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L’industria del cinema e dell’audiovisivo vale quasi 12 miliardi. I numeri presentati a Venezia

Tempo di lettura: 2 minuti

Quasi dodici miliardi di euro, per una platea di più di 124 mila professionisti. Questi sono i numeri che gravitano attorno alla filiera del cinema e dell’audiovisivo in Italia, presentati questa mattina all’interno del panel “Il cinema e l’audiovisivo in numeri. Motore culturale, occupazione e opportunità per il Paese”, organizzato dal Ministero della Cultura nell’ambito dell’82a Mostra del Cinema di Venezia. Un comparto che rappresenta non solo spettacolo e intrattenimento, ma anche lavoro e crescita economica, con ricadute importanti sul turismo e sul tessuto socioculturale.

“Non a caso l’Italia è tra i cinque principali Paesi produttori a livello europeo e tra i primi dieci a livello globale” ha dichiarato il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni. “Abbiamo realtà che, da sole, in un anno investono 400 milioni nella produzione di film e serie, generando oltre 100 mila cedolini, con un effetto traino anche sulle piccole produzioni indipendenti”. Un effetto a cascata che si amplifica se si pensa alle diverse ramificazioni che compongono il settore. Solamente nel campo dell’animazione, spiega il Sottosegretario, il denaro investito genera un ritorno economico superiore di 7,14 volte quello originario. Fanno da traino le misure sostegno dell’esercizio cinematografico, come la campagna di Cinema Revolution. Secondo i dati Cinetel, nel periodo tra il 13 giugno e il 24 agosto, il cinema italiano ed europeo ha totalizzato 1,3 milioni di presenze. Una crescita del +6,2% rispetto al 2024 e del +17,8% rispetto al 2023.

La tendenza di crescita per il comparto è confermata anche dai dati relativi alla produzione cinematografica. Guardando ai set aperti, la situazione che emerge dai primi sette mesi del 2025 è in linea con quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente.

“Nel quadro del nuovo bilancio finanziario pluriennale europeo, il Ministero della Cultura ha espresso la necessità di non tagliare, ma anzi di aumentare, i fondi dedicati alla cultura” aggiunge Lucia Borgonzoni. Nella recente proposta di Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, la Commissione ha raddoppiato la dotazione relativa a cultura e media. “Il MiC ha proposto, inoltre, di attivare un Fondo di coproduzione europeo, di potenziare le linee di intervento in materia di distribuzione internazionale, di incrementare le risorse a sostegno delle sale e di dare maggiore impulso agli strumenti di accesso al credito” ha aggiunto il Sottosegretario.

Anche i rappresentati delle associazioni di categoria hanno sottolineato la vivacità dei singoli comparti.

L’ANEC, guidata dal presidente Mario Lorini, rappresenta 1.658 sale cinematografiche in tutta Italia. Di queste, 1.216 sono sale commerciali e d’essai e 442 sono sale della comunità. A queste si aggiungono altri 146 cinema-teatri della comunità. Un esercizio che dà lavoro a oltre 6800 dipendenti impiegati nelle sale, a cui si aggiungono gli addetti dell’indotto, per un totale di oltre 20mila unità nelle attività del settore.

Alessandro Usai, presidente dell’ANICA, spiega come l’industria italiana, dalla produzione alla distribuzione cinematografica, nel quinquennio 2020-2024 sia stata trainata “oltre che dall’aumento dei consumi, dalla stabilizzazione dell’investimento pubblico, dal ciclo positivo innescato dalla dinamica competitiva tra i principali player e nel post-Covid da una accresciuta capacità produttiva e dal rafforzamento della posizione internazionale”.

Secondo Chiara Sbarigia, presidente dell’APA: “L’audiovisivo non è solo una componente dell’industria culturale italiana bensì è uno dei suoi principali motori di sviluppo economico, occupazione e innovazione“. Per sostenere nel lungo periodo una traiettoria di crescita, continua Sbarigia, “è necessario lavorare sulla semplificazione burocratica favorendo la creazione di un settore dinamico e competitivo a livello internazionale che porti visibilità alle eccellenze dei nostri territori”.

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