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Luca Mercalli plaude alla sostenibilità del Varzi Festival

Tempo di lettura: 4 minuti

Intervista al climatologo protagonista del primo evento del Varzi Festival 2024

Nella suggestiva frazione di Cella, territorio di Varzi (PV), la proiezione del docufilm di Dario Tognocchi realizzato nel corso della prima edizione del Varzi Festival è stata l’occasione per ospitare Luca Mercalli.

Sabato 15 giugno il regista Dario Tognocchi e il climatologo Luca Mercalli hanno affrontato il tema della sostenibilità in chiave ambientale e della crisi climatica in atto, davanti a un pubblico attento e consapevole di assistere a una seconda edizione del Varzi Festival ancora più sostenibile della prima.

In un territorio a forte vocazione agro-alimentare, ricco di piccole aziende che producono prodotti enogastronomici di eccellenza, l’espansione di un’economia più sostenibile e a filiera corta, rispettosa del clima e della sua terra, è la sfida da perseguire, non solo per preservare le proprie eccellenze ma anche per concorrere a un’economia ecosostenibile per il pianeta.

Luca Mercalli, protagonista del primo evento del Varzi Festival 2024, che proseguirà dal 4 all’8 settembre, ha fornito il suo contributo scientifico dibattendo sulle azioni da mettere in atto per salvaguardare il clima. Il climatologo ha successivamente rilasciato una breve intervista al responsabile per la sostenibilità del Festival, riportata di seguito.

Luca Mercalli e Dario Tognocchi – foto di Marcella Foccardi

Il Varzi Festival, che anticipa la sua seconda edizione ospitando Lei che fa della scienza metodo e strumento di indagine e di divulgazione, cerca – edizione dopo edizione – di essere sempre più sostenibile. Come organizzatori del festival cerchiamo di fare da megafono divulgando le nostre buone pratiche agli spettatori (dall’organizzazione di eventi con luce naturale alla raccolta differenziata, dalla scelta dell’acqua in vetro o in alluminio all’uso di banner compostabili). Alla luce delle sue esperienze e conoscenze, quali ritiene siano le strategie più efficaci per mobilitare l’opinione pubblica ad affrontare la crisi climatica?

Un festival che si dichiara con orgoglio all’insegna della sostenibilità ambientale, in primo luogo compie un atto di autorevole riconoscimento del problema: non è soltanto una singola persona che afferma la necessità di un cambio di paradigma, bensì una comunità, un’insieme di organizzatori, tecnici, artisti e istituzioni che portano avanti una scelta di campo, una parte giusta da cui stare, e accompagnano dolcemente il pubblico verso comportamenti che dovrebbero diventare sempre più spontanei e quotidiani. Se poi il festival è profondamente connesso con i valori di un territorio dove la natura ha ancora una parte importante, il riferimento alla sostenibilità è più che opportuno.

La disseminazione delle buone pratiche operate dal festival vuole stimolare atteggiamenti emulativi negli spettatori che, si spera, attuino nelle proprie case. Come possiamo superare la disinformazione e l’apatia che spesso ostacolano l’azione concreta per la sostenibilità? Farlo da un palco secondo lei fa presa sulla cittadinanza?

Trasmettere informazioni sulla crisi climatica e ambientale non è banale: ci sono resistenze, dubbi, paure che accendono conflitti oggi sempre più esacerbati dalla diffusione di fake news sui social media e dalla polarizzazione politica del tema. Il palco diventa dunque un luogo strategico dove poter smontare questi meccanismi malefici. Lo si può fare accostando la scienza con la narrazione, il teatro, la musica, in modo che alla parte razionale di noi si unisca anche quella emotiva. Il tutto con modalità coinvolgenti, anche ironiche o sarcastiche, l’importante è che inviti a riflettere senza fornire precetti dogmatici o facili ricette per uscirne (che purtroppo non ci sono…). Queste chiavi interpretative che scaturiscono da diverse fonti culturali possono aiutare le persone nel loro cammino di consapevolezza e di azione.

Lei è un eccellente e apprezzato divulgatore. Quanto reputa importante comunicare nei giusti modi gli impegni assunti per rendere più sostenibile un festival come questo?

La testimonianza in prima persona è sempre un atto di trasparenza che genera credibilità in chi ascolta. Predicare bene e razzolare bene! Chi sostiene la necessità di diffondere buone pratiche deve essere il primo a dire: “Ecco, io già lo faccio, funziona così e così, ha pregi e difetti, ma si può fare, e ve lo dimostro con l’esempio, con i risultati e con i futuri impegni…” Piccole cose ma concrete e misurabili, l’esatto contrario del greenwashing, fatto solo di generici annunci verdi privi di verifiche concrete.

Quali consigli offrirebbe a chi desidera impegnarsi attivamente nella tutela dell’ambiente e nella promozione della sostenibilità? Che sia un operatore culturale o un semplice cittadino, come dovremmo attivarci tutti per cambiare mentalità?

Le parole d’ordine sono: attenzione, efficienza, risparmio di risorse. Attenzione a tutto ciò che facciamo ogni giorno, per ridurre sprechi e inefficienze, e risparmiare energia e risorse naturali. Avere una vita efficiente e sobria non vuol dire privarsi di comodità e di opportunità. Spesso gli sprechi sono figli dell’indifferenza e della mancata attenzione ai dettagli. Un problema culturale più che tecnologico.

La scadenza ormai prossima del 2030 lascia intendere che non tutti gli obiettivi sul clima potranno essere realizzati. A suo avviso, anche in considerazione degli impegni assunti dai Governi europei, sarà possibile ridurre l’impatto climatico secondo le previsioni dell’UE entro il 2050?

Sarà molto difficile ma vale sempre la pena provarci! Quando si ha la febbre, ogni frazione di grado in meno conta…

Scritto da

Green Event Manager. Direttore editoriale e coordinatore delle attività di redazione della testata “Notizie di Spettacolo” nel 2022. Dal 2014 coordina le attività di Italiafestival, l'associazione dei festival italiani. Ha scritto per diverse testate giornalistiche di attualità, sport e cultura.

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