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La filiera della cultura scrive al Governo: il ruolo strategico del settore per il Paese

Le associazioni della filiera culturale italiana hanno inviato una lettera al Governo per chiedere il riconoscimento della cultura come investimento strategico. L’iniziativa, promossa da AGIS e nata dal confronto delle Giornate dello Spettacolo, propone una visione unitaria delle politiche culturali, con attenzione a investimenti, domanda, imprese e formazione.

Tempo di lettura: 2 minuti

Da un confronto corale di settore a un’iniziativa rivolta al Governo. Undici associazioni della filiera culturale hanno firmato una lettera congiunta indirizzata alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri competenti. La richiesta è chiara: riconoscere la cultura come un investimento strategico per il futuro del Paese.

L’iniziativa è promossa dall’AGIS ed è il risultato del percorso sviluppato durante le Giornate dello Spettacolo. La manifestazione, organizzata lo scorso dicembre in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni dell’Associazione, ha riunito in modo strutturato i diversi comparti della filiera culturale italiana. Da quel confronto è emersa la volontà di costruire una posizione comune e di dialogare con le istituzioni come sistema.

Cultura come risorsa economica e sociale

Nella lettera le associazioni richiamano il valore complessivo della cultura. Libri, musei, teatri, cinema, audiovisivo, musica, patrimonio storico e architettonico, archivi, biblioteche e media digitali “costituiscono una ricchezza fondamentale dell’Italia”. Un insieme capace di generare benefici economici e occupazionali e di contribuire al benessere delle persone e delle comunità.

La cultura viene così descritta come uno dei principali fattori di attrattività del Paese. Non solo un elemento identitario, ma una leva concreta per la crescita e lo sviluppo. Da qui l’invito a “superare una visione riduttiva delle politiche culturali e a riconoscerne la natura strategica”.

Le richieste della filiera: investimenti, domanda e imprese

Uno dei punti centrali del documento riguarda l’incremento delle risorse pubbliche destinate alla cultura. Le associazioni chiedono di avvicinare progressivamente l’Italia alla media europea, pari allo 0,5% del PIL. Un obiettivo che viene presentato come condizione necessaria per rafforzare il settore e l’intero indotto.

La lettera richiama anche la necessità di sostenere la domanda culturale. Le associazioni propongono misure in grado di rendere la fruizione più accessibile e inclusiva, anche attraverso strumenti fiscali. Particolare attenzione viene posta alla riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali.

Un ulteriore passaggio riguarda il ruolo delle imprese culturali e creative. Il documento chiede di riconoscerle come soggetti economici a pieno titolo, attraverso semplificazioni normative e una riduzione della pressione fiscale. In questo quadro rientrano anche i temi legati al rapporto con le grandi piattaforme digitali, alla tutela del diritto d’autore e alla promozione del pluralismo.

Scuola, formazione e prospettive di politica culturale

Le associazioni sottolineano infine il legame tra cultura, scuola e formazione. L’investimento nei percorsi educativi viene indicato come uno strumento fondamentale per ampliare nel tempo la partecipazione culturale e costruire un pubblico più consapevole.

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