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SCRITTORI IN SCENA PRESENTANO “COMPLICI E COLPEVOLI”

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Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Venerdì 10 dicembre alle 18 al Teatro Manzoni di Roma, ci racconteranno come il Nord ha aperto le porte alla ‘ndrangheta, il tema del loro nuovo libro edito Mondadori “COMPLICI E COLPEVOLI”. «La ‘ndrangheta è più forte di prima, perché più ricca. È arrivata al nord, ma qualcuno, in questi anni, le ha aperto la porta.», finendo per giustificarne la condotta e diventarne consapevole complice in nome del denaro e del potere. Nicola Gratteri, uno dei magistrati più esposti nella lotta contro la ‘ndrangheta, e lo storico delle organizzazioni
criminali Antonio Nicaso ne parlano con la giornalista Paola Bottero.
COMPLICI E COLPEVOLI” è il secondo appuntamento di “SCRITTORI IN SCENA”, iniziativa nata da una idea di Carlo Alighiero che ha debuttato con successo il 28 novembre con “Giancarlo De Cataldo all’opera” accompagnato da Alberto Toso Fei.

SCRITTORI IN SCENA, quando i narratori si raccontano, è prodotto dal Gruppo ATA, per mettere in scena l’arte e la personalità dei singoli scrittori. Incontri che vanno oltre la presentazione dei libri, oltre la promozione del singolo titolo per cercare nella narrazione e nella condivisione con il pubblico un modo ritrovato di stare assieme agli autori. Ovviamente non mancheranno i libri: il Teatro Manzoni e la libreria Il Seme, entrambi in Via Monte Zebio, nel quartiere Prati, fanno rete per creare un nuovo punto di riferimento per i lettori e gli scrittori.

«La ‘ndrangheta è più forte di prima, perché più ricca. È arrivata
al nord, ma qualcuno, in questi anni, le ha aperto la porta
Nicola
Gratteri
. «La gente ci descrive come fossimo dei mostri, delle persone senza
scrupoli, come se ammazzassimo la gente così a caso. Non è vero.
Sappiamo farlo quando serve. Io so essere cattivo, quando serve. Se
non serve faccio la persona normale
.» Queste parole, pronunciate da
un boss calabrese e intercettate dalla Direzione distrettuale antimafia
di Milano, sono rappresentative della strategia che da almeno
sessant’anni le mafie mettono in campo per infiltrarsi in maniera
sempre più capillare nel tessuto socio- economico del nostro Paese.
Oggi la criminalità organizzata non ha più bisogno di sparare, ha
acquisito la capacità di muoversi sottotraccia, senza suscitare clamore
o allarme, dilagando, apparentemente senza freni
.

In Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, così come in Valle d’Aosta, Liguria e Trentino, le mafie raramente sono giunte con le armi in
pugno. Si sono piuttosto presentate con il volto rassicurante di figure
professionali in grado di offrire servizi e soluzioni a basso costo, a
partire dallo smaltimento dei rifiuti fino a una sorta di welfare di
prossimità, più efficace rispetto a quello spesso carente dello Stato
.

Come ben evidenziano Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, si tratta di un
fenomeno che ormai non si può più ignorare nella sua incontestabile
pervasività
: i 46 «locali» di ’ndrangheta finora scoperti al Nord, i 5
consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e le 169.870
imprese riconducibili a contesti di criminalità organizzata dimostrano
che nessuna zona d’Italia può ritenersi impermeabile alla penetrazione
dei clan. Per troppo tempo si è voluto credere alla «metafora del
contagio», come se le mafie fossero un virus che infettava territori sani
. Tutt’altro. Nelle nuove realtà in cui dettano legge, hanno goduto di una lunga e colpevole sottovalutazione da parte sia del mondo
imprenditoriale sia di quello politico, che hanno troppo spesso aperto
loro le porte finendo per giustificarne la condotta e diventarne
consapevoli complici in nome del denaro e del potere
.

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