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TRA IRONIA E MALINCONIA. INTERVISTA AD ALESSANDRO BENVENUTI

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NDS ha intervistato Alessandro Benvenuti per conoscere, dalla parte di chi è stato privato del palcoscenico e degli spettatori, ma anche da chi il Covid l’ha conosciuto da vicino, le sensazioni che il mondo della cultura prova in questo periodo di sospensione. Attore, regista e sceneggiatore popolarmente riconosciuto come un’icona dell’umorismo, e non solo, Benvenuti si è sottoposto volentieri alle domande di NDS grazie anche alla sua esigenza di mantenere un rapporto vivo con il pubblico. In attesa di conoscere gli argomenti “piccanti” che Benvenuti vorrebbe esternare al ministro Franceschini, di seguito l’attenta analisi del suo pensiero in apertura del secondo Lockdown.

Vorrei iniziare questa intervista partendo dal suo spettacolo che ha portato in scena a Tor Bella Monaca fino alla sospensione dettata dal nuovo DPCM. Dalle belle recensioni leggo che “i suoni rivestono un’importanza fondamentale nello spettacolo. Echi e rumori fuori scena hanno un potere evocativo contribuendo a delineare caratteri che però non sono mai definiti totalmente lasciando l’ombra del dubbio pirandelliano sulla persona e il personaggio”. Ecco, i suoni, i rumori, non sono gli elementi che più mancheranno ai fruitori di cinema e teatri? Le parole degli artisti dai palcoscenici non contrasteranno più con quelle di virologi e giornalisti opinionisti. Insomma quella finzione, che poi è anche e spesso realtà, già manca a noi spettatori. Cosa sente di comunicare, fuori dal palco, ai suoi spettatori oggi?

Un’idea di speranza soprattutto. Che non si spenga mai in loro il desiderio di sentire ancora parole sensibili, di vedere immagini, volti, movimenti, luci e udire suoni pensati per suscitare emozioni.  Non so che cosa possa lasciare di buono nell’apparato sensitivo o per meglio dire nella coscienza degli spettatori la visione di un lavoro teatrale, spero bei ricordi legati a bei momenti o momenti utili passati nel buio, per me sacro, di un teatro. Il primo dovere dell’artista verso sé stesso è pretendere oltre il massimo da sé, e verso il pubblico quello di tentare di essere il più indimenticabile possibile. È un gioco di seduzione verso la platea e di sfida verso sé stessi. Quando il gioco riesce quello che comunichi è un forte senso di appartenenza alla vita. Un amore verso la bellezza dei sentimenti… ma anche la voglia di non far sentire totalmente a suo agio la platea nelle sue più radicate convinzioni. Il teatro che conta è sommovimento d’anime, è provocare in pensieri che sfuggano al controllo delle platee per mandarle su rotte deviate che talvolta, quando l’esperimento riesce, riservano delle sorprese. Il Teatro è chimica delle parole e le parole sono quelle ‘cosine’ che sembrano domabili e acquisite ma che se mescolate a modino producono invece rivoluzioni… va beh, meglio fermarsi qui. Forse mi son lasciato un po’ prendere dalle parole nel risponderle… ma infatti sono un uomo di teatro, no?

La vita cambia qualità e colore vorticosamente ormai, oggi sono possibili la moltiplicazione delle identità, la conoscenza e l’ubiquità, ognuno può essere davvero “uno nessuno e centomila” così come evocato dal suo “Chi è di scena”. Oggi che ci è stata negata (anche se provvisoriamente) la possibilità di andare a cinema e a teatro, l’unico “specchio” sarà fornito solo da social e tv, come vede l’uomo privato delle iniezioni d’arte, specie quelle dal vivo, sarà un uomo diverso secondo chi, come lei, l’arte la pratica dai palcoscenici e dai set?

Sarà un uomo in pausa attiva. Almeno io cercherò di essere questo. Quanto attiva sarà questa pausa ancora non lo so, ci sto lavorando come ho già fatto nel primo lockdown. Sarà un uomo che deve prepararsi al ritorno senza che la pausa forzata lo lasci troppo indietro. Sarà un uomo che dovrà pensare di meno in termini nazionali e molto di più in termini mondiali. Sarà un uomo molto più esposto (anche se ormai lo è già oltre ogni inimmaginabile misura) al potere e quindi ai pericoli dei social. Sarà un uomo che dovrà (se vorrà dare un senso alla propria umanità) pensare molto di più da filosofo che da manager, perché se è vero che da manager potrà guadagnare di più, da filosofo potrebbe vivere meglio il suo guadagno tanto o poco che sia… e dato che si vive una volta sola converrà pensare di essere abbastanza tranquilli economicamente da lasciarsi il desiderio di tranquillizzare anche la propria coscienza. Sarà comunque un uomo che troverà nell’ignoranza un pericoloso nemico molto più agguerrito di quanto non lo fosse nel ‘900. L’uomo ogni tanto torna bestia. Accade tutte le volte che ci si dimentica quanto si è stati bestie solo qualche decennio prima del tempo che si vive nel frattempo. Sarà dunque una battaglia Cultura vs Social.

C’è un suo collega che dal palco dell’Argentina nell’ultimo giorno di spettacoli aperti al pubblico, tra le tante cose ha detto, riferendosi al cittadino, allo spettatore: “se la vita gli sta stretta può trovare una poltrona larga andando a teatro”. Il mondo degli artisti sembrerebbe compatto nell’avversione a questo DPCM che chiude i teatri, è un monito che condivide quello della necessità di assistere a un’opera teatrale, specie in questi tempi difficili? 

Sì. Chi può e sente di voler affrontare il rischio di sedersi in un sala teatrale o cinematografica dovrebbe poterlo fare. Abbiamo ubbidito ad ogni protocollo e non c’è pubblico più ligio e disciplinato di quello che va a teatro. Per questo un teatro che offra garanzie di sicurezza dovrebbe restare aperto. Questa è la mia risposta da operatore teatrale quale sono avendo la responsabilità da direttore artistico dei Teatri Dei Rinnovati e Dei Rozzi di Siena e del Teatro di Tor Bella Monaca a Roma. Poi c’è la mia risposta di persona che legge i numeri di un disastro planetario… allora, con rabbia, dolore e disperazione accetto di vivere la frustrazione dell’uomo che amando la vita deve accettare purtroppo le regole della morte per dare un esempio di civiltà e quindi soffrire in silenzio il proprio destino e resistere fino a che mi sarà possibile. L’alternativa è l’impazzimento e i gesti estremi. La sola speranza è che, chi decide per noi, non faccia sbagli perché le conseguenze potrebbero essere tremende.

La guerra Civile dovrebbe farla chi si è rotto il cazzo di vivere su un pianeta in cui lo scemo, il nonsense, l’appiattimento culturale, il nulla cosmico hanno ormai il sopravvento. Peccato solo che sarebbero sempre la minoranza, e che la loro protesta sarà sempre portata avanti con ragionevole eleganza…che fa molto meno rumore di una bomba carta.” Sua figlia Camilla ha chiuso il suo interessante sfogo sui social con questa frase, crede che da artisti ma sempre da uomini, c’è il rischio che quella “misura” si colmi prima o poi e rischi di sfociare in altro? O la “ragionevole eleganza” di una “minoranza” prenderà il sopravvento delle bombe carta? 

Le ho risposto prima. Ho ospitato quel pensiero di mia figlia perché fotografava meglio dei miei pensieri il mio stesso pensiero. Non a caso infatti sono davvero contento che sia mia figlia.

Il presidente della provincia di Bolzano avvalendosi dell’autonomia prevista come Provincia Autonoma  ha, solo inizialmente (poi si è dovuto adeguare) recepito il DPCM del presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma con dei distinguo rispetto le nuove restrizioni: ”Al divieto generalizzato di organizzare eventi e manifestazioni pubbliche, fanno eccezione i cinema, nonché gli spettacoli e le manifestazioni che si svolgono all’interno di teatri sale da concerto, dove saranno ammesse al massimo 200 persone e non sarà comunque possibile distribuire cibi e bevande. … Comportandoci in maniera responsabile possiamo tenere la situazione sotto controllo dal punto di vista sanitario, evitare misure ancora più drastiche e tornare in tempi più rapidi ad una vita il più possibile normale”. Crede che questo gesto, unitamente alle richieste di tutto il mondo dello spettacolo dal vivo e del cinema, potrà fungere da traino affinchè il presidente Conte possa alleggerire le misure negli ambiti artistici? Le scenografie di molti spettacoli andati in scena fino al 25 ottobre sono state concepite permettendo il distanziamento fisico tra spettatori e attori/attrici (“Un uomo senza meta” diretto da Giacomo Bisordi a Roma, addirittura “Un Peep Show per Cenerentola” di Paola Guerra e Antonio Viganò a Merano vede una scena composta da 14 cabine singole in cui ogni spettatore si trova seduto da solo, e tanti altri). Il mondo del teatro si è subito adattato alle prescrizioni, non è bastato?

È quello che le accennavo. Il teatro vorrebbe poter resistere e operare accettando la sfida del Covid ridimensionandosi se necessario, e se avessimo per alleati i governanti potremmo farcela. Io stesso ho concepito uno spettacolo sul e in modalità Covid: Panico ma rosa andato in prima nazionale a settembre a Cividale del Friuli nell’ambito del Mittelfest. Anche le due puntate dei Delitti del Barlume girate quest’estate all’Isola d’Elba sono state completamente riscritte per via del Covid e girate nel pieno rispetto dei protocolli governativi. Il concetto di bolla, il cui esempio più clamoroso, a mio parere, sono state le finali NBA in America dimostra che è possibile, se fatte con intelligenza e diligenza, fare cose che non diano alle persone la sensazione che si stanno allenando per la fine del mondo. L’uomo da sempre si ingegna in tutti i campi per sopravvivere alle calamità… permetteteci solo di tentare. Comunque Bolzano e quella parte di Italia in genere è avanti qualche decennio rispetto al resto della penisola per quanto riguarda l’amore, il rispetto e la considerazione che da al Teatro e alla cultura in genere. Sarà forse la mancanza del Colosseo o della Fontana di Trevi a dar loro una marcia in più?

Se potesse parlare al telefono con il presidente Conte, ammesso che non sia già capitato, cosa gli direbbe?

Niente. Non ho il piacere di conoscerlo e io sono un uomo molto schivo. Avrei più argomenti piccanti se incontrassi il Ministro Franceschini.

La giornata tipo di un artista senza palcoscenico come sarà fino al termine delle restrizioni?

Uno studio interminabile sui significati più reconditi sul sostantivo femminile ‘temperanza’.

Grazie per la cortese disponibilità.

Prego.

Luigi Colella
Dal 2014 collaboro con Italiafestival, l'associazione dei festival italiani. Ho collaborato per diverse testate giornalistiche scrivendo di attualità, sport e cultura.

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