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Spettacolo e rigenerazione sociale: il ruolo della promozione e della valutazione della cultura

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Cosa significa parlare di promozione dello spettacolo e di rigenerazione sociale? Secondo l’Associazione REACT – Rete Azioni Congiunte Trasversali di promozione significa rappresentare e tutelare, coordinare e promuovere gli enti riconosciuti per le loro attività a favore dello spettacolo dal vivo di danza, musica e prosa ed ogni altro linguaggio performativo.

Coesione e inclusione sociale, perfezionamento professionale, incontro e formazione del pubblico: sono i temi chiave su cui si è sviluppato il dibattito intitolato “Spettacolo e rigenerazione sociale. Impresa, territorio e valutazione”, svoltosi al Teatro Argentina di Roma, per riflettere su quale sia il metro di valutazione e l’impatto dello spettacolo dal vivo nella nostra società, a cavallo tra l’analisi quantitativa e qualitativa, e quali ricadute ha sul territorio.

La generatività delle azioni trasversali in Italia è una risorsa importante per favorire il capitale sociale di una collettività, spiega Rita Maria Fabris, ricercatrice in Discipline dello Spettacolo all’Università di Bologna e socia di REACT promozione.

Questo significa che la cultura, intesa come insieme di pratiche dialogiche e cognitive, è uno degli strumenti che permette la costruzione e la diffusione di tutti quegli aspetti della vita sociale all’interno di una collettività.

Secondo Guido Di Palma, docente di storia del teatro alla Sapienza Università di Roma, prima di poter parlare dei risultati dello spettacolo sociale è importante fare una riflessione su cosa significhi valutare il concetto di cultura e di spettacolo.

La criticità maggiore, nella cultura come nei disegni di ricerca sociale, è quella di trovare una sintesi tra ricerca quantitativa e qualitativa, non esaurendo il sistema di valutazione nelle griglie di dati elaborati da un algoritmo o nella specificità del singolo caso.

La soluzione, suggerisce di Palma, dovrebbe essere nella zona grigia tra queste due dimensioni della valutazione che, come ricorda l’economista della Lumsa CNEL Filippo Giordano, non può prescindere dalla considerazione che misurare significa dare e raccontare valore. Un valore che, come nel caso del “teatro sociale”, si traduce in un servizio per una rete sociale che vive in condizioni di disagio o di difficoltà e che ritrova nel teatro e nello spettacolo una funzione di reintegrazione sociale.

“La media recidiva delle persone in carcere è del 65%. Nel caso dei detenuti che hanno svolto laboratori e attività teatrali, il numero scende al 6%”, testimonia l’On. Raffaele Bruno, proponente a prima firma di una legge per istituire un teatro in ogni carcere. Un provvedimento che – spiega Bruno – trasformerebbe 190 istituti penitenziari in dei luoghi di cultura, come già avviene in diversi centri di detenzione, tra cui il carcere di Rebibbia a Roma.

Le collaborazioni tra istituzioni, associazioni culturali e operatori teatrali, come quelle messe in atto a Rebibbia, sono fondamentali per la riuscita di progetti di questo tipo. Le testimonianze di Carmelo Cantone, Ex direttore di Rebibbia, di Maurizio Rossi, Assessore Cultura IV Municipio di Roma e di Laura Andreini Salerno – La Ribalta Centro Studi Enrico Maria Salerno evidenziano l’importanza dello spettacolo come strumento efficace per promuovere la rigenerazione sociale e l’impatto che queste iniziative possono portare per il benessere della comunità.

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