Connect with us

Cosa stai cercando?

logoScenaRi
Rubrica nata dalla collaborazione tra AGIS e Università Telematica Internazionale Uninettuno che esplora le dinamiche del mutamento sociale nella contemporaneità a partire da riflessioni legate al mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura.

 

Responsabile Scientifico

Carmelo Guarino, docente di Mutamenti sociali, democrazia e patrimonio culturale presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno

L'uomo bicentenario (1999) - Foto da Mymovies

ScenaRi

L’amore al tempo dell’intelligenza artificiale

di Carmelo Guarino

Tempo di lettura: 4 minuti

Forse ricorderete quel film del 1999 L’uomo bicentenario con Robin Williams e Sam Neill, tratto dal racconto sci-fi di Isaac Asimov The bicentennial man (e dal successivo The positronic man scritto da Asimov con Robert Silverberg, che prosegue e amplia la storia), diretto da Chris Columbus con la sceneggiatura di Nicholas Kazan. Racconta la storia Andrew, un adorabile automa la cui coscienza maturata nell’arco di 200 anni di rapporti con gli esseri umani lo rende capace provare emozioni e desideri. In realtà, la produzione cinematografica che da anni, attraverso i generi più disparati, racconta degli imprevedibili esiti che le potenziali dinamiche tra le dimensioni e gli spazi del virtuale e del reale, dell’online e dell’offline, dell’artificiale e del naturale, possono generare, è lunga è ricca, almeno a partire dal distopico Metropolis di Fritz Lang del 1927.

Ma vale la pena di sottolineare quanto ormai centrale sia diventato il rapporto che intratteniamo quotidianamente (per un tempo compreso tra le 7 e le 9 ore al giorno) con il web, quel cosmo prodotto dalle tecnologie digitali e dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale e che, secondo Zygmunt Bauman in Collateral damage. Social inequalities in a global age del 2011, piuttosto che essere la causa della “fragilizzazione” e “superficializzazione” delle relazioni umane, riflette il disagio che caratterizza la nostra condizione esistenziale nella “modernità liquida”. Indipendentemente dalle posizioni che possiamo assumere, da apocalittici o da integrati, per citare una delle opere più note di Umberto Eco, se Internet e le tecnologie digitali, da un lato, hanno prodotto vantaggi innegabili, a partire dalla disponibilità immediata e infinita di informazioni, conoscenze e saperi è anche vero, dall’altro, che quell’ampliamento dello spazio della democrazia non si è realizzato così com’era nelle previsioni. Anzi, la storia degli ultimi vent’anni almeno sembra testimoniare proprio il contrario. 

Vecchie solitudini (reali) e nuove connessioni (virtuali)

Non a caso, in “Troppi social, pochi incontri” pubblicato sul Corriere della Sera il 9 novembre scorso, Mauro Magatti ha scritto che la trama delle nostre relazioni sociali sta mutando per un processo di “disaffiliazione” che rischia di minare la democrazia alle fondamenta. In effetti, secondo il recente report dell’OCSE, dal titolo evocativo Social connections and loneliness in OECD countries, secondo cui il 10% delle persone si sente privo di supporto, l’8% degli intervistati afferma di non avere amici intimi e il 6% si è sentito solo, per la maggior parte del tempo o addirittura sempre, nelle ultime quattro settimane. Insomma, in un mondo sempre più frenetico, all’aumento delle interazioni sembra corrispondere in maniera inversamente proporzionale, non solo l’assottigliamento degli spazi di socialità ma anche la riduzione progressiva delle relazioni umane. Continua Magatti: “Non c’è da sorprendersi: a ogni tecnogenesi segue un’antropogenesi … E se i social hanno fatto esplodere le interazioni facendo venire a galla anche tutto ciò che di brutale alberga nell’animo umano, ora con l’AI entriamo nell’epoca della sostituzione della relazione umana con la relazione uomo-macchina”. Questa è anche la chiave del successo di app come Replika che offre l’opportunità di creare connessioni emotive con un amico o un fidanzato virtuale, senza ansie, drammi o giudizi. Ecco il nostro viaggio, parte proprio da questo spazio virtuale interstiziale, ma sempre più pervasivo e complesso, che è quello dei nostri rapporti con le tecnologie digitali e le intelligenze artificiali. Tema che diventa ancora più complesso quando questo oltrepassa il confine delle relazioni sentimentali. Un reportage di Coralie Kraft intitolato “They fell in love with AI chatbots – and found something real”, pubblicato sul New York Times Magazine dello scorso novembre, racconta che secondo uno studio recente realizzato dal MIT di Boston “1 americano adulto su 5 ha avuto un incontro intimo con un Chatbot. Su Reddit il gruppo My boy friends is AI conta più di 85 mila membri che raccontano con entusiasmo le loro relazioni con le intelligenze artificiali e molti di loro condividono racconti del giorno in cui il loro chatbot gli ha chiesto di sposarli. Sembra tutto surreale, ma secoli di novelle, racconti e romanzi fantasy e fantascientifici ci hanno preparato a questo momento. Torna alla mente il film Her del 2013, scritto e diretto da Spike Jonze (Oscar, Golden Globe e Saturn Award per la migliore sceneggiatura) e che racconta della delicata storia d’amore tra Theodore Twombly, interpretato da Joaquin Phoenix, e il sistema operativo “OS1”, di nome Samantha (con la voce originale della conturbante Scarlett Johansson). 

Spesso la spiegazione più semplice è anche la più convincente. Come emerge dalla ricerca condotta da Pataranutaporn et al. del Massachusetts Institute of Technology (pubblicata nel 2025 su arXiv della Cornell University col titolo “My boyfriend is AI”. A computational analysis of human-AI companionship in Reddit’s AI community”) che quello che lega, come un sottile filo rosso, tutte queste storie, è la necessità di sfuggire al trauma indotto dal fallimento, il bisogno di sostegno emotivo e il desiderio di liberarsi dalla tristezza e dalla sofferenza generate dal senso di abbandono e dall’isolamento, grazie a un chatbot di cui possiamo scegliere sesso, tratti fisici e immagine. Secondo la ricerca si tratta di un vero è proprio “fenomeno sociotecnico emergente” che, tuttavia, ha il suo risvolto della medaglia, perché capace di ingenerare nelle persone dipendenze emotive dai loro chatbot, dissociazione dalla realtà e stati d’ansia provocati dagli “aggiornamenti”. 

Verso una nuova antropologia delle emozioni

Insomma, curiosamente, sembra che l’universo delle relazioni umane stia cominciando ad assumere una consistenza progressivamente sempre più reale nella dimensione online mentre nella dimensione del reale e del naturale le relazioni diventano sempre più artificiali e spersonalizzate, le occasioni sociali sono sempre più rarefatte e le dinamiche umane sempre più dominate dalla solitudine, dalla rabbia e dal conflitto. Ma tant’è, come scrive Zygmunt Bauman in La vita tra reale e virtuale del 2014, la tecnologia è solo un mezzo, e l’uso che ne facciamo molto spesso ne snatura o compromette le potenzialità. Di certo, secondo Bauman, la rete è una comfort zone in cui trovare rifugio dal conflitto e dalla rabbia che sta esacerbando e imbarbarendo le nostre società, le nostre vite, da quelle pubbliche a quelle private. E i social network in cui ci avventuriamo quotidianamente, ne sono la testimonianza più plastica, poiché ci consentono di stabilire quelle che Anthony Giddens, in The transformation of intimacy. Sexuality, love, and eroticism in modern societies pubblicato nel 1992, ha definito “relazioni pure”, ossia legami intimi, emotivi e sessuali, che continuano solo fino a quando garantiscono gratificazione e soddisfazione immediata per entrambi i partner. Svanita questa condizione la relazione cessa di esistere. E i social network, infatti, non solo ci offrono la possibilità di costruire nuove relazioni e amicizie, ma anche di interromperle in qualunque momento, con la stessa sorprendente facilità e velocità con cui le abbiamo costruite. Evidentemente in quelle promesse di amore e di fedeltà eterni “… nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia …” si sono accumulati troppi fallimenti, sedimentate troppe sofferenze. E, nonostante quello strisciante moralismo sprezzante mainstream che domina la riflessione politico-culturale su entrambe le sponde dell’Atlantico e che agita il vessillo di un irresponsabile egoismo individualista, siamo ancora una volta, banalmente, dinanzi al desiderio delle persone di sfuggire al dolore e di essere felici.

Scritto da

Potrebbe interessarti

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

Copyright © 2022 Le foto presenti su Notizie di Spettacolo sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. L'editore è a disposizione per la eventuale rimozione di foto coperte da copyright. Il periodico on line “Notizie di Spettacolo” è stato registrato presso il registro dell'Ufficio Stampa con il numero 66/2022 con firma del decreto del Presidente di Sezione del 10 maggio 2022.