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RICCARDO MUTI IN STREAMING DA PALERMO

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Non poteva che concludersi in Sicilia la tournée, organizzata da Ravenna Festival, che ha visto Riccardo Muti e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini attraversare la penisola da nord a sud. Dopo gli appuntamenti registrati a Bergamo e Napoli, già disponibili per lo streaming gratuito, dalle ore 11 di domenica 28 marzo sarà online il concerto al Teatro Massimo di Palermo.

In questa città il cui patrimonio e la cui bellezza nascono all’incontro e stratificarsi di culture, Muti e la sua Orchestra hanno rinnovato la propria missione per la musica e i teatri italiani, contribuendo a tenere virtualmente aperte le porte del Massimo con un programma che include la Sinfonia n. 3 di Franz Schubert e la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák, vero e proprio sguardo sul futuro. In collaborazione con RMMUSIC, il concerto sarà disponibile per trenta giorni su ravennafestival.live, su ansa.it nell’ambito del progetto “Ansa per la cultura” e sulla web TV del Teatro a cui si accede dalla homepage teatromassimo.it.



Muti, a cui Palermo conferisce la cittadinanza onoraria per l’impegno nel diffondere i valori della pace e della comunione fra i popoli attraverso il linguaggio universale della musica, ha scelto di includere in programma una storia di integrazione sociale e culturale. Nella città che in sé concilia una miriade di passati – fenicio, romano, bizantino, arabo, normanno… – la Cherubini ha eseguito la Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 che Dvořák concepì dopo essere diventato, su invito della mecenate Jeanette Thurber, direttore del Conservatorio di New York, una delle prime scuole ad ammettere donne e afroamericani. A contatto con lo sterminato repertorio spiritual e dei nativi, il compositore unì due patrimoni popolari, quello boemo e quello americano. Schubert compose invece la Sinfonia n. 3 in re maggiore D 200 nel 1815 pochi mesi dopo il proprio diciottesimo compleanno. Di quest’opera, germogliata tra una messe incredibile di Lieder (quasi 150 quell’anno), saltano subito all’orecchio la vena cantabile e la freschezza dell’invenzione melodica che si dispiegano dopo l’inquieto Adagio introduttivo. 

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