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2020: CROLLANO LE VENDITE DEI DISCHI

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Anno 2020 odissea delle vendite. In attesa dei numeri ufficiali, in arrivo in queste ore la classifica di “worldwidealbums”, sito attendibile di recap delle vendite e del punteggio degli artisti di fine anno per descrivere e analizzare il tonfo preannunciato della musica in Italia, o, meglio, il tonfo dellla musica come da decenni è proposta in Italia, scollegata dal tessuto sociale, dai gusti, indirizzata verso una strana e preoccupante autarchia ed un ingenuo (?) nazionalismo. 

(http://www.worldwidealbums.net/?fbclid=IwAR3gSXVlkdwsc6aL2onr6uxRhibbpa5AYtJmRiTAVRtmycj8qbss5fNWsvQ)

Il sito presenta così i dati delle vendite dei primi 100 dischi italiani nel 2020:”Sfera Ebbasta viene stimato intorno alle 56mila copie. A meno di un crollo (improbabile) si appresta a diventare l’album più venduto dell’anno, superando Marracash. In questo 2020 nessuno ha ancora raggiunto le 100mila copie vendute”, dove per copie vendute si intende la somma di copie fisiche (cd e vinili), copie digitali scaricate legalmente dal web ed anche ascolti su Spotify, iTunes ed altre piattaforme.

La proporzione sessanta milioni di italiani diviso neanche centomila copie vendute dal nostro artista più acclamato è impietosa. Sono numeri miseri, piccolissimi, degni di un mercato che non esiste, di certo azzannato nella ferita dal mostro Covid. La nostra industria discografica produce ed incassa esattamente quello che siamo oggi: i like di Instagram. Ci sono di certo dei “però” importanti, che proverò ad analizzare nel proseguo.

Continua il sito “Ci sono 5 rapper ai primi 5 posti, 7 nei primi 10. Della musica tradizionale resiste Tiziano Ferro, con pochissimo streaming e quasi esclusivamente vendite reali”. 

E qui direi che potremmo soffermarci per ore ed ore.  MARRACASH, THA SUPREME, GHALI, GUE PEQUENO e a brevissimo SFERA EBBASTA rappresentano la musica da classifica di oggi, al netto dei gusti personali, tra l’incomprensibile disinteresse delle TV e RADIO nazionali e di ogni canale ufficiale di divulgazione. 

Questa indifferenza non aiuta ovviamente la vendita dei loro dischi e tantomeno la loro popolarità nella fascia di ascoltatori che non appartengono allo streaming digitale, ma alle vendite reali (vedi Tiziano Ferro, che ha come molti artisti un pubblico più adulto).

Il problema diventa serio quando questi artisti vivono un vero e proprio ostracismo in TV e radio mainstream nazionali che decidono di sostenere artisti ormai bolliti e sicuramente con un pubblico minore, ma rassicuranti e familiari, pur di non offrire lo spazio dovuto agli artisti più ascoltati, in quanto ritenuti scomodi o inadatti al grande pubblico per il loro linguaggio.

Così ci troviamo in TV ed in radio i vari FRANCESCO RENGA, EMMA, ma potremmo andare avanti all’infinito con nomi ed esempi, basta scorrere la classifica per renderci conto quanti assenti illustri popolano la nostra TV, che non descrivono assolutamente la realtà degli ascolti e dei gradimenti in Italia, ma un esercito di artisti alla frutta, non rappresentativi dei gusti degli italiani.  

Una schiera di personaggi sopravvalutati quotidianamente invade radio e TV nazionali negli slot cortesemente offerti per il grande dono artistico di essere solo ed esclusivamente rassicuranti, sebbene lontani anni luce dal gradimento del pubblico che compra e fruisce la musica.

Fa sorridere pensare che negli ultimi anni l’unico baluardo televisivo nazionalpopolare di alcune realtà importanti e sommerse sia stato proprio Sanremo, fino a qualche anno fa l’emblema della trasmissione mainstream ingessata. Che sia merito di X-Factor, che il programma abbia funzionato da sveglia per molti non è dato saperlo, di certo l’assenza in programmazione televisiva degli alfieri della classifica italiana del 2020 dovrebbe far rumore e non fa bene, dati delle vendite in mano, proprio a nessuno. 

Stesso discorso va fatto per le radio, che non hanno in programmazione praticamente nulla di questa top 100. 

Salverei forse Radio Deejay, che  anni fa ha aperto alla nuova musica italiana, quando Linus decise di invitare in trasmissione i vari CALCUTTA, BRUNORI E COSMO,  prima ancora di Fazio a Quelli Che.
Ma oggi, innegabilmente, la classifica italiana non parla cantautorato, ma parla di rap italiano, trap italiana, di musica urban all’italiana: è un tripudio, è una classifica di genere.
E’ incredibile, al di là dei gusti musicali,  che la realtà che i giovani oggi ascoltano e consumano sia trascurata. E’ inquietante come la rappresentazione del panorama musicale dei media mainstream sia completamente scollata dalla realtà. Se andiamo tra i primi 10 troveremo tra le eccezioni il solo TIZIANO FERRO, che però in realtà è la versione edulcorata all’italiana del nu soul e rnb americano, poi un disco per bambini, ed i PINGUINI TATTICI NUCLEARI, fiera resistenza chitarristica della musica suonata o di quelli che sostengono che tra i meriti di un musicista ci sia anche quello di saper suonare bene uno strumento, comunque band giovane ed emergente di grande seguito e spessore che ha trovato il grande pubblico tra i live nei club e la fortunata partecipazione Sanremese di un anno fa. 
Poi, scorrendo le prime venti posizioni la situazione è identica, ci sono solo altri nomi della scena urban italiana.
Serve arrivare alla posizione 22 per trovare THE WEEKND, dominatore delle classifiche mondiali, ma primo straniero in classifica italiana, lontanissimo dal podio, impegnato da noi in un testa a testa con GAZZELLE e BRUNORI SAS che lo incalzano da vicinissimo con i loro meritatissimi trentacinquemila e passa dischi venduti. 
Da notare che in questa scialuppa straniera i naufraghi che parlano inglese sono meno di dieci.  E’ una classifica che parla solo italiano, da “prima gli italiani”. Inutile quindi sperare che fuori dai nostri confini nazionali l’Italia venga vista come un mercato florido in primis, e poi appetibile per gli artisti e le etichette, che destineranno la promozione e lo sguardo in posti culturalmente più accoglienti ed inclusivi. 
Aspettiamoci anni di live italiani per italiani, di costi elevati per chi organizza concerti di artisti stranieri a fronte di poco interesse di una nazione che non compra musica in generale, e che dimostra totale disinteresse per la musica mondiale, di qualsiasi tipo, anche quella più leggera,  disinteresse in generale per l’apertura nei confronti di un mondo sempre più lontano, nonostante internet, i voli low cost, i viaggi facili, nonostante tutto.
La deriva nazionalista è da qualche anno, prima che politica, culturale, con buona pace di chi minimizza l’accaduto per evidenti interessi personali, di chi lavora e vende musica italiana agli italiani.
E’ un bel cantare insieme di razzisti ingenui e mi scuserete la parentesi del “pesantone” di turno se preferisco prendere la distanza da questo coro.
Questo protezionismo di fatto, questa autarchia ha generato il mostro. La musica che arriva fuori dai confini italiani  non è presa neanche in considerazione, come se il panorama internazionale non esistesse, tra riviste e siti che si occupano solo di musica italiana, una sfilza di radio e tv che trasmettono solo musica italiana, solo rap italiano, solo trap italiana, il fenomeno itpop, solo musica italiana per italiani, prima gli italiani, ma adesso anche solo gli italiani, i miei complimenti, chapeau, anzi cappello.

Se mi doveste chiedere oggi se questi numeri mi preoccupano, se culturalmente è preoccupante che intendiamo che il mondo (anche e soprattutto quello della cultura) inizi in Sicilia e finisca in Trentino, la mia risposta è affermativa.
Ovviamente, in una classifica fieramente così fieramente nazionalista, non fa di certo scalpore che la prima donna, che è ELODIE,  la troviamo relegata in basso al ventesimo posto, mentre per trovare la prima artista straniera dobbiamo scendere oltre la trentesima posizione, dove stazionano DUA LIPA, LADY GAGA, BILLIE EILISH, per una quota rosa che non arriva neanche al 10% totale. Imbarazzante, vero?
Peccato perchè negli anni precedenti avevamo avuto segnali di apertura più che positivi, ma può darsi che la discriminazione sessista sia legata anche alla rinascita della musica urban, turbata da sempre da un approccio di tipo maschilista. Di questo numericamente non abbiamo conferme ed è quindi una ipotesi, neanche tanto lontana dalla realtà, quello che è certo è che è riemerso un sessismo di fondo preoccupante ed invasivo.

Poteva andare anche peggio in questo 2020, poteva piovere.

Certo che se il Covid è ed è stato un disastro per la musica italiana (e credetemi lo è stato),  ed il prossimo anno deve essere necessariamente l’anno della ripartenza, bisogna ben capire da dove ripartire, perchè al momento la ruota che gira è sempre meno panoramica e sempre più buona per i criceti.

Buon 2021 a tutti, speriamo.

Fabio Nirta
Fabio Nirta: producer, dj, promoter, manager e penna libera. Accumulo musica e mi occupo esclusivamente di musica che fa piangere.

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