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Cultura, Musica

Conservatori di musica, il futuro deve passare dai giovani

Tempo di lettura: 5 minuti

I conservatori e le scuole di musica in Italia sono uno dei luoghi più importanti che testimoniano il legame che unisce il mondo della formazione a quellodello spettacolo. Una relazione di fondamentale importanza per il benessere del nostro patrimonio culturale.

Ne parliamo insieme a Giorgio Girelli, Segretario generale della Conferenza nazionale dei Presidenti dei Conservatori di musica AFAM (Istituzioni di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, riconosciuta dal MIUR) e a Egidio Bernava, Presidente Unione regionale AGIS Sicilia e Presidente del Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina.

Qual è il ruolo della conferenza dei conservatori e qual è il ruolo oggi del conservatorio musicale in un ambito più largo che può confinare e confina con lo spettacolo dal vivo, asse portante dell’AGIS?

GG: Ringrazio molto per questo invito e mi compiaccio anche per l’attività che svolge l’ente molto qualificato e molto importante, sia da un punto di vista culturale che amministrativo per il settore.
Per quanto riguarda la Conferenza Nazionale dei Presidenti, direi prima di tutto che siamo in presenza di un organo che come dice la norma ausiliario della pubblica amministrazione. Quindi potenzialmente le facoltà e gli adempimenti possono essere molto vasti e ampi, poi tutto com’è sempre rapportato alla disponibilità di capitale umano e di sforzo ad operare e anche alle disponibilità finanziarie che possono o non possono esserci.
Da questo punto di vista noi siamo ancora molto all’inizio, ma non è escluso che in futuro la Conferenza possa affrontare argomenti e temi più complessi, connessi all’insegnamento, all’organizzazione delle attività musicali o di spettacolo, e coadiuvare anche le strutture ministeriali ad essere più penetranti in campi molto rilevanti che purtroppo, per essere numericamente esigui, non sempre sono oggetto della dovuta attenzione.
È un organo che potrebbe operare ad ampio raggio per rendere un servizio agli stessi presidenti che si avvicendano tra loro, per aiutarli a tramandare quell’insieme di conoscenze ed esperienze della materia e per fare in modo che lo stesso istituto possa funzionare al meglio
.

Giorgio Girelli

Ultimamente si è dibattuto riguardo al tema del calo delle iscrizioni ai conservatori e alle scuole di musica in Italia, che sono calate rispetto al numero che si registrava prima della pandemia. Da cosa deriva questo fenomeno? Cosa frena i giovani dal voler investire nella carriera musicale?

GG: Quanto al numero degli studenti è un problema fino a un certo punto. Faccio un esempio: a Pesaro qualche anno fa c’erano 1300 studenti, oggi sono 700. Questo è il numero, per quanto riguarda la città di Rossini, adeguato, in quanto con un numero eccessivo comporta maggiori strutture, esigenze, docenti e non sempre a livello adeguato a quelle che può essere la richiesta.
Il mondo attuale non è dei più brillanti, perché Orchestre di grande rilevanza hanno chiuso e perché le risorse finanziarie in tanti comparti sono purtroppo diminuite. Questo può essere un fattore che determina un avvicinamento inferiore a questo tipo di disciplina.
Per questo è importante che si tenga sempre conto del numero adeguato di studenti che si iscrivono ai conservatori, in quanto dobbiamo essere in grado di garantire poi loro di avere uno sbocco professionale e di poter permettere loro di continuare in questa direzione
.

Giorgio Girelli

EB: Il problema degli sbocchi è un punto di fondamentale importanza. All’Arcangelo Corelli di Messina ci sono quasi 1000 studenti per 120 professori, più 40 amministrativi. In quest’ottica la scuola diventa una struttura equiportante. Ci chiediamo, allora: qual l’obiettivo dei nostri studenti?
Non è solo studiare e suonare per l’amore della musica, ma perché credono di avere un futuro. 
Quanti ragazzi entreranno nelle orchestre da precari?
Il punto è che le istituzioni non danno una risposta a una condizione lavorativa di questi ragazzi. Non danno una risposta o una speranza che la formazioni porti a una stabilizzazione del loro lavoro. Parte di questi ragazzi continua nella didattica, ma la parte che continua a insegnare da precari, da professori a tempo determinato e indeterminato, nel mondo dell’AFAM è sempre una percentuale molto striminzita.

Egidio Bernava

C’è anche il problema della fuga dei nostri musicisti o direttori d’orchestra, che spesso trovano più occasioni all’estero che in Italia.

GG: Non va trascurato che il settore mantiene sempre una sua certa valenza. Qualche giorno fa si è svolto al Ministero degli Esteri un convegno, promosso dallo stesso Ministro, con la partecipazione del Ministro del Turismo e dell’Istruzione. Si trattava di verificare l’attuabilità del progetto PNRR “Turismo delle radici”, relativo al turismo di ritorno degli italo discendenti nei paesi di origine. È stato chiamato anche il nostro ministro Sangiuliano, perché anche la musica è un fattore di attrazione e di ritorno. Ed è un punto di forza, perché va considerata la straordinaria capacità attrattiva dei nostri conservatori e delle nostre scuole. Non solo per gli studenti italiani ma anche per gli studenti all’estero.
È un comparto che ha la sua validità e una forte capacità di imporsi nell’ambito culturale e musicale, nazionale e internazionale.

Giorgio Girelli

Eppure con le riaperture dei teatri e delle sale da concerto abbiamo visto come il pubblico abbia voglia di ritornare a sentire musica. Il settore quindi continua a imporsi come un grande punto di forza del nostro paese.

EB: Erroneamente si pensa che la musica classica e la musica sinfonica, si contrappongano a quella che è la musica “leggera”, che si chiama così solo in Italia. Nel resto del mondo si chiama “pop” music, ed è una musica che fa sua degli insegnamenti della musica classica, e viceversa.
Bisogna raccontare al pubblico cos’è l’opera, che cosa funziona attorno all’opera e alla musica. E bisogna raccontare ai bambini, delle elementari e delle medie, la bellezza della musica, anche facendolo passare come un gioco. Se noi non operiamo anche a largo spettro, pur con la nostra categoria che è l’AGIS, in un’educazione musicale diversa, mancherà non solo lo studente ma anche quello che per noi è l’obiettivo principale: il pubblico
.

Egidio Bernava

GG: C’è anche un altro fattore che ci riguarda come cittadini italiani.
Mentre siamo eccellenti nel campo della musica classica, della lirica e della nostra tradizione culturale, chi viene in Italia si accorge che in realtà gli italiani non è che poi siano molto propensi all’ascolto e alla frequentazione dell’opera lirica. Quello che manca, in questo senso, è un’educazione che cominci proprio dalle scuole, dalle elementari, con un approccio conoscitivo e di amore per la musica.
Sicuramente anche questo aspetto verrebbe ridimensionato.
Questa patria del canto è paradossale che non trovi poi un riscontro nei suoi concittadini
.

Giorgio Girelli

In quale direzione auspica che si vada per i nostri conservatori e scuole di musica?

EB: Quello che auguro a mio nipote e ai nostri giovani è di scoprire la bellezza dello stupore. Di stupirsi: sentendo la musica, ammirando un panorama, guardando un film. È importante, in un momento come questo, non perdere la bellezza dello stupore. Pensare che non esiste solo il metaverso e il metatempo, ma anche quella realtà spontanea, una realtà che viene dettata da altri.
Quello che auguro a mio nipote è di svegliarsi una mattina e dire: “è bello sentire la musica mentre sorge il sole”. Io ancora lo faccio. E noi non saremmo qui a essere innamorati di quello che facciamo e diciamo se non avessimo la volontà di rinnovarci. E la musica è l’unico linguaggio mondiale, in un momento di crisi, di guerra, di morte e di atrocità, la musica continua a essere l’unico strumento per parlare con gli altri e con sé stessi
.

Egidio Bernava

GG: Bisogna essere in grado di proporre e sottolineare questa funzione di collegamento tra diversissime realtà della musica.
Abbiamo avuto a Pesaro una delegazione, per due anni, di dodici studenti nord coreani. Con tutta la particolarità e le procedure molto strette e di attenzione. Però il collegamento c’è stato e io sono stato molto contento, siccome avevamo anche diversi studenti della Corea del Sud. Quando c’è stata la conclusione, ho inviato l’ambasciatore della Corea del Nord, e lui è venuto e si è trattenuto con tutti gli studenti. È questa la bellezza della musica, ma per scoprirla bisogna cominciare dall’inizio, dalla scuola
.

Giorgio Girelli
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