Non è una previsione rosea quella del settore economico e creativo degli autori di musica e di audiovisivo per il prossimo futuro. La CISAC (Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori) ha stimato una perdita di 22 miliardi di euro per gli autori del settore nei prossimi cinque anni. A riportarlo è la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) che, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore e nel 143esimo anniversario della sua fondazione, ha lanciato #CopyOrRight, unacampagna di comunicazione per sensibilizzare i decisori politici impegnati nel DDL sull’Intelligenza Artificiale, attualmente in esame delle Commissioni IX e X della Camera.
L’ultimo fenomeno della “ghiblizzazione” delle fotografie sulle diverse piattaforme ha mostrato quanto il confine tra l’ispirazione e la copia da parte della IA, già oggi, sia molto confuso e privo di regole. La creazione di contenuti ex novo o ispirati a, attraverso l’ausilio dei motori della IA, è diventato un processo sempre più diffuso e difficilmente regolamentabile, anche e soprattutto attraverso ai principi di accessibilità e di diffusione propri degli ambienti digitali in cui vengono generati.
Anche il settore dello spettacolo, dal cinema al teatro, fino alla musica, a livello globale sta manifestando grande preoccupazione per l’utilizzo sempre più massivo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi. Un segnale significativo arriva dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, ente organizzatore dei Premi Oscar. Secondo il nuovo regolamento dell’Academy, riportato dal Corriere della Sera, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in un film «non aiuta né penalizza» le possibilità di ottenere una nomination. Pur riconoscendo il peso del contributo umano nel processo creativo, l’Academy non preclude l’accesso ai premi a pellicole realizzate con l’apporto dell’IA, lasciando però aperti interrogativi sulla misura in cui quest’ultima possa essere utilizzata.
Solamente due anni fa, nel maggio 2023, gli sceneggiatori televisivi e cinematografici americani di Hollywood incrociarono le braccia, tra le altre motivazioni, proprio per la preoccupazione legata all’impiego dell’intelligenza artificiale nei processi di scrittura.
Gli autori italiani hanno già percepito questo rischio e lo hanno trasmesso negli scorsi mesi attraverso una survey, in cui hanno manifestato preoccupazione per gli effetti della IA sul loro lavoro e chiesto a gran voce che la SIAE collabori attivamente con lo Stato per proteggere il diritto d’autore.
«È giusto che l’Intelligenza Artificiale generativa da grande risorsa si trasformi in sottrazione del Diritto d’Autore, fino a minare il ruolo della creatività umana?»
Proprio in queste settimane, dopo un primo ok del Senato a marzo, la Camera dei deputati sta affrontando un Disegno di Legge, proposto nel 2024 dal Governo, che potrà porre dei decisivi paletti normativi ai grandi player tecnologici che hanno in mano i motori della IA.
La SIAE ha chiesto e continua a chiedere di inserire nella futura Legge la chiara possibilità per i suoi autori di impedire, preventivamente, a terzi di sfruttare i propri contenuti creativi per addestrare le macchine, e una maggiore trasparenza su come questa IA è stata e sarà addestrata.
“Non possiamo accettare che la creatività umana venga messa all’angolo da tecnologie che, senza regole, si nutrono del lavoro dei nostri autori – commenta Salvatore Nastasi, presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori -. Dietro ogni canzone, ogni film, ogni opera c’è una persona, un’emozione e un’intelligenza umana. La creatività non è un algoritmo, è un atto unico e irripetibile che va tutelato con decisione. L’Intelligenza Artificiale non può e non deve cancellare tutto questo. Gli autori hanno diritto a essere rispettati, ascoltati e protetti. La SIAE, da sempre, è al loro fianco, e chiede con forza che il legislatore intervenga prima che sia troppo tardi: è in ballo il futuro della cultura italiana”.
In questo scenario di rapida evoluzione tecnologica, l’appello della SIAE mira a sensibilizzare i decisori politici sulla delicatezza della questione del diritto d’autore. Il timore è che, senza un quadro normativo chiaro, si possa giungere a una equiparazione tra opere umane e artificiali, ignorando la specificità e il valore intrinseco della creazione artistica.






























