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LA RECENSIONE DELLA MINISERIE NETFLIX “DIETRO I SUOI OCCHI”

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Disponibile su Netflix dal 17 febbraio, Dietro i suoi occhi è la miniserie britannica, ideata da Steve Lightfoot e diretta da Erik Richter Strand, cui la piattaforma ascrive le seguenti caratteristiche: spiazzante, inquietante, suspense

L’omonimo romanzo di Sarah Pinborough è letteralmente trasposto nei sei episodi per lo schermo. Una storia usuale: moglie disturbata, marito fedifrago, amante temeraria. Si ha come l’impressione, sin dalle prime battute, di assistere a un dramma sentimentale destinato a sfociare nel thriller. Qualcuno, è chiaro, ci lascerà le penne.

L’amante Louise (Simona Brown), madre separata che lavora nello studio di uno psichiatra, non lascia presagire grandi metamorfosi caratteriali. Non ci si aspetta da lei, insomma, che metta a bollire conigli come l’affascinante collega Alex Forrest nel cult anni Ottanta “Attrazione fatale”. Dietro i grandi occhi neri di Louise non sembra nascondersi alcuno scompenso psichico. La donna è unicamente animata dall’ingenuo e lecito desiderio di ricominciare, con leggerezza se necessario, a vivere.

Lo psichiatra David Ferguson (Tom Bateman) è il nuovo capo di Louise. Quando i due si incontrano in studio la frittata è stata già fatta: un incontro casuale, un mare di risate, un bacio. Saggezza vorrebbe che si mettesse una bella pietra sopra sull’accaduto, che non si mescolassero lavoro e vita privata, che un bacio restasse il congedo di un’allegra serata di cocktail e sguardi trasognati. Cosa d’alta magia, però, fermarsi in tempo. E mentre tutto sembrerebbe suggerire a Louise di darsela a gambe, mentre il torbido ménage familiare di David e Adele (Eve Hewson) lentamente la inghiotte, mentre a viaggiare su due binari paralleli sono le relazioni con il marito e la moglie, l’uno chiaramente ignaro della presenza dell’altro nella vita della giovane segretaria, Louise, David e Adele non si fermano. Magneti, bombe destinate presto o tardi a scoppiare.

Adele, intanto, dipinge boschi nella stanza, conta le dita delle mani e viaggia con la mente. Al presente da reclusa ribatte un passato non esattamente definito, ma senz’altro gremito di sogni: un centro presumibilmente di salute mentale, il verde, un amico speciale. 

Nei primi quattro episodi si assiste al dramma di Louise assumendo il suo punto di vista. La si vorrebbe sottrarre alla prevedibile catastrofe, tuttavia non si comprende se a muovere le fila del gioco perverso tra moglie, amante e marito sia l’indecifrabile David o la dissennata disperata Adele. 

Nell’ordito di passato e presente, rinforzato da un’equilibrata regia e da cambi di registro che un minimo temperano la sovrabbondanza del minutaggio, sbucano poco per volta visioni oniriche e scenari soprannaturali. La mente umana, del resto, sa generare mostri. Lo spettatore, almeno fino agli ectoplasmi, si persuade di aver scelto un thriller e, presto o tardi, di poter tracciare una linea di demarcazione netta tra i buoni e i cattivi della storia. 

In che misura fosse “spiazzante”, come da presentazione, la miniserie lo si comprende solo nell’ultimo episodio, quando subentra nientemeno che la trasmigrazione delle anime. Una sterzata brusca e ci si addentra nel paranormale. Fastidio? No. Semplicemente non te l’aspettavi.

Certo è che, in virtù di questa prodigiosa staffetta tra individui, una miniserie potrebbe comodamente divenire una serie di dieci stagioni. Non più spiazzante – s’intende – tuttavia godibile. 

Tra i pregi da riconoscere a “Dentro i suoi occhi” un valido cast capace di dar voce alle ossessioni, con l’ambiguità necessaria a non declinarne con precisione le peculiarità. Valore aggiunto l’ambientazione anglo-scozzese. Pregevole la colonna sonora. Niente musiche originali: solo brani selezionati con cura. Tra gli altri, “I know places” di Lykke Li e “Mr. Sandman” di SYML. Perfetti entrambi per apprestare e scortare la virata verso l’ultimo sguardo, quello sì inquietante, di Louise.

Ménage à trois presto dimenticato. Banale, del resto. Abusato. Come non condividere pertanto la scelta di inquietare con effetti speciali a un passo dai titoli di coda? Così che, tra incubi notturni e forze oscure, si approdi a quel soprannaturale che nel 2021 è certamente più inquietante dell’infedeltà senza amante in stile Glenn Close. 

Consigliato? Certo. Come quei prodotti da paghi uno prendi due: thriller e horror insieme.  

Giusi Arimatea
Giusi Arimatea è giornalista e critico teatrale iscritta all’ANCT. La sua formazione umanistica si pone al servizio d’ogni esplorazione e lavoro in ambito artistico-culturale. Nel settore giornalistico (cartaceo e online) si occupa prevalentemente di teatro, cinema, letteratura, arte, cronaca e sport. Prolungamento accademico specifico dei settori cinematografico e teatrale sono i percorsi di sceneggiatura, scrittura per corti e drammaturgia. Ha scritto saggi storici, testi per il teatro, soggetti, sceneggiature, dialoghi di cortometraggi e film.

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