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SANREMO IN PILLOLE PAGELLE E CATTIVI PENSIERI (SERATA FINALE)

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MANESKIN. Ci svegliamo in un’Italia più rock. Nulla nasce per caso. Nel 1961 Celentano con “Il mio bacio è come un rock” arrivò secondo, spalle al pubblico, sconvolgendo il perbenismo. Dopo sessant’anni la lunga marcia  finisce in trionfo grazie a dei ragazzi che hanno duettato con Manuel Agnelli e vinto su Fedez che li avevano giudicati a X Factor. Dalle esibizioni per strada a via Del Corso a gloria nazionale vestiti da Etro con un pezzaccio che indigna i puristi di materia e i boomers delle belle voci di unità nazionale. Il voto dei ragazzi chiusi in casa e dei rockettari moderati ci ricorda che centri sociali, club e concerti live vogliono tornare a vivere. Parolacce e lacrime non si erano mai viste per la vittoria. Zitti e basta. Non sarà “Volare” ma una bella pietra d’inciampo. Voto 10 
FEDEX E FRANCESCA MICHIELIN. Lei ci mette la voce, lui la simpatia del borgataro e l’influenza forte della moglie, Il Codacons la cassa di risonanza. Operazione compiuta con maquillage estetico al tempo dei social. 7 
ERMAL META. Se partecipi tre volte e tre volte arrivi sul podio vincendo anche un alloro sei un fuoriclasse. Delusi i fans ma il brano non era stratosferico. A trent’anni dall’arrivo della prima nave albanese a Bari siamo anche un paese integrato. Voto 8 per un’ugola classica e new romantic. 
AMADEUS E FIORELLO. I  Billi e Riva del nuovo secolo finiscono in un crescendo rossiniano fatto di umorismo, spettacolo, intrattenimento per ore in una situazione complicata. Con il premio al collo e gli ascolti buoni meritano un 9 finale. Brutta gaffe di Ama che declama al maschile Costanza Quatriglio regista del film Rai su Nada. 
LA BANDA DELLA MARINA. L’inno nazionale al tempo di Draghi. Una liturgia inedita e sovranista. Voto 6 visto che ha celebrato anche la Vespucci. 
URBAN THEORY. Poco tempo ma buono. La danza ha da mostrare. E non è come all’opera che i profani non sanno quanto si applaude. Un 7 a sostegno di chi non può andare a ballare nelle scuole di danza.
IBRA. Grazie agli autori recita il testo di un monologo che ha colpito e si è impresso nella memoria collettiva. E’ andato in gol giocando con determinazione il suo campionato. Ha fatto capire che è un buono, un brutto o cattivo secondo le situazioni. Un 9 per stima, coraggio e per aver ceduto il suo compenso.
SERENA ROSSI. Ha confermato le attese promuovendosi e ben figurando. Una certezza Rai. Sa fare tutto. Un 7 pieno.
ORNELLA VANONI . E uno di quei giorni che ti fa rivedere tutta la sua vita. A 86 anni a Sanremo scende la scalinata, prende in giro Fiorello e i capelli del direttore d’orchestra, stravolge i suoi cavalli di battaglia e si accompagna con Mengoni pifferaia magica di un popolo che ne vorrebbe votare la maestosità. Mina canta la pubblicità, Ornella canta sul palco. Come un Candido moderno si può permettere tutto. Anche di confessare che la sera si fa ancora le canne per rilassarsi. Come non darle 10. 
LE MAESTRANZE. In 5 spostano il piano e Fiorello omaggia tutta la categoria come delle star. 9 perché il lavoro è un diritto e non un regalo come sostiene Confindustria al porto di Genova. 
GIOVANNA BOTTERI. Se sei una grande professionista la racconti sempre bene sia se ti trovi negli scontri del G8 o davanti al morbo che impazza. Ben vestita ha annunciato come una presentatrice. Otto per tigna e professionalità.
ACHILLE LAURO. C’est la vie con sostegno tersicoreo. Benedici tutti gli esseri umani. Se commenta Papa Francesco al ritorno dalla terra di Abramo santo subito. Per il momento pane e rose. Con spine insanguinate. Un 9 da bomber . 
FEDERICA PELLEGRINI E ALBERTO TOMBA. L’ultima volta che abbiamo votato per un logo di manifestazione sportiva era il Ciao di Italia 90. Per me sono no. Non li voto per rispetto dei trionfi di disciplina. 
L’ABITO DA SPOSA. Indossato dalla Rappresentante di lista. Sarai figlia di Loredana ma non sei la Bertè. 6 perché si è fatta notare. 
UMBERTO TOZZI. Pur in deficit di voce una star italiana. Dovevano citare la colonna sonora del film cileno “Gloria” ma il cinema non è amato a Sanremo. Nel movimento del ‘77 c’era anche lui. Al mare, nei juke box, aspettando la rivoluzione. Lotta e canta ancora con noi. Un 8 convinto generazionale per chi ha fatto cantare anche i quindicenni davanti alla tv.
MAX GAZZE’. Cade nelle poltrone per fare il Superman. Uno scanzonato di successo che si guadagna 7. 
RICCARDO FOGLI, MICHELE ZARRILLO, PAOLO VALLESI. Tappabuchi con dignità dell’ora tarda. Ci voleva il pubblico. Va bene uguale. Sette per esperienza e il sapersi prendere in giro.
DARDUST. Copy di 5 canzoni in gare. Si è preso quello che era suo con una performance che meritava la seconda parte.  Otto per tecnica e genio.
ORIETTA BERTI. Ho ha un ufficio stampa alla Lucherini oppure a chi viene inseguita dalla polizia, gli si allaga la stanza, vuole duettare con i vincitori che appella Naziskin è degna di un romanzo di Calvino. Voto 9 come sacerdotessa scomposta della tradizione sanremese.
COLAPESCE E DI MARTINO. Premio della critica ma hanno in mano la canzone dell’estate. Speriamo di poterla ascoltare tutti abbracciati al bar del lido. Voto 9 come campioni dell’indie tricolore. Segue con 8 Willie Peyote, premio Dalla e campione degli Hipster tricolore.
LO STATO SOCIALE. Vestiti alla Ramones (anagramma di Sanremo) ci ricordano che Bologna è rossa, grassa e dotta. Se le Sardine andavano con loro all’Ariston e non al Nazareno aveva tutto più senso. Un 8 per verve e faccia tosta. 
TOFFOLO. Ad un punk che disegna Pasolini in fumetto e la maschera per andare a Sanremo più che un voto gli consegno la mia ammirazione.
FIORI. Alla fine ci sono stati per tutti. Anche a voi metaforicamente per avermi letto e commentato.

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