“Sapete cos’è un cinema d’essai?”. È la domanda, rivolta ad alcuni gruppi di giovani della città di Treviso, da cui è partita Giuliana Fantoni, da giugno eletta nuova presidente di FICE, per portare all’attenzione un tema fondamentale: quello dell’identità e del ruolo del Cinema d’Essai in Italia. La Federazione raggruppa oltre 500 schermi in oltre 300 cinema su tutto il territorio nazionale, comprendendo le sale delle grandi città e quelle dei piccoli centri, spesso gli unici schermi in attività sul territorio. Ed è proprio dalla domanda su cos’è un cinema d’essai, in che modo è possibile valorizzare la propria identità e il proprio peso sul mercato e ripensare la comunicazione della FICE che Giuliana Fantoni ha impostato la sua linea alla guida della Federazione.
Qual è stato l’indirizzo che ha voluto dare alla sua presidenza di Fice?
Il primo passo è stato presentarmi e far conoscere il mio programma agli associati, così come i miei obiettivi e instaurare con loro da subito un rapporto di fiducia e di dialogo. Il primo vero banco di prova sono stati gli Incontri del cinema d’Essai di Lucca a settembre, nel quale mi premeva esporre il mio lavoro sulla comunicazione, sulla didattica e sui programmi d’incontro con i protagonisti al cinema.
Quale pensa possa essere il ruolo di Fice nel prossimo futuro?
Credo che il futuro della Fice sia strettamente collegato alla sua capacità di continuare a mobilitare e a coinvolgere attivamente i suoi associati, che sono la vera anima della Federazione. Per questo motivo credo che la Fice debba giocare un ruolo fondamentale nel costruire un dialogo sempre più aperto e fecondo tra gli esercenti e le distribuzioni, per promuovere e valorizzare il cinema di qualità.
Come possono esercenti e distributori sostenersi a vicenda?
Quello che mi aspetto è una strategia comune, che ragioni su come promuovere e raccontare al meglio ogni singolo prodotto al pubblico per il quale è destinato. Per questo è importante che gli esercenti e distributori lavorino insieme sulla comunicazione e sulla promozione del film studiandone le caratteristiche migliori, raccontando i suoi punti di forza e soprattutto “preparando” il pubblico prima dell’ingresso in sala, instaurando un rapporto più intimo e dialogico con lo spettatore.
In che modo il cinema può migliorare la comunicazione con il suo pubblico
Considerando quali sono gli strumenti che il cinema ha disposizione per raccontarsi, è un peccato che queste risorse non vengano sfruttate al meglio. Il d’essai è un mosaico composto da tante realtà molto affascinanti, che andrebbero valorizzate. Credo che la narrativa degli esercenti non debba fermarsi alla selezione e alla proiezione di una proposta di qualità, ma debba fare un passo in più, offrendo agli spettatori nuovi spunti e chiavi di lettura per vivere la sala e i suoi prodotti. Anche raccontando di più su chi siamo e come lavoriamo. Perché se è vero che il pubblico arriva in sala per vedere un film, è al locale e alla sua storia che poi si affeziona.
Il cinema d’essai ha registrato nel 2024 una crescita rispetto a una tendenza negativa di tutto il settore, con i film italiani in cima alla classifica. Cosa ci racconta questa fotografia?
La forza del d’essai è proprio questo legame molto forte con lo spettatore. È un rapporto di fidelizzazione e di fiducia tra la sala e lo spettatore e questo ha fatto sì che il d’essai abbia sentito meno l’arrivo della stagione estiva e la tendenza negativa registrata su ampia scala.
Uno dei momenti centrali delle giornate di Lucca è stato l’incontro “Per tutelare la varietà dell’offerta”. Quali sono le strategie su lungo termine adottate dalla Fice
Vorrei che i locali diventassero un po’ più protagonisti della scena. Luigi Lonigro diceva che la Fice è il “salotto buono del cinema”. Questo vuol dire aprire i nostri locali, le nostre sale, al pubblico e ai protagonisti dei film, mettere queste due anime in contatto e raccontare al meglio come nasce un determinato prodotto, prima di arrivare sul grande schermo. Per questo credo sia importante prendersi la responsabilità di alzare il livello della qualità della nostra proposta.





























