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Prove Tosca, Caracalla 2024 - Foto di Fabrizio Sansoni -Opera di Roma
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Prove Tosca, Caracalla 2024 - Foto di Fabrizio Sansoni -Opera di Roma

Musica, Opera

La Tosca firmata Micheli e Studio Fuksas inaugura la stagione di Caracalla

Tempo di lettura: 3 minuti

È affidata a Francesco Micheli la regia della Tosca di Giacomo Puccini al Caracalla Festival, nell’anno in cui ricorrono i cento anni dalla scomparsa del compositore. Dal 5 luglio al 9 agosto andrà in scena una nuova produzione del Teatro dell’Opera di Roma, che coinvolge anche Massimiliano e Doriana Fuksas nel progetto scenografico, mentre il podio è affidato ad Antonino Fogliani.

Micheli, è emozionato per questa apertura di stagione a Caracalla?

Molto emozionato, perché Caracalla è un luogo magico, ricco di storia e anche molto significativo per me. Ricordo di essermi innamorato dell’opera lirica grazie al cinema, con “La luna” di Bertolucci, un film che ha segnato la mia giovinezza. La pellicola si apre con “Il Trovatore” al Costanzi e si chiude con “Un ballo in maschera” proprio qui, a Caracalla.

Sente una grande responsabilità nel portare due opere di Puccini a Caracalla, Tosca e Turandot, nell’anno del centenario della morte del compositore?

Naturalmente sì, parliamo di due opere che sono cruciali per la loro importanza. Portarle insieme è una doppia responsabilità. A questo si aggiunge il fatto che Tosca è l’opera romana per eccellenza. Ecco perché ho voluto affrontare la sfida con tutto il sussiego e la devozione possibile, e mi sembra che tutti quanti, dal cast alle masse artistiche, fino alla direzione del teatro, si siano mossi in questa direzione.

Ha detto di aver pensato e allestito lo spettacolo come una tragedia greca a Siracusa. Cosa significa?

Tosca è un’opera che parla esplicitamente di tanti temi: la vita di un’artista, la donna come oggetto di desiderio dell’uomo, la città di Roma. Da un lato ho sentito la necessità di asciugare lo spettacolo proprio per riuscire a valorizzare gli enunciati che Puccini vuole esprimere, lavorando per sottrazione. Dall’altro lato insieme a Doriana e Massimiliano Fuksas abbiamo lavorato su due opere molto diverse in uno spazio neutro, nudo, come quello di Caracalla, dove abbiamo voluto mettere in risalto la potenza evocativa del luogo e dei cantanti. Questo ci ha portato a un’assoluta essenzialità e astrazione.

Come avete utilizzato quindi questo spazio?

Ci siamo rifatti al tema del potere, che è molto presente in Tosca. In scena vengono proiettati una serie di enunciati in latino, proprio per evidenziare come questo concetto attraversi l’intera opera. Tra l’altro proprio qui a Roma sono nati due grandi imperi, quello romano e quello della Chiesa cristiana, che del latino hanno fatto il mezzo di espressione del proprio potere.

Cosa intende quando afferma che Tosca è l’opera romana per eccellenza?

Parto da un assunto, ovvero che il personaggio di Tosca e la sua storia sono una bellissima metafora di Roma. Parliamo di un’anima spettacolare, bellissima, passionale e devota come lo sono Tosca e questa città. Ma entrambe sono anche state oggetto di gelosia, di un desiderio violento e distruttivo. Come Tosca viene desiderata e abusata dal barone Scarpia, purtroppo anche Roma nel corso della storia è stata desiderata, posseduta e violata, in alcuni casi fino alla morte.

In che modo viene evidenziato il forte contrasto che c’è tra i primi due atti di questa storia?

Il primo atto viene ambientato nel giugno del 1800, esattamente il luogo e il tempo definiti dalla trama originale del libretto. La vicenda che si svolge nel secondo atto che interessa Tosca, Cavaradossi e Scarpia ci ha riportato alla mente a ciò che succede nel film “Roma città aperta”, dopo l’8 settembre del 1943. Più di un secolo dopo. Nel terzo atto assistiamo al dramma dell’esecuzione di Cavaradossi, che assomiglia molto a quella di tanti eroi della resistenza. Il perno attorno a cui ci siamo ispirati è la figura di Anna Magnani, che ha recitato anche in un’altra pellicola: “Avanti a lui tremava tutta Roma”. La storia di una cantante d’opera, ambientata durante l’occupazione nazifascista, che vive sul palco e dietro le quinte le stesse vicende di divismo, di lotta e di gelosia che la accomunano a Tosca. Un omaggio affettuoso ad una grande attrice, che si condensa perfettamente con la proiezione della morte di Pina (Roma città aperta) mentre sul palco Tosca canta l’aria “Vissi d’arte”.

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