La Chiesa di Sant’Agata e il Teatro romano di Spoleto, il Castello di Racconigi, Villa Pisani, Certosa di San Martino, Castello Svevo di Bari, il Parco Archeologico di Venosa e il Castel Sant’Angelo a Roma: sono i sette siti culturali sparsi per l’Italia che dal 12 settembre al 12 ottobre ospiteranno le rappresentazioni del capolavoro di Monteverdi, “Il Combattimento di Tancredi e Clorinda”. Un progetto promosso dalla Direzione generale Musei e cofinanziati dalla Direzione generale Spettacolo per la valorizzazione delle attività di spettacolo dal vivo negli istituti e nei luoghi di cultura designati dal Ministero della Cultura.
«“Il Combattimento di Tancredi e Clorinda” costituisce una nuova tappa nel percorso di valorizzazione del patrimonio culturale attraverso i linguaggi legati all’apporto di tutte le arti. Questo sempre nell’ottica di rendere i musei sempre più dinamici e aperti, anche alla contaminazione di culture, che per definizioni sono fluide» spiega Massimo Osanna, Direttore generale Musei Ministero della Cultura.
Lo spettacolo è realizzato dal Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, in coproduzione con il Teatro Regio di Parma – Festival Verdi, il Teatro Stabile di Torino – Torinodanza Festival e il Ghislierimusica – Centro di Musica Antica.
Punto di partenza è “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”, madrigale di Claudio Monteverdi, che nel 2024 compie 400 anni dalla sua prima esecuzione. La rappresentazione è costruita assieme alla presenza di due danzatori, una cantante, un clavicembalo e, per la versione da palcoscenico, un quartetto d’archi. A curare la regia e i movimenti di scena sono Fabio Cherstich e Philippe Kratz.
Un progetto che mette in dialogo generi diversi dello spettacolo dal vivo e che si inserisce in una più ampia operazione di diplomazia culturale, come ricorda il Direttore CCN/Aterballetto Gigi Cristoforetti.
«Parlare di diplomazia culturale per noi ha un significato profondo. Significa mettere la creazione, in questo caso anche l’unione, tra la valorizzazione del patrimonio e della creatività contemporanea al servizio di un sistema Paese che oggi ne ha bisogno. Significa difendere un’identità forte, caratteristica, dell’Italia e dimostrare che si lavora insieme alle istituzioni, per le istituzioni, e non soltanto per accumulare un repertorio da portare nei teatri».





























