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IL MONDO DELLO SPETTACOLO NON CI STA: REAZIONI AL NUOVO DPCM

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Non è stata sufficiente la presa di posizione di tutto il mondo dello Spettacolo per scongiurare la firma del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza
epidemiologica da COVID-19”. Il 24 ottobre è stata confermata la sospensione da domani (lunedì 26 ottobre), anche degli
“spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”.
“Il mondo dello spettacolo italiano sta prontamente reagendo – dichiara il presidente di Italiafestival Francesco Maria Perrotta – , è forte la preoccupazione per l’impatto di tale decisione, gli operatori dello spettacolo italiano chiederanno che vengano previste una
serie di tutele per i soggetti più colpiti. Sono in corso interlocuzioni tra le associazioni di categoria e tutti coloro che gravitano nel popoloso mondo dello spettacolo, per delineare azioni comuni a sostegno della categoria – conclude il presidente dell’associazione formata da alcuni tra i più prestigiosi festival italiani -.
Anche Stefano Bonaccini, presidente della “Conferenza delle Regioni e delle Province autonome”, alla lettura della bozza del DPCM aveva fatto rilevare “la necessità di prevedere adeguate forme di ristoro per i settori e le attività economiche interessate dalle limitazioni introdotte dal provvedimento …, mediante la contestuale attivazione di specifici tavoli di confronto con i Ministeri competenti”.
Eppure l’Agis aveva comunicato agli italiani, quindi anche al governo, che su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, nel periodo estivo, fino a inizio ottobre, è stato registrato un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad
ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri. L’assenza di casi dal giorno in cui sono state riprese le attività di spettacolo, se correlata alla curva crescente di contagi che purtroppo sta colpendo il nostro Paese nelle ultime settimane, evidenzia quindi come il settore dello spettacolo sia stato, in termini di sicurezza, assolutamente “virtuoso”, grazie
alla professionalità degli operatori ed al senso civico degli spettatori (NDS l’ha riportato qui).

La chiusura indiscriminata dell’industria dello spettacolo, che ha dimostrato di non essere vulnerabile alla pandemia, rischia di dare il colpo di grazia a un settore che, è stato provato, rappresenta una fetta consistente del Pil del nostro Paese.

Luigi Colella
Dal 2014 collaboro con Italiafestival, l'associazione dei festival italiani. Ho collaborato per diverse testate giornalistiche scrivendo di attualità, sport e cultura.

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