sue comunità e che forse è il vero elisir d’amore di cui Donizetti profeticamente ci parlava”.

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