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XXVIII EDIZIONE FABBRICA EUROPA 2021

Tempo di lettura: 2 minuti

Il regista francese Aurélien Bory, fondatore di Compagnie 111, è considerato un poeta dello spazio e un mago della scatola scenica, noto per i suoi spettacoli visionari che aprono all’immaginazione tra meraviglia visiva e rinnovamento della forma teatrale.

SHANTALA SHIVALINGAPPA

In aSH (contrazione di “a Shantala” e cenere in inglese) la danza evoca il vuoto, l’invisibile principio di tutto l’universo, in uno spazio che si manifesta come una vibrazione che il percussionista Loic Schild riprende, trasforma e prolunga all’infinito.

«Ho incontrato Shantala Shivalingappa nel 2008 nei corridoi di un teatro di Düsseldorf, con Pina Bausch. Era l’ultimo festival “Drei wochen mit Pina Baush”. Shantala danzava in Nefés di Pina, ma presentava anche un assolo e un duo con Sidi Larbi Cherkaoui. Fu là che Shantala vide il mio Plus ou moins l’infini. Fu un momento di forte convergenza che mi sembra quasi irreale, considerando che riuniva una serie di elementi che sarebbero stati significativi per il mio percorso e per quello di Shantala.

aSH è l’ultima creazione della mia trilogia di ritratti femminili, dopo Questcequetudeviens? con Stéphanie Fuster del 2008 e Plexus del 2012 con Kaori Ito.

In questa trilogia prendo come punto di partenza non tanto lo spazio, che è uno dei temi centrali del mio teatro, ma una donna, una persona che ha una sua storia, un essere vivente che si svela attraverso la danza.

In Shantala Shivalingappa c’è Shiva, dio della danza. Secondo i testi, Shiva ha più di mille nomi. È un dio creatore e distruttore. Signore dei luoghi della cremazione, ricopre il suo corpo di cenere. Shantala Shivalingappa ha costruito la sua danza sulla figura di questo dio, la cui vibrazione ritma il manifestarsi del mondo.

Ho chiesto a Shantala se voleva sperimentare la cenere. La cenere non è solo il residuo solido della combustione perfetta, è un processo. Appartiene a un ciclo di morte e nascita che parte dal vuoto, che in teatro è l’inizio di ogni forma e tende verso una forma effimera, per poi scomparire. La danza Shantala ricorda un kolam, un disegno di farina creato per terra al mattino e poi distrutto dal vento durante il giorno, per essere rifatto il giorno successivo.

Nei gesti mille volte ripetuti del suo Kuchipudi, una geometria è inscritta nel suo corpo. Cerchi, punti, simmetrie, spirali, frattali, la sua danza sembra una rappresentazione della struttura stessa del mondo.

In ‘Shantala Shivalingappa’, la sequenza di sillabe è già di per sé una danza. Per aSH, un titolo composto dalle finali e dalle iniziali del suo nome, vorrei che l’intero spazio fosse ritmo.

Vorrei che lo spazio si manifestasse inizialmente come una vibrazione, che il percussionista Loïc Schild riprende, trasforma e prolunga all’infinito.

La danza di Shantala è fatta del suo percorso tra India ed Europa, tra il Kuchipudi e Pina Bausch, tra Shiva e Dioniso, il dio del teatro che alcuni dicono provenire da uno stesso dio. Shantala non smette mai di andare avanti e indietro tra Madras, dove è nata, e Parigi, dove vive. E la sua danza è come un pendolo perpetuo, come il nostro incontro, a metà tra misticismo indù e fisica quantistica».

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