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Festival, Interviste

Umbria Jazz: tra sviluppo locale e dimensione globale

Tempo di lettura: 5 minuti

Intervista al Presidente Gian Luca Laurenzi

Lina Di Lembo, per Notizie di Spettacolo, ha incontrato Gian Luca Laurenzi, presidente della Fondazione di Partecipazione Umbria Jazz.

L’occasione – la conferenza stampa conclusiva di questa edizione di Umbria Jazz 2022– è stata il pretesto per una discussione a tutto tondo sui progetti futuri della rassegna, ma anche per tracciare una panoramica dello stato del mondo della cultura all’indomani dell’emergenza pandemica.

LDL: Con quali idee e quali prospettive riparte Umbria Jazz?

GLL: La prospettiva di Umbria Jazz a brevissimo termine è semplice: il prossimo anno festeggeremo il cinquantesimo anniversario.

Il nostro direttore artistico, Carlo Pagnotta, sta già lavorando alla prossima edizione; un’edizione che sarà all’altezza della nostra storia e di un evento da celebrare come il cinquantesimo, in cui avremo ancora una volta grandi ospiti internazionali.

Abbiamo l’orgoglio di essere grandi, ma anche la consapevolezza che ogni anno ci sono grandi aspettative nei nostri confronti: ogni anno sappiamo di dover essere all’altezza dell’anno precedente.

Gian Luca Laurenzi

LDL: Umbria Jazz ha una storia molto importante alle spalle e uno standard qualitativo molto elevato, sia per quel che concerne la qualità degli eventi, sia dal punto di vista dei numeri realizzati. Parliamo di numeri, che sono l’espressione concreta della ricezione del pubblico e del successo di un’edizione; un successo che poi si ripercuote anche nella stessa economia turistica della città.

GLL: I numeri di Umbria Jazz sono quelli che alla fine qualificano l’edizione. Quest’anno abbiamo venduto oltre 27.000 biglietti.

Se a marzo mi avessero prospettato un simile risultato, non ci avrei creduto. Sapevamo che l’edizione di quest’anno sarebbe stata completa, ma ci aspettavamo un’affluenza più bassa – nonostante l’ottima line up -, per una serie di ragioni, tra cui la crisi economica. Invece ci siamo resi conto del valore del brand di Umbria Jazz: vendere più di 27.000 biglietti, in un’estate ricchissima di grandi eventi è, in questo senso, estremamente significativo.

Ci siamo resi conto che Herbie Hancock inserito nel cartellone di Umbria Jazz vende più di Herbie Hancock fuori dalla manifestazione, così come Diana Krall, per restare sul piano dei grandi nomi: questo è il valore del nostro brand.

Quest’anno abbiamo dato un’offerta ulteriore rispetto agli altri anni: oltre i consueti stage ai Giardini Carducci, gli eventi di Piazza IV novembre e L’Umbria Jazz club di Via della viola, abbiamo creato la Swing area a Piazza Matteotti, che ha avuto un successo strepitoso. Pertanto ritengo che gli albergatori siano contenti. Ho giusto letto un’intervista a questo proposito al dottor Fittuccia di Feder Alberghi Umbria, il quale si dichiarava molto soddisfatto.

LDL: A testimonianza che la cultura genera un circolo virtuoso che produce anche un importante indotto economico. Attraverso Umbria Jazz si mette in moto un turismo culturale fondamentale per Perugia, e che ha reso la città un riferimento sotto questo profilo.

GLL: Su questo sono abbastanza integralista. La cultura, a mio avviso, dovrebbe essere la prima impresa italiana: in una nazione di città d’arte, di borghi, di enogastronomia, la cultura è fortemente attrattiva.

Per me Perugia dovrebbe avere un grande evento a settimana. Purtroppo, per tanti anni la cultura è stata considerata una sorta di parente povera: forse perché noi italiani abbiamo talmente tanto da offrire che non ci siamo neppure preoccupati di promuoverlo, di fare marketing. Occorre fare cultura, sì. E occorre saperla diffondere, farla conoscere, renderla fruibile.

LDL: Si sente, in tutto il settore, la necessità di investire sempre più nel marketing e nell’internazionalizzazione. A questo proposito: quanto conta per una manifestazione come Umbria Jazz essere inserita in un network composto da istituzioni e realtà differenti, come ad esempio Agis e Italiafestival, nei termini di confronto e di proiezione esterna e, appunto internazionale, della propria realtà?

GLL: Se consideriamo le dimensioni di Umbria Jazz, si potrebbe pensare di poter fare da soli, senza aderire ad alcuna rete. Ma questa sarebbe una visione miope: da soli non si va da nessuna parte.

Noi dovremmo avere un sistema, a partire dal sistema Paese, per cui sia sistematico e agevolato il network, da Umbria Jazz sino a un piccolo festival locale. Tutti condividiamo, anche se in scale diverse, le stesse esigenze e gli stessi problemi.

Mi ricollego al tema della promozione. Il Louvre e tutta la Francia hanno creato un impero culturale attraverso il marketing sulla Gioconda. La Gioconda non è l’unica attrazione del Louvre, né forse la più bella. Ma col marketing, la Gioconda ha potuto spingere l’intero comparto. Noi italiani di “Gioconde” ne abbiamo in numero sterminato, e su ognuna potremmo imbastire grandi azioni di marketing. Ecco, secondo me Agis e Italiafestival hanno sicuramente un ruolo fondamentale come rete tra le diverse realtà, ma svolgono anche la funzione di rappresentare e far capire alle istituzioni che le realtà con potenziale devono essere sostenute e promosse. A questo servono le aggregazioni.

LDL: Negli anni Umbria Jazz ha mostrato una vera vocazione all’educazione e al bello, partecipando attivamente alla creazione e alla formazione di un pubblico – un tema fondamentale per il mondo della cultura – su cui occorrerebbe investire. A questo proposito Umbria Jazz ha ormai da anni avviato diversi progetti educativi e formativi come Umbria Jazz 4 (for) kids, ma anche importanti collaborazioni con Università e Conservatori.

GLL: Qualcuno mi ha detto che con UJ4kids noi stiamo formando il nostro pubblico del futuro. Era una battuta, ma è anche la realtà. Con il gioco anche i bambini possono avvicinarsi alla musica, riconoscere la qualità di esecuzione, appassionarsi. Se anche un solo bambino attraverso UJ4kids si avvicinasse alla musica e allo studio di uno strumento, noi avremmo raggiunto il nostro obbiettivo.

Il percorso che sogniamo per “creare” un musicista Jazz si potrebbe sintetizzare in UJ4kids, diploma al Conservatorio, le nostre Umbria Jazz Clinics in collaborazione con la Berklee School of Music di Boston, il “Conad Contest” per arrivare ad esibirsi in uno dei nostri stages.

Noi abbiamo fatto crescere il movimento del jazz. I più grandi jazzisti italiani – ne cito solo tre: Paolo Fresu, Danilo Rea e Stefano Bollani, si sono esibiti sui nostri palchi quando erano sconosciuti: adesso sono professionisti di altissimo livello e famosissimi in tutto il mondo. Noi siamo felici di questo, ma vogliamo che dietro i grandi nomi ci sia una nuova generazione, una scena attiva e importante.

Opera di Massimo Boccardini

LDL: Mi auguro, a titolo personale, di vedere Umbria Jazz sempre più spesso anche fuori dai confini di questa verdissima e meravigliosa terra, anche nella prospettiva di tournée, co-produzioni e collaborazioni con altre realtà.

GLL: Prima della pandemia avevamo progetti in Cina, Sudafrica, Giappone e Australia. Purtroppo con la crisi sanitaria questi progetti sono andati in fumo, ma adesso speriamo di ricominciare a tirare le fila e poter riprendere i discorsi che si sono interrotti. L’importante è che non vi sia una recrudescenza della pandemia.

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