È un omaggio all’eredità artistica di Ennio Morricone l’ultimo lavoro di Marcos Morau, uno dei coreografi più innovativi della scena contemporanea, intitolato “Notte Morricone”. Un’opera coreografica dai linguaggi multiformi che intreccia danza, arti visive e suggestioni cinematografiche, prodotta dal Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto.
Qual è il suo rapporto con Ennio Morricone?
Quando penso a Ennio Morricone penso subito al soggiorno di casa quando ero piccolo, con i miei genitori che guardavano “C’era una volta in America” o “Il buono, il brutto e cattivo”. Crescendo ho capito quanto la sua musica sia stata importante per me e per il mio lavoro.
Com’è nata poi la passione per la danza?
Generalmente i coreografi hanno sempre un passato come ballerini, ma nel mio caso è diverso. Non sono un artista da palcoscenico, ma ho sempre sentito di avere una sensibilità artistica. Mi piaceva disegnare, scattare fotografie. Dopo la scuola ho rintracciato e trovato nella danza la mia forma di espressione.
Come ha trasformato la musica di Morricone per la sua coreografia?
Questa è stata la sfida più complessa di tutto il lavoro. La musica di Morricone è fortemente legata al cinema. Le sue colonne sonore hanno un potere evocativo molto forte nell’immaginario pubblico. Ho voluto creare qualcosa di diverso, legato al mondo della danza e della coreografia, che anche Ennio Morricone sarebbe stato contento di vedere dentro un teatro.
Quanto ha influito il suo rapporto con Marco Morricone nel suo lavoro?
Ero contento e contemporaneamente molto agitato mentre lavoravo a questo progetto. Per tutti noi Ennio Morricone è un grandissimo artista, ma per Marco è suo papà. Sapevo che avesse molte domande e curiosità sul mio lavoro, ma questo non ha influito in alcun modo sul grado di libertà che ho avuto nel creare questo progetto. Quando Marco ha visto il lavoro era molto emozionato e felice. Questo è stato il ringraziamento più bello di tutti.





























