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“LA SOLITUDINE E’ QUESTA” DOCU-FICTION DEDICATA A PIER VITTORIO TONDELLI

Tempo di lettura: 3 minuti

Il progetto tra documentario e fiction vede la partecipazione di Lorenzo Balducci e Tobia De Angelis, ed è sceneggiato da Grazia Verasani, Stefano Casi e lo stesso Adriatico, che insieme hanno scritto il film Gli anni amari, il biopic dedicato a Mario Mieli uscito nel 2019.

La docu-fiction, a cui gli autori lavorano da 5 anni, e che nel momento scelto per la lavorazione un anno fa è stato bloccato dalla pandemia, arriva finalmente oggi sul set. Le riprese proseguiranno in inverno e primavera nei luoghi della biografia di Tondelli, dal paese natale di Correggio (Reggio Emilia) alla città degli studi a fine anni 70 Bologna, dall’Aquila dove il primo libro Altri libertini fu sottoposto a sequestro e processo a Orvieto che è al centro del secondo libro Pao Pao, e ancora Rimini, Milano e Berlino.

La produzione è di Cinemare, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna e il supporto di Emilia-Romagna Film Commission.

Qual è la solitudine dello scrittore? E la solitudine dei nostri anni? Due personaggi contemporanei sono alla ricerca di uno scrittore che non c’è più, scomparso quando non erano ancora nati o erano ancora bambini. Alla ricerca delle tracce disperse nei suoi libri, nei suoi luoghi e nelle parole di chi l’ha conosciuto.

Quello scrittore è Pier Vittorio Tondelli, uno dei più importanti e seminali narratori europei del Novecento e uno dei testimoni più importanti e acuti dei suoi anni. Il docufilm La solitudine è questa (frase dal suo ultimo romanzo Camere separate) è al tempo stesso il racconto di un autore che ha narrato il sogno dei suoi coetanei al di là del bene e del male; che ha dato voce ai sogni dei ragazzi più giovani, sollecitati con il progetto di scrittura Under 25; e che ha trasferito la sua omosessualità nelle pagine di racconti e romanzi, rappresentandola dalle visioni più oltraggiose di Altri libertini agli accenti più intensi e universali di Camere separate, passando per gli acuti sguardi generazionali di libri come Pao Pao e Rimini, di un’opera teatrale come Dinner Party, e delle sue cronache giornalistiche (poi raccolte in Un weekend postmoderno). Il documentario è soprattutto il racconto della sua produzione letteraria di scrittore, ma anche di un’epoca passata (gli anni 70/80) e al tempo stesso delle generazioni di oggi, in cerca di radici e di futuro.

Questo viaggio inizia il giorno del trentesimo anniversario della sua scomparsa. Tondelli è morto di AIDS, un acronimo che all’epoca faceva ancora paura e vergogna (e che lo scrittore scelse di non dire), il 16 dicembre 1991 a Correggio, il paese emiliano dove era nato il 14 settembre 1955, 36 anni prima, e dove è sepolto nel cimitero della frazione di Canolo. Partendo dai suoi romanzi e dalle sue invenzioni linguistiche, così come dalle parole di tanti testimoni, i due personaggi vanno alla scoperta di un autore “del passato”. Confrontando la loro solitudine con quella raccontata e vissuta da Tondelli. Perché al di là del mestiere di scrivere, solitario per eccellenza, risalta la componente introspettiva di un narratore che ha vissuto in prima linea le contraddizioni della sua epoca, trascrivendola sulla propria pelle, al punto da divenire il cantore prediletto di un’intera “lost generation” postmoderna.

Anche per questo il film è un viaggio: un viaggio nei suoi libri e un viaggio nelle sue città: Correggio (città natale), Bologna (città degli studi), L’Aquila (città del “terremoto” esistenziale simboleggiato dal sequestro del suo primo libro Altri libertini), Orvieto (città di riferimento del suo servizio militare), Rimini (città simbolo degli anni 80 da lui descritti), Milano (città dove ha vissuto e lavorato negli ultimi anni), Berlino (città emblematica del suo rapporto con l’Europa).

Per il regista Andrea Adriatico, «Tondelli si è fatto carta assorbente del suo tempo in presa diretta, ha abbracciato la cultura della notte e l’interdisciplinarietà tra le varie forme artistiche, cinema, musica, teatro, moda, fumetto etc, tutti elementi che hanno caratterizzato il suo linguaggio ma che hanno anche fortemente condizionato quello dei narratori nati dopo di lui.»

Prosegue «Una solitudine che è anche quella del viaggiatore: Tondelli era un viaggiatore instancabile, amava celebrare la provincia e mitizzare l’Europa e l’America come terre di libertà e piacere. Viaggiare però non era solo conoscere altre città, altre lingue, andare a Berlino o Tunisi sulle orme di autori e artisti amati; spesso bastava una discoteca di Rimini o Riccione per osservare la gente. E così lo immaginiamo: capace di isolarsi nel rumore più assordante, prendendo mentalmente i suoi appunti e intrecciando ineludibilmente vita e scrittura.»

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