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NOI FESTIVAL SIAMO STATI VOLANO DELLA PRIMA RIPARTENZA: PAROLA DI STEFANO DELFINO

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A piazza Sant’Agostino, incastonata nell’incantevole borgo ligure di origine saracena, si svolge ogni anno, dal 1967, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi.

Alle spalle dello spettatore la costa ligure, di fronte la suggestiva scenografia naturale della chiesetta di Sant’Agostino, in alto il cielo stellato ritagliato dai tetti delle antiche costruzioni in pietra.
Di cartellone in cartellone, tanti spettacoli sono andati in scena in questo borgo meraviglioso e solitario, dove accanto al cappero e al carrubo è cresciuta anche rigogliosa la pianta del teatro.
Notizie di Spettacolo ha raggiunto il Direttore Artistico
Stefano Delfino.

Il Festival di Borgio Verezzi è diventato un importante punto di riferimento per il teatro italiano. Ogni anno arrivano un numero consistente di proposte. Quali sono, a grandi linee, i parametri dentro cui ci si muove per la scelta degli spettacoli?

Di progetti ne giungono a centinaia, alcuni anche dall’estero, ma non ne possono essere accolti più di 10-12, per ragioni di costi e di calendario. Nella selezione degli spettacoli proposti, la priorità è data alla lettura del testo, anche perché, in questi ultimi anni, molto spazio lo hanno avuto gli autori contemporanei. La valutazione successiva riguarda tutti gli aspetti professionali (autore, regista, interpreti, senza trascurare scenografie, costumi, musiche e luci), a garanzia della validità della produzione. Le rappresentazioni si tengono sul sagrato di una chiesa, e quindi, per rispetto, non vengono accettati spettacoli blasfemi o eccessivamente osé. E poi, importante è la varietà di tipologia e di tematiche, per offrire alternative di scelta a un pubblico eterogeneo, come il nostro, costituito in prevalenza da turisti in vacanza al mare.


Il teatro e, più in generale l’arte, in che misura contribuisce alla valorizzazione del territorio?

In una misura molto ampia. Il turismo culturale è in forte espansione e porta a benefiche ricadute economiche, anche attraverso l’indotto. Per Verezzi, basta una semplice osservazione: nel 1967, quando nacque il Festival, nel paese c’erano un bar, un’osteria, un ristorante e una bottega di commestibili, mentre oltre mezzo secolo dopo (acquisito anche lo status di uno dei Borghi più belli d’Italia) tra B&B, pizzerie, ristoranti, bar, boutique e negozi gli esercizi commerciali sono saliti a una ventina. E molte abitazioni allora fatiscenti si sono trasformate adesso in alloggi da prima o seconda casa, affittati o venduti a prezzi non propriamente da borgata di periferia.

Dal 2012 un Museo permanente dedicato al Festival, che permetta a tutti di ripercorrere la storia di questa splendida e rinomata manifestazione…

È una sorta di museo all’aperto: lungo le strade o nelle piazze, in punti strategici della cittadina, sono state installate delle plance in cui, anno dopo anno, viene raccontata, e illustrata con le fotografie dei relativi spettacoli, la storia del festival. È stata una bella idea, perché porta sotto gli occhi di tutti questo evento, così importante per Borgio Verezzi.


Il Festival riceve aiuti economici e/o logistici dalla pubblica amministrazione?

Sì, l’impegno maggiore, che non è mai venuto meno neppure nei periodi di maggiore difficoltà, è del Comune, che crede fortemente nel valore della manifestazione. Il Festival ha inoltre il contributo ministeriale del Fus e quelli della Regione Liguria, della Camera di Commercio delle Riviere Liguri (concesso proprio come riconoscimento all’azione di sviluppo economico provocata dalla manifestazione culturale) e della Fondazione De Mari. Sostegni minori arrivano da qualche azienda privata.


Dal 24 luglio al 22 agosto 2020 tre prime nazionali per quindici serate complessive e tanti nomi noti dello spettacolo. Si era ancora in piena pandemia. Qual è stata la partecipazione del pubblico?

È stata commovente, abbiamo registrato nove sold out (con 60-70 persone in vana lista d’attesa ogni sera) e il pienone – anche se non da tutto esaurito – nelle altre serate. A riprova del fatto che lo sponsor più consistente è il pubblico che ci è sempre stato vicino, garantendo incassi sostanziosi. Con il senno di poi avremmo potuto forse osare di più, ma quando abbiamo deciso di fare comunque il festival eravamo proprio nell’occhio del ciclone della pandemia, in una situazione carica di troppe incertezze. 


Qual è stato il ruolo dei festival nel rilancio dello spettacolo dal vivo dopo il primo lockdown?
Credo che sia stato utile, perché ha prodotto un effetto volano: dopo di noi, altri hanno imboccato con coraggio la nostra stessa strada. E hanno avuto risultati soddisfacenti anche loro. Grazie al coinvolgimento di tutti, la fiammella del teatro non si è spenta.

Si sta già organizzando il Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2021?

Sì, il Comune ha deciso anche quest’anno di fare uno sforzo finanziario, notevole per una piccola località di soli 2.200 abitanti. L’intenzione è quella di tornare alle caratteristiche antevirus, con un periodo che oscillerà tra il 9 luglio e il 22 agosto, le “solite” 22 serate e una dozzina di spettacoli, quasi tutti in prima nazionale per ribadire la caratteristica di vetrina di anticipazioni invernali. Il suo programma definitivo è in fase di completamento, ma posso già anticipare almeno uno spettacolo, “Slot!” di Luca De Bei, non solo autore ma anche regista, che dirigerà Paola Quattrini, Paola Barale e Marco Conte, protagonisti di un testo frizzante su un problema serio come la ludopatia affrontata con ironia e leggerezza. E proprio questo sarà il filo conduttore della 55ma edizione del Festival: dopo tanti mesi di lutti e angosce, abbiamo voluto offrire agli spettatori serate all’insegna del sorriso, non fine a sé stesso, ma accompagnato da spunti di riflessione. Se mi è consentito, vorrei fare un’ultima osservazione: ogni anno, il momento per me più difficile è quello in cui devo comunicare che una proposta non è stata accolta, ma questa volta è stato ancora più doloroso perché mi rendo conto del bisogno che tutti hanno di lavorare, però più di tanto non è possibile fare.

Giusi Arimatea
Giusi Arimatea è giornalista e critico teatrale iscritta all’ANCT. La sua formazione umanistica si pone al servizio d’ogni esplorazione e lavoro in ambito artistico-culturale. Nel settore giornalistico (cartaceo e online) si occupa prevalentemente di teatro, cinema, letteratura, arte, cronaca e sport. Prolungamento accademico specifico dei settori cinematografico e teatrale sono i percorsi di sceneggiatura, scrittura per corti e drammaturgia. Ha scritto saggi storici, testi per il teatro, soggetti, sceneggiature, dialoghi di cortometraggi e film.

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