La rigenerazione di un territorio non si misura soltanto con il cemento dei restauri o l’efficienza delle nuove infrastrutture, ma soprattutto con la sua capacità di tornare a produrre pensiero, emozione e comunità. È questo il messaggio forte e chiaro che si leva da Sessa Cilento e dall’Anfiteatro di San Mango, dove si è concluso con uno straordinario successo di pubblico e critica il percorso performativo promosso da ItaliaFestival.
L’iniziativa, tassello fondamentale del progetto locale “Il Borgo dei Mulini”, è stata finanziata dall’Unione Europea attraverso i fondi NextGenerationEU e promossa dal Ministero della Cultura nell’ambito del bando PNRR “Attrattività dei borghi storici” (Investimento 2.1). Realizzato in stretta sinergia con il Comune di Sessa Cilento, il cartellone di appuntamenti ha affiancato la parte convegnistica, dimostrando sul campo come l’arte sia il più potente motore di coesione e trasformazione per le aree interne del Paese.
Un’esperienza immersiva tra memoria e futuro
I quattro eventi in programma, tutti a ingresso libero, hanno registrato una partecipazione calorosa, trasformando i luoghi d’incontro in veri e propri laboratori d’ascolto collettivo. La rassegna ha dimostrato che i piccoli borghi storici possono scrollarsi di dosso l’etichetta di “luoghi del passato” per diventare spazi generativi, capaci di attrarre nuove energie creative e di dialogare con la contemporaneità.

Il racconto generazionale e le radici sonore: la prima giornata
Il sipario si è alzato venerdì 26 giugno nell’aula consiliare di Sessa Cilento con un focus sociologico e culturale di grande attualità: la presentazione del volume “Z GEN. Teorie e modelli di un racconto generazionale” di Alfonso Amendola. Il dibattito con l’autore ha offerto spunti cruciali su come le narrazioni e i linguaggi delle nuove generazioni possano (e debbano) integrarsi nei processi di rinascita dei piccoli comuni.
Nel tardo pomeriggio, la scena si è spostata nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro di San Mango (in piazza Gerardo Vitale), che ha fatto da eco a due performance di altissimo livello artistico:
- Il concerto di Giuseppe Moffa con Lorenzo Mastrogiuseppe: Il cantautore molisano, già finalista alla Targa Tenco, ha incantato la platea con un viaggio sonoro unico, capace di far dialogare la zampogna (strumento simbolo della tradizione popolare) con le contaminazioni del jazz, del blues e della musica d’autore.
- La performance elettronica “Rebirth” di Simone Bosco: In serata, l’artista sonoro ha letteralmente trasformato il paesaggio cilentano in uno strumento musicale. Attraverso il campionamento di registrazioni ambientali e sofisticate manipolazioni elettroniche, Bosco ha guidato il pubblico in un rito di ascolto collettivo in cui la natura e l’architettura circostante si sono fatte materia viva e racconto.
La poesia dell’organetto preparato: il gran finale
La serata di sabato 27 giugno ha sancito il trionfo definitivo del progetto con l’atteso concerto del duo composto da Gnute Alessandro D’Alessandro. Il sodalizio tra la scrittura poetica e visionaria del cantautore napoletano e il virtuosismo di D’Alessandro – maestro indiscusso dell’organetto “preparato” ed elettronica – ha dato vita a un ponte ideale tra il Centro e il Sud Italia. Strumenti antichi e parole nuove si sono fusi in una narrazione che ha emozionato la platea dell’Anfiteatro, confermando la musica come la forma più pura di energia territoriale.
La cultura come infrastruttura: il valore della continuità
La riuscita di questa due giorni cilentana evidenzia una profonda verità strategica: i borghi storici italiani non hanno bisogno di eventi-vetrina isolati, ma di percorsi strutturati che sappiano riattivare le comunità residenti e attirare un turismo colto e consapevole.
Grazie alla visione di ItaliaFestival e alle risorse del PNRR, Sessa Cilento ha tracciato un modello metodologico esportabile. Abitare poeticamente un luogo, riascoltarne i suoni, integrarne le tradizioni con la sperimentazione elettronica e i linguaggi giovanili è l’unica vera ricetta per contrastare l’isolamento geografico. “Il Borgo dei Mulini” ha riacceso i suoi motori: la sensazione condivisa, a evento concluso, è che questo sia solo l’inizio di una nuova e duratura stagione di rinascita culturale.






























