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SFERA EBBASTA: I RECORD, LA PIAZZA, UNA QUESTIONE PRIVATA.

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Il record di ascolti italiani nelle prima 24 ore di uscita di un disco di Sfera non dovrebbe fare gridare al miracolo nessuno e non dovrebbe essere un giudizio sul disco appena uscito, ma un fatto. 

Ed oltre ad essere un fatto, come ogni fatto notiziabile per giornalisti e non, dovrebbe essere considerato per quello che è: il punto esatto in cui si trova l’artista.

Solitamente chi realizza un disco ben riuscito e con buone vendite, oltre a godere nello stretto periodo di un incremento organico degli ascolti, ovvero non dopato dalle playlist di Spotify (ed anche qui rimango con parecchi dubbi sui vari record, che basta un BOT per cambiare le regole del gioco),  può beneficiare di un aumento costante di vendite del disco  e del pubblico dal vivo

Questo fenomeno di crescita costante continua anche mesi dopo il lancio del prodotto, fino a portare al successo o ad una certa notorietà il progetto artistico, e se il disco è di genere, il trend positivo tende a durare ancora più a lungo (ci sono artisti che su un disco fortunato hanno costruito una carriera, pur non riuscendo a bissarne il successo).

Ecco per quale motivo gli staff creativi creano così tanti contenuti e lavorano così alacremente ai lanci del disco, lo programmano con abbondanti margini di uscita, studiano campagne così diversificate ed uniche, cercano di catturare l’attenzione creando un vero e proprio evento mediatico intorno alla data di release.

I numeri della prima settimana e del primo mese del disco, faccio altri esempi ancora, gli Idles o Sufjian Stevens, o i Daft Punk al tempo di Get Lucky, o qualsiasi band importante alla reunion, non premiano il disco, ma spiegano il punto esatto in cui si trova l’artista, l’affezione della sua fan base, l’aspettativa che la gente ha di sentire quel disco o qualcosa di nuovo dell’artista. 

Il giudizio di merito (disco bello o brutto) lo darà la somma degli ascolti e delle vendite del disco in totale negli anni successivi, non esattamente dei live, perchè ai live si portano solitamente le canzoni migliori del repertorio e non solo l’ultimo disco.

Per questo motivo agli artisti che lanciano un nuovo disco in cui credono molto non consiglio di dar retta ai numeri del primo mese per qualificare il lavoro come flop o bellissimo, ma solo per capire esattamente dove si trovano, senza scoraggiarsi, perchè le favole partono tutte dal niente.

Alla stessa maniera anche i dischi peggiori degli artisti più conosciuti hanno goduto di mesi di vendite ed ascolti, per poi finire giustamente nel dimenticatoio.

Questo quindi, piuttosto che il mese del “grandissimo nuovo disco”  di Sfera Ebbasta, è il punto preciso dal quale ricomincia la vita artista di Sfera, ovvero un record italiano di ascolti nelle 24 ore (eviterei il “di tutti i tempi” perchè anni fa, fortunatamente, non esisteva Spotify, la truffa dei bot e delle playlist ed i numeri gonfiati a dismisura).

Ma l’unica unità di misura certificata sulla riuscita di un disco è il tempo e non mi pare che siamo tutti qui trenta anni dopo ad ascoltare JOVANOTTI FOR PRESIDENT, presentato come la rivoluzione ai tempi più o meno quanto quella di Sfera oggi, quindi calma con i giudizi sull’artistico.

Il disco di Sfera è “solamente” il disco più ascoltato su spotify nella storia della musica italiana, un disco di musica leggera, prodotto molto bene, non so se capace di piacere anche all’estero, come era successo con qualche episodio precedente dell’artista (nota di merito importante questa mica da ridere nella carriera dell’artista), non è una rivoluzione, e non è un grande disco, anche se nella logica del nasci, produci, crepa, sembra il disco perfetto.

Io però, da buon polemico appartenente alla gen X, auguro ai musicisti che i loro dischi rimangano tra quelli che suonano, più o meno regolarmente, nella casa degli italiani per anni, che la ricchezza è una roba bellissima, ma vuoi mettere l’immortalità delle emozioni…

Buon nuovo anno a tutti gli artisti, nella speranza che la purezza dei vostri dischi arrivi dritta al cuore di chi vi ascolta, che siano dieci persone o milioni, e soprattutto l’augurio che il 2021 faccia il miracolo di non ossessionare pubblico, e soprattutto gli artisti, con la logica dei numeri, che Galileo, e Brecht lo sapeva, era il solo a credere che la terra girasse intorno al sole e non viceversa.

Finisco con la mia breve recensione sul disco: tra dieci anni il mondo sarà pieno di ventiquattrenni che parleranno con tenerezza ed imbarazzo di questo disco ed altri che faranno il pari con quelli che oggi rivalutano Gigi D’Agostino come un artista importante. E poi ci sarà qualcuno sempre che ascolterà altro, per esempio, il nuovo di Iosonouncane per la rinata Numero Uno, etichetta che fu di Battisti, che rinasce per l’occasione.

Ad ogni modo una, dieci, cento piazze dei paesi e delle città agli artisti, anche se quello che propongono è lontanissimo dal nostro gusto, o dal buon gusto in generale, anche se non ci rappresenta, anche se il nulla avanza su tappeti rossi.

Fabio Nirta
Fabio Nirta: producer, dj, promoter, manager e penna libera. Accumulo musica e mi occupo esclusivamente di musica che fa piangere.

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