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SANREMO IN PILLOLE, PAGELLE E CATTIVI PENSIERI. (QUARTA SERATA)

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AMADEUS. Come per Conte non ci sarà un ter. L’avevamo capito. Entra nella storia con un grande successo del 2020 e con l’edizione più difficile. Competente, annunciatore di razza, rende spettacolo anche un regolamento. Autoironico sulle gaffe, canta, si fa maltrattare. Merita 8 e speriamo che anche nel finale ci stupisca.

FIORELLO. L’altra parte della coppia. Resta indispensabile. Per entrare nel quadro di Achille Lauro ci vuole stoffa. Ogni minestra la rende saporita. Non incanta più con il canto ma diverte e meraviglia anche con una semplice cazzata. Ti aspettiamo quando avrai 70 anni. Otto e mezzo al Fellini degli intrattenitori.

GAUDIANO. Ho testimone il mio gruppo d’ascolto familiare che l’avevo predetto destinato alla vittoria. Ma questo è un giudizio personale. Canta bene un testo molto bello. Ci aggiungi una storia da libro Cuore e vince la sezione giovani. Che ha selezionato una moltitudine di partecipanti per scegliere il migliore. Voto 9. Lo aspettiamo l’anno prossimo tra i big.

BEATRICE VENEZIA. L’avevo già vista dirigere musica classica e quindi ne conoscevo talento, bellezza, verve e personaggio. Chiamatemi direttore e Sanremo apre l’assemblea che infiamma piazza e palazzo su un tema caldo e divisivo. Missione compiuta. Otto pieno con accompagnamento di violini per un 8 marzo da ricordare.

BARBARA PALOMBELLI. Con la spocchia della duchessa dei media annuncia un monologo sulle donne che è invece il romanzo della sua vita.

Dai Rolling Stones ai Pooh che compongono in suo onore è un attimo. Eravamo io, Gino Paoli, la pistola di Tenco, i volontari del Covid. Ci sarebbe voluto il controcanto di Jep Gambardella sulla donna impegnata con le palle e al quadro davo 10. Con l’ipertrofia di una vincente che sa annunciare le canzoni si guadagna un 7. E’ come Renzi. Non ti piace ma ne apprezzi la strategia.

IBRA. Una certezza. La novità sul palco. Ha carattere, tempi e si diverte nel ruolo. Non credevo. Potrebbe avere un futuro fuori dai campi di gioco. 8

ACHILLE LAURO. Nell’edizione con più citazioni verso il punk (a 44 dalla nascita significherà qualcosa) non poteva mancare l’esteta delle performance. Un D’Annunzio postmoderno che riesce ancora a far indignare i tradizionalisti e che si fa dissacrare da Fiorello. Baci sulla bocca e inno di Mameli alla Hendrix. “Dio benedica chi se ne frega”. Un 9 che speriamo lieviti stasera verso il voto pieno.

MAHMOOD. E’ veramente avanti come dice Fiorello. Bravissimo nel canto e nella performance. Difficile ingabbiarlo nelle definizioni. Un medley di quelli che resta. Anche lui è da 9.

AMOROSO, GIOLI ED EMMA A SORPRESA. Brave ed eleganti. Matilde è rodata attrice e funziona nel ruolo a sostegno delle maestranze dello spettacolo che ricevono ancora la giusta visibilità. Alessandra si gioca anche Fossati dopo il canto di ragazze con Emma. Il pacchetto vale 8 per qualità e messaggio sociale.

ENZO AVITABILE. Meritava la prima parte dello show. Da recuperare su Raiplay. I suoi Bottari sono come i Tambours de Bronx. I soul man non stanno solo negli States ma anche tra Piedigrotta e il Rettifilo. I puristi che non hanno gradito Fiorello e Ama nell’omaggio a Carosone sono tradizionalisti alla Pillon. Un altro 9 per tecnica e passione.

LA GARA. Il mix di giurie sta meglio equilibrando i valori in campo. Ogni risultato finale è possibile considerato che stasera il televoto da casa sarà molto decisivo. Non assegno voto per protesta ad una gara di 26 cantanti che dura più di una miniserie tv.

REGIA. Abbiamo perso le speranza di avere uno spettacolo all’altezza della tradizione Ariston. Ai tempi del Covid è andata così. Il 5 lo vale per le 5 ore ininterrotte di lavoro fisico.

A QUELLI CHE CI DETESTANO. Un saluto affettuoso a coloro che si indignano per il fatto che circa un sesto degli italiani cerca di divertirsi tra Festival e social. Siamo una minoranza rumorosa che una volta l’anno si prende la scena. Fatevene una ragione. Vi regalo un 7. Perché mi piace essere più buono di voi.

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