Connect with us

Cosa stai cercando?

logoScenaRi
Rubrica nata dalla collaborazione tra AGIS e Università Telematica Internazionale Uninettuno che esplora le dinamiche del mutamento sociale nella contemporaneità a partire da riflessioni legate al mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura.

 

Responsabile Scientifico

Carmelo Guarino, docente di Mutamenti sociali, democrazia e patrimonio culturale presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno

Foto di Lukas Rychvalsky via Pexels

ScenaRi

Tutti un po’ pazzi, tutti più soli

di Carmelo Guarino

Tempo di lettura: 3 minuti

Come accade spesso, andare al cinema regala delle sorprese. Questa volta la sorpresa è stata Una terapia di gruppo di Paolo Costella, film uscito nelle sale nel 2024 (remake dello spagnolo Toc Toc di Vicente Villanueva, del 2017) premiato al botteghino con oltre 1 milione di euro, che parla di disturbi ossessivo-compulsivi. La sceneggiatura geniale, la regia brillante, il cast eccezionale: da Claudio Bisio a Claudio Santa Maria, da Margherita Buy a Valentina Lodovini, da Lucia Mascino fino a una sorprendentemente esilarante Ludovica Francesconi. La narrazione, veloce, priva di retorica e luoghi comuni, con acuta ironia e, soprattutto, con grande delicatezza racconta della fragilità che si annida nell’animo umano. E di cui siamo inconsapevoli vittime, ma molto spesso anche spietati carnefici. E così i sei protagonisti – Federico con la sua sindrome di Tourette, Annamaria con i suoi anancasmi, Emilio aritmomane e accumulatore seriale, Bianca ossessionata dall’igiene e dalla pulizia, Otto iperconnesso che soffre della paura di essere tagliato fuori dal mondo, Liliana ossessionata dalle linee e che ripete le frasi due volte – offrono uno spaccato in cui è impossibile non riconoscere le proprie debolezze, le proprie piccole e grandi follie.

La follia che è in noi

Qualche tempo fa ho letto La follia che è anche noi di Eugenio Borgna pubblicato per Einaudi nel 2019. Una piccola, pregiata, perla di conoscenza, sintesi di sofisticate riflessioni, racconti emozionanti e aneddoti sorprendenti, che disvela quanto il tema della follia riguardi tutti noi in maniera molto intima. Del resto parlare di follia, quella che un tempo era definita “malattia mentale”, secondo Borgna, significa parlare di “rispetto delle persone, di dignità della sofferenza, della natura profonda e della palpitante umanità della malattia”, ma anche di “di relazioni umane e capacità di introspezione, di immedesimazione e comprensione”. Ma ahimè, il tema della follia resta ancora un drammatico tabù su cui gravano pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni che, nonostante la rivoluzione della Legge Basaglia (legge n. 180 del 1978) e la chiusura dei manicomi, finiscono per relegare coloro che ne soffrono e le loro famiglie, in una condizione inumana di esclusione incolmabile. Per non parlare di quel disinvolto utilizzo della parola “pazzo” nel linguaggio comune per etichettare qualcuno che è fuori dal comune. E se, talora, il suo utilizzo rivela intenti assolutori (un povero pazzo!) elogiativi (un pazzo visionario!) o celebrativi (un genio folle!), molto spesso, invece, manifesta intenti stigmatizzanti (un pazzo criminale), discriminatori (un pazzo pericoloso), o oltraggiosi (sei un pazzo!) che nel free speech, tanto caro a certa politica, trovano la più esecrabile delle legittimazioni.

La solitudine del cittadino globale

Roberto Vecchioni nei primi anni ‘70 cantava I pazzi sono fuori. E in effetti la cronaca da sempre racconta che il mondo è un vero manicomio a cielo aperto. Oggi forse come mai … E forse siamo tutti un po’ matti. Ma la malattia psichiatrica, definita dal Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM) come “una sindrome che altera significativamente la sfera cognitiva emotiva e comportamentale di una persona che riflette una disfunzione nei processi psicologici biologici o evolutivi” è una cosa seria che parla di dolore dell’anima e del corpo, di tristezza e di angoscia, di paura e di fragilità, di tristezza e di desiderio della morte, che la riforma Basaglia, realizzata solo a metà, non ha mai risolto. Forse per insipienza o inadeguatezza, per miopia o malafede della politica e delle istituzioni. O forse perché dinnanzi alla follia l’intera umanità svela tutta la sua inadeguatezza. Erasmo da Rotterdam direbbe che la follia è una forma possibile di soggettività; anzi, che la vera follia sta in una normalità che è contenitore di ingiustizie e corruzione. In un tempo di smarrimento in cui le relazioni umane sembrano irrimediabilmente ammalorate da una esistenza online che, pur tenendoci iperconnessi, ci sta disabituando a provare emozioni ed empatia, in un tempo in cui l’American survey on social capital racconta che quote crescenti di americani dichiarano di non avere amici o di averne davvero pochi, vale quello che Paolo Costella fa dire all’adorabile Liliana, l’esperta di fitness di Una terapia di gruppo: “mi sento un po’ sola”. Ecco forse è questa la vera cifra esistenziale del tempo che ci è stato dato in sorte, quella che Zygmunt Bauman definiva come la solitudine del cittadino globale.

Scritto da

Potrebbe interessarti

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

ScenaRi

di Carmelo Guarino

Copyright © 2022 Le foto presenti su Notizie di Spettacolo sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. L'editore è a disposizione per la eventuale rimozione di foto coperte da copyright. Il periodico on line “Notizie di Spettacolo” è stato registrato presso il registro dell'Ufficio Stampa con il numero 66/2022 con firma del decreto del Presidente di Sezione del 10 maggio 2022.